Legittimità costituzionale degli artt. 467 e 468 c.c.
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Articolo del 03/02/2006 Autore Dott.ssa Elena Salemi Altri articoli dell'autore


Legittimità costituzionale degli artt. 467 e 468 c.c.:
la Corte Costituzionale con ordinanza n. 15 del 20 gennaio 2006 ha ritenuto legittima l'esclusione del coniuge superstite dalla successione per rappresentazione.

La Corte Costituzionale , con ordinanza n. 15 del 20 gennaio 2006, ha ritenuto conformi ai principi costituzionali gli artt. 467 e 468 c.c..

Tali norme, collocate nel capo IV del Titolo I del libro II del codice civile, dedicato alle successioni-capo intitolato per l'appunto “della Rappresentazione” - non annoverano il coniuge tra i soggetti legittimati a succedere per rappresentazione.

Premesso che la rappresentazione è l'istituto giuridico per il quale:

- “i discendenti legittimi e naturali” subentrano “nel luogo e nel grado del loro discendente” , in tutte quelle ipotesi in cui detto discendente non voglia ovvero non possa accettare l'eredità od il legato ed il testatore non abbia provveduto a sostituirlo con un altro soggetto;

- fermo restando che non si tratti di legato di usufrutto o di altro diritto di natura personale;

il Tribunale di Reggio Calabria, durante un procedimento vertente su diritti successori, ha sollevato la questione di legittimità costituzionale in relazione agli art. 467 e 468 c.c..

In particolare, il medesimo Tribunale ha ritenuto che tali norme fossero costituzionalmente illegittime in riferimento all'art. 3 cost. per le seguenti ragioni:

1) in via principale, nella parte in cui non prevedono che il coniuge di colui che non possa o non voglia accettare l'eredità sia capace di succedere per rappresentazione;

2) in subordine, nella parte in cui le stesse norme non prevedono la capacità di succedere per rappresentazione del coniuge di colui che non possa o non voglia accettare l'eredità, nel caso in cui non vi siano figli legittimi, legittimati, adottivi o naturali del defunto.

Il caso che ha dato origine alla questione de quo è quello di una donna, alla quale è stato negato l'accesso alla successione della suocera, in quanto il marito era premorto alla madre.

L'aspetto più dolente per la signora è che, non essendovi prole, alla successione del marito erano stati chiamati anche la suocera ed il fratello.

Conseguentemente, nell'eredità della suocera erano compresi anche i beni del marito.

La Corte Costituzionale ha dichiarato la manifesta inammissibilità della questione , deludendo le aspettative della protagonista del caso e di quanti si trovano nella medesima situazione.

Nella motivazione dell'ordinanza , il Giudice delle leggi pone, in primo luogo , l'accento sull'interesse tutelato dalle norme, della cui legittimità si discute.

Se, tradizionalmente, la rappresentazione aveva la finalità politico-sociale di tutelare la famiglia del de cuius, col passare del tempo tale funzione è mutata, poichè non è più tutelato l'interesse del nucleo familiare del defunto, quanto piuttosto la stirpe del mancato successore.

A codesta evoluzione ha contribuito, prima ancora che la riforma del diritto di famiglia, una pronuncia della stessa Corte, risalente al 1969.

Con la sentenza n. 79 del 1969, infatti, è stata dichiarata la illegittimità costituzionale dell'art. 467 c.c. nella parte in cui non considerava capace di succedere per rappresentazione il figlio naturale di colui il quale era figlio o fratello del de cuius e, non potendo o non volendo accettare l'eredità, era privo di discendenti legittimi.

La riforma del diritto di famiglia ha, addirittura, superato tale sentenza, equiparando la posizione dei figli naturali a quella dei figli legittimi e includendo, pertanto, i primi tra le categorie di successibili per rappresentazione, pur in presenza dei secondi.

In secondo luogo , la Corte Costituzionale analizza la posizione del coniuge supersiste dopo le innovazioni apportate dalla legge 151/1975.

Secondo la stessa Corte, nonostante dopo tale legge di riforma, il coniuge nel caso di successione legittima o necessaria, sia stato equiparato ai successibili legati al defunto da un rapporto di discendenza e, conseguentemente, è stato eliminato l'istituto dell'usufrutto a suo favore, vi sono molte norme che continuano a porre il figlio in una posizione privilegiata.

Alla luce del contesto normativo, pertanto, non vi può essere disparità di trattamento, rispetto al figlio, nel caso di esclusione del coniuge superstite dalla successione per rappresentazione.

Ciò in quanto il potere di costituire un'autonoma e nuova classe di successibili spetta soltanto al Legislatore.

La circostanza che il coniuge superstite sia stato annoverato nella categoria dei legittimari e dei successibili, non implica assolutamente, che lo stesso venga ricompresso tra quei soggetti capaci di succedere per rappresentazione.

Esistono diverse possibilità di scelta e i gli interessi in gioco possono essere bilanciati in modo diverso.

Tale valutazione secondo, la Corte , esula dalle sue competenze e spetta alla discrezionalità legislativa.


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