Anatocismo bancario: piove sul bagnato
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Articolo del 01/12/2005 Autore Giovanni Falcone Altri articoli dell'autore


“ La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l'esercizio del credito.” (Art.47 Costituzione).

Voglio introdurre il tema di oggi per sottolineare la facilità con cui si riesce a superare il dettato costituzionale, tradendo, ancora una volta (1) , la perfetta lungimiranza dei nostri Padri Costituenti, tutti protesi a voler prevenire certi eventi particolarmente dannosi alla collettività.

E che eventi, se pensiamo ai gravissimi e recenti scandali finanziari, in ordine ai quali tanto inchiostro si è consumato (vicenda Parmalat, Cirio, Giacomelli, Banca 121 etc.), ove il sistema bancario è parso più incline alla commistione di interessi che a proteggere e conservare la fiducia della clientela, evidenziando gravi lacune nella catena dei controlli ad ogni livello, interno ed esterno al mondo bancario (2) (3) .

Ora, in piena emergenza e nel tentativo di rispondere alle migliaia di risparmiatori truffati, tutti aspettiamo una nuova legge sulla “Tutela del risparmio” che, da circa un anno, langue nelle Aule parlamentari.

Nel mentre siamo tutti in ansiosa attesa di questa “Tutela” garantita dalla Costituzione, un contributo immediato giunge dalla Consulta, la quale, a Sezioni Unite, dichiara illegittimo il decreto di sanatoria dell'ottobre 1999 inerente il “Calcolo trimestrale degli interessi passivi” operato dalle banche.

Fino al 1999, le banche, infatti, calcolavano gli interessi con differenti modalità:

L'intervenuto decreto dell'ottobre 1999, faceva salve retroattivamente le clausole di anatocismo contenute nei contratti stipulati precedentemente, determinando una sanatoria che, oggi, grazie all'autorevole ed atteso intervento della Suprema Corte è stata dichiarata incostituzionale.

I contenziosi si preannunciano numerosi. Tutte le Associazioni dei consumatori invitano la clientela a richiedere la restituzione degli interessi presso le rispettive banche, ricordando che il relativo diritto decade dal decimo anno successivo alla chiusura del rapporto di conto corrente.

L'ABI (Associazione Bancaria Italiana), senza pudore, è subito intervenuta precisando che i contratti stipulati ante 1999 erano scritti secondo regole liberamente accettate dalle parti. Trattasi di una posizione non nuova; anche nella immediatezza degli scandali finanziari la stessa Associazione, a più riprese, andava ripetendo che le banche erano vittime, che non immaginavano i dissesti finanziari e la insolvibilità di primari clienti, rivelatisi non più in grado di onorare le obbligazioni verso i tanti risparmiatori.

Di fronte all'evidenza, emersa dalle prime indagini dell'Autorità Giudiziaria, abbiamo invece visto che qualche banca, ragionevolmente, ha intrapreso azioni risarcitorie a beneficio della clientela.

Personalmente mi auguro che si possa seguire una strada transattiva senza intasare i Tribunali (o Giudici di Pace per importi più modesti), dimostrando in tal modo alla collettività analoga ragionevolezza, ma soprattutto una forma di ritrovata e reciproca fiducia, quale unico e vero patrimonio di ogni sistema creditizio.

Come per gli scandali finanziari, come cittadino, volendo rispondere a quel “comune sentire” mi chiedo: c'era proprio bisogno del decreto del 1999 e, ancora peggio, l'intervento dei nostri tanto indaffarati Ermellini, per affermare un principio di giustizia, di legalità e, prima ancora di razionale buon senso?

Com' è stato possibile sostenere il contrario per circa mezzo secolo, dall'avvento della Costituzione Repubblicana, tanto bella quanto bistrattata e vilipesa! Continuiamo a vedere che i fatti, il comportamento concreto, troppo spesso tradisce i migliori principi, riducendoli a pure chimere.

Dove stavano le tante Autorità in tutto questo tempo: Decaloghi, principi deontologici, Testi Unici, trasparenza, concorrenza e chi più ne ha più ne metta, dov'erano?

L'occasione è storica. I nostri Parlamentari, i nostri rappresentanti, approfittino dell'occasione dei “lavori in corso” sulla nuova legge della Tutela del Risparmio, per rivedere a fondo i rapporti interbancari, cercando di restituire un equilibrio economico contrattuale a quel “sentire comune” senza voce, ma con tanta dignità.

Sarebbe l'unico modo, a modesto avviso del cittadino qualunque, per non intervenire in condizioni di emergenza continua e crescente conflittualità sociale.

www.giovannifalcone.it


Note:

(1) EVASIONE FISCALE: “Fra il dire e il fare c'è di mezzo…..il diritto alla Privacy..” 

(2) LA BANCA & LA FRODE “”…vittima o complice…””

(3) Le tante verità di un disastro


Giovanni Falcone
Funzionario di banca

www.giovannifalcone.it
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