Bond argentini dopo le sentenze di Venezia e Mantova
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Articolo del 24/03/2005 Autore Dott. Andrea Azzalin Altri articoli dell'autore


Rimangono ancora molti dubbi per i sottoscrittori di bond argentini che non hanno aderito all'Offerta di Scambio (SWAP) dello Stato argentino. Fino al 25 febbraio 2005, infatti, era possibile scambiare le obbligazioni con altre di nuova emissione e che, a seconda delle varie tipologie (par bonds; discount bonds), consentivano un recupero del trenta per cento di quanto inizialmente investito in un considerevole arco di tempo (addirittura, si può arrivare al 2038!). Per chi non ha aderito, appunto, a tale offerta, rimane il dubbio circa le opzioni disponibili per un possibile recupero di quanto investito.
Vi sono, infatti, due sostanziali comportamenti che hanno caratterizzato tali sfortunati investitori. Da una parte, coloro i quali rimangono profondamente scettici di fronte ad ogni proposta o azione di recupero, che li ha portati ad accettare la perdita della somma investita, mentre dall'altra, cresce il numero di coloro i quali sono convinti di poter essere “risarciti” attraverso un azione giudiziaria. Per questi ultimi il problema è valutare la convenienza di una tale azione cercando, se possibile, di non trovarsi a perdere altri soldi inutilmente. A tal proposito, negli ultimi mesi, non di rado si sentono citare le sentenze dei Tribunali Venezia, del 22 novembre 2004, e di Mantova, del 12 novembre 2004, quasi a prova che la strada del recupero è percorribile con una certa sicurezza, ma è chiaro che la vicenda risulta essere assai più complessa.
Se è vero, infatti che i Giudici appena menzionati, hanno già indicato delle “strade maestre”, per così dire, da seguire nel ragionamento giuridico, eventualmente adottabile per la costruzione dell'azione giudiziaria, è altrettanto vero che le stesse presentano alcuni limiti.
Innanzitutto entrambe le sentenze, che ricordiamo essere di primo grado e per le quali è assai probabile un successivo grado di giudizio, costruiscono gran parte del ragionamento, nella parte motiva al provvedimento, sul D.lgs. 24 febbraio 1998 n. 58 (Testo Unico delle disposizioni in materia di Intermediazione Finanziaria, ai sensi degli articoli 8 e 21 della legge 6 febbraio 1996 n. 52, noto anche con l'abbreviativo TUIF) e sul conseguente regolamento di attuazione CONSOB 1 luglio 1998 n. 11522. Tali normative sono state poste in evidenza onde valutare il comportamento, tenuto dagli istituti di credito, nella fase di sottoscrizione delle obbligazioni ed, in particolare, per valutare se le stesse sono state diligenti nell'osservare l'obbligo d'informare i propri clienti circa il rischio connesso a tali investimenti. Da quì, ritenute le suddette norme come imperative, si è potuto richiamare l'art. 1418 c.c. (Cause di nullità del contratto) e, quindi, dichiarare la nullità del contratto sottoscritto perché contrario a norme imperative, con conseguente restituzione del denaro versato (il maggior danno va provato). Tale ragionamento, in questa sede estremamente sintetizzato, porta a tranquillizzare coloro i quali ritenevano di non essere ancora in tempo per procedere ad una azione giudiziaria, in quanto la nullità del contratto può essere fatta valere escludendo problemi circa la prescrizione. Ancora, sono stati esclusi problemi relativi alla produzione di materiale probatorio, dato che è stato ritenuto onere della Banca-intermediario dare la prova positiva di aver dato informazioni idonee ad informare il cliente circa il rischio dell'investimento. Non sono sorti problemi, quindi, se all'interno del contratto vi erano frasi tipo “.. avendo i clienti ricevuto adeguate informazioni in merito ai rischi connessi allo strumento finanziario in oggetto..”, in quanto considerate dal Giudice clausole d'uso non sufficienti a dimostrare l'effettiva informazione offerta. A calmare gli entusiasmi attorno alle citate sentenze, vi sono però alcune indispensabili considerazioni. E' chiaro, infatti, che se in diritto è stato tracciato questo percorso, è vero anche che lo stesso dovrà trovare riscontro nel caso specifico che di volta in volta il legale si troverà a valutare. Gli elementi in fatto considerati dal Giudicante eventualmente chiamato a valutare il caso di specie, infatti, spazieranno dall'età degli investitori, alla provata loro conoscenza del mercato finanziario e, quindi, alla presenza o meno di moduli o altro materiale nei quali l'investitore ha fornito informazioni all'istituto di credito in tal senso ( vedi sull'argomento quanto indicato dal regolamento 11522/98 circa il cosiddetto “know your customer rule”), fino a considerare l'entità dell'investimento, e ad ogni altra circostanza rivelatrice di un comportamento poco diligente dell'intermediario finanziario e ciò sia alla luce di quanto indicato dall'articolo 1176 c.c. (Diligenza nell'adempimento), che di quanto disposto dal D. lgs. 58/98 e dal suo regolamento di attuazione. Sarà quindi utile, per risolvere i propri dubbi, sottoporre al proprio legale il caso specifico al fine di far valutare dallo stesso gli elementi in esso presenti o mancanti. Si consideri, infine, la possibilità di recuperare, in via stragiudiziale, una parte di quanto investito, attraverso un accordo transattivo. E' in realtà la via più auspicabile, in quanto presenta i notevoli vantaggi dell'immediatezza e della certezza di quanto recuperato.
Dott. Andrea Azzalin
praticante avvocato

azzalo@tin.it
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