Esame di avvocato: parere svolto. Comodato concesso dal terzo
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Articolo del 17/12/2005 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia di Diritto Civile tratta dal Corso on line Overlex , tenuto dall'avv. Luigi Viola , per la preparazione all' esame di avvocato 2005
(Traccia n.22-bis assegnata in data 15-11-2005)


TRACCIA DI DIRITTO CIVILE:

Tizio e Caia sono sposati da circa 10 anni ed hanno un figlio;i coniugi vivono in una casa concessa in comodato dai genitori di Tizio.
Tizio e Caia si separano e l'unico figlio Sempronio viene affidato alla madre.
I genitori di Tizio non vogliono che Caia continui a vivere nella casa di loro proprietà, soprattutto a seguito della separazione dal figlio Tizio.
I genitori di Tizio si recano da un legale.

Il candidato, assunte le vesti del legale, rediga motivato parere.


SVOLGIMENTO DELLA DOTT.SSA ALESSANDRA SCOTTO

Ai fini della redazione di parere motivato circa il caso in questione, è necessario analizzare il contratto di comodato di cui all'art.1803 c.c., e successivamente, l'effetto che esso ha, a seguito di separazione dei coniugi, sul provvedimento di assegnazione del bene in favore di uno dei coniugi da parte del giudice.

Il comodato ex art.1803 c.c. è un contratto reale essenzialmente gratuito, che trae la sua ragion d'essere da rapporti di condiscendenza e di fiducia.

Il comodato c.d. precario, è quel contratto senza determinazione di durata, con il quale il concedente ha la facoltà di chiedere la restituzione del bene in qualsiasi momento secondo l'art.1810 c.c.

Il legislatore non ha previsto, ai fini della sua perfezione una forma specifica, tant'è che la giurisprudenza afferma che tale contratto può essere concluso verbalmente anche se eccede il novennio.

E' configurabile il comodato di una casa per consentire al comodatario di alloggiarvi per tutta la vita, senza che ciò debba ravvisare un contratto costitutivo di un diritto di abitazione, con conseguente necessità di forma scritta ad substantiam.

Di conseguenza, una volta stipulato il contratto di comodato, nel caso in questione di quello precario, esso attribuisce al comodatario lo ius detentionis fino a quando il comodante non chiede la restituzione della cosa. La disponibilità del bene, per tolleranza del proprietario, è caratterizzata dall'animus in chi la concede, di conservare tutte le facoltà connesse alla sua qualità di proprietario, e dalla consapevolezza, in chi la consegue, della inidoneità della concessione a far sorgere a suo favore un qualsiasi potere in contrasto con quello del permittente.

Per quanto riguarda il caso in questione, i genitori di Tizio, hanno concesso in comodato l'utilizzo di una propria abitazione al figlio e alla nuora Caia. Si tratta di un comodato precario, in quanto entrambe le parti, al momento della conclusione del contratto, non hanno stabilito un termine di scadenza.

Secondo quanto prevede l'1810 c.c., nel caso in cui sia stipulato un contratto di comodato senza determinazione di durata, il comodatario è tenuto a restituire il bene non appena il comodante lo richieda.

Orbene, nel caso in questione, i genitori di Tizio hanno concluso con i coniugi Tizio e Caia un contratto di comodato precario, senza determinazione di durata. Il termine, secondo il legislatore, può essere espresso o può risultare dall'uso cui la cosa comodata è destinata.

Il godimento di un comodato di un immobile, adibito ad abitazione, come nel caso di Tizio e Caia, non contiene in sé connaturato un termine di durata dell'uso, in modo che è configurabile al riguardo un godimento a tempo indeterminato. Perciò viene applicata ad esso la regola della revocabilità ad nutum del godimento da parte del comodante ai sensi dell'art.1810 c.c.

Senonchè, parte della giurisprudenza, di recente (Cass.civ. sez. Un. Sent. del 21.07.2004 n.13603) ha mutato indirizzo, stabilendo che nel caso in cui due coniugi si separano e il giudice assegni, con provvedimento in favore di uno solo di essi ai sensi dell'art.155 comma 4 c.c., la casa oggetto di comodato, il comodante è tenuto a consentire la continuazione del godimento per l'uso previsto nel contratto, a meno che non si verifichi l'ipotesi di una sopravvenienza di un urgente bisogno ai sensi dell'art.1809 comma 2 c.c.

Con tale sentenza, il legislatore ha voluto tutelare, a seguito di scioglimento del matrimonio, la posizione del figlio secondo l'art.155 comma 4 c.c.. Con essa si è cercato, praticamente, di evitare che il comodante non pretendesse capricciosamente la restituzione anticipata della cosa e di lasciarla quindi godere al comodatario.

In conseguenza di ciò, nel caso in cui sia stato stipulato un contratto di comodato di un bene immobile senza limite di durata, in favore di un nucleo familiare già formato o in via di formazione come quello di Tizio e Caia, per effetto della concorde volontà delle parti, si è impresso allo stesso, un vincolo di destinazione alle esigenze abitative familiari. Ciò, conferisce all'uso cui la cosa deve essere destinata, il carattere implicito della durata del rapporto anche oltre la crisi coniugale, e senza possibilità di far dipendere la cessazione del vincolo esclusivamente dalla volontà ad nutum, del comodante. Tale cessazione può sorgere solo ed esclusivamente secondo i requisiti dell'urgenza e della non previsione di cui all'art.1809 comma 2 c.c.

Perciò, i genitori di Tizio proprietari dell'immobile concesso in comodato al figlio e alla nuora dopo la celebrazione del loro matrimonio, una volta che, successivamente, sia stato assegnato dal giudice con proprio provvedimento ai sensi dell'art.155 comma 4 c.c., il godimento di tale bene a Caia e al figlio Sempronio, a seguito della separazione da Tizio, essi hanno facoltà di chiedere la restituzione di detto immobile, solo in caso di un urgente ed imprevedibile bisogno degli stessi ai sensi dell'art.1809 comma 2 c.cc.


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