Violenza sessuale su minore consenziente con precedenti rapporti
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Articolo del 21/02/2006 Autore Dott.ssa Elena Salemi Altri articoli dell'autore


La violenza sessuale è di minore gravità se commessa su minore che ha già avuto rapporti
Una prima impressione sulla sentenza della Corte di Cassazione, III sezione penale, n. 6329/2006.


In un'epoca in cui si vantano grandi progressi nella conquista di molteplici principi civiltà giuridica, “il diritto vivente” fa un passo indietro, riportandoci alle più antiche concezioni maschiliste della storia.

Non è un film dell'orrore, ma la sconcertante sentenza della Corte di Cassazione, che in questi giorni ha suscitato polemiche e sconvolto giuristi, politici e opinione pubblica.

I giudici della III sezione penale, con la sentenza n. 6329/2006, sono stati chiamati a decidere se gli abusi di un quarantenne, nei confronti della figlia quattordicenne della sua convivente, costituiscano o meno “fatto di minore gravità” ai sensi dell'art. 609 bis , ultimo comma.

La vicenda si svolge nel distretto della Corte d'Appello di Cagliari.

In un quartiere degradato, una ragazzina riceve le molestie del suo patrigno, un uomo con un passato di tossicodipendente, che la insidia ripetutamente e che ottiene di avere con la stessa un rapporto orale.

La protagonista di questa squallida storia, infatti, si rifiuta di avere rapporti sessuali completi, in quanto l'uomo è un soggetto a rischio.

La storia si conclude con una denuncia da parte della ragazzina.

Così la drammatica vicenda si trasforma in un caso giudiziario , nel quale una sola è la verità: quella processuale.

La Corte d'Appello di Cagliari condanna l'uomo alla pena di anni tre e mesi quattro di reclusione.

Il patrigno, però, non accetta la sentenza e ricorre in Cassazione.

I giudici della Suprema Corte hanno annullato la sentenza con rinvio, in quanto la minore, vittima della violenza sessuale, aveva intrattenuto rapporti sessuali con uomini di ogni età, già a partire dai tredici anni.

Conseguentemente, al momento dell'incontro con il patrigno, la sua personalità sotto l'aspetto sessuale era molto più sviluppata, rispetto ad una ragazzina della sua età.

I giudici, inoltre, facendo propria la verità processuale prospettata dall'uomo, hanno ritenuto che il rapporto “era pienamente condiviso dalla minore, che ne aveva scelto le modalità”.

La ragazzina, infatti, ad un rapporto sessuale completo aveva preferito, in via cautelativa, vista la situazione di rischio del patrigno, un rapporto orale.

Nella sentenza in epigrafe, purtroppo, viene del tutto trascurata la circostanza che si trattava di una ragazzina appena quattordicenne, vittima del contesto di degradazione sociale in cui viveva e di un patrigno che ha pur sempre abusato di lei.

Viene, tra l'altro, ignorato l'art. 609 quater c.p. , rubricato “Atti sessuali con minorenne”, il quale prevede la punibilità di colui che compie atti sessuali con un soggetto che al momento del fatto “non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l'ascendente, il genitore adottivo, il tutore , ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia con quest'ultimo, una relazione di convivenza”

I giudici, inoltre, hanno dimenticato che una violenza sessuale è sempre gravissima, indipendentemente dalla circostanza che la vittima sia illibata o meno.

La Corte di Cassazione, secondo molti, avrebbe fatto dunque scempio della legge sulla violenza sessuale , commettendo essa stessa violenza sul diritto alla dignità personale, uno dei principi più nobili del nuovo stato di diritto.


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