Truffe e clonazioni bancomat: si corre ai ripari
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Articolo del 30/11/2005 Autore Avv. Vittorio Mirra Altri articoli dell'autore


L'emissione di una carta bancomat avviene, per il tramite dei Servizi Interbancari, quasi sempre con il collegamento della stessa ad un rapporto di conto corrente, che dà dal un lato al cliente la possibilità di meglio controllare le sue transazioni e dall'altro la possibilità alla banca di prelevare una commissione sulle operazioni.

Il contratto Bancomat, è un tipico contratto per adesione (art.1342 c.c.), predisposto su appositi moduli dagli istituti di credito aderenti alla Convenzione Interbancaria per il Bancomat. Tale contratto, da sottoscrivere ai sensi dell'articolo 1341 c.c., presenta vantaggi per il cliente che, nei limiti della sua disponibilità, può avere sempre a disposizione tali somme, nonché per la banca che vede ridotti al minimo gli interventi del proprio personale.

Le carte di credito rappresentano dal punto di vista giuridico dei documenti di legittimazione reali, poiché, al momento dell'emissione vengono collegate ad un Personal Identification Number (PIN), il quale fa sì che sia sufficiente il possesso per legittimare il possessore del documento alla prestazione.

Le comodità legate alle suddette carte ne hanno di molto incrementato l'utilizzo (tanto che oggi in Italia ve ne sono più di venticinque milioni), fomentato anche dal boom degli e-shop e degli acquisti on-line.

Le transazioni sul web, però, hanno portato ad una notevole mole di truffe perpetrate da soggetti, i quali riuscivano a porre in essere artifizi e raggiri, provocando un danno patrimoniale al malcapitato di turno, riuscendo a far sparire le loro tracce più facilmente grazie al “non luogo” del web.

La legge non ha mancato di interessarsi di tale problematica, soprattutto attraverso la legge 23 dicembre 1993 n. 547 recante " Modificazioni e integrazioni alle norme del codice penale e del codice di procedura penale in tema di criminalità informatica ". Più specificamente poi descrive delle fattispecie penalisticamente rilevanti quali: accesso abusivo (art.615-ter/-quater/-quinques c.p.); intercettazioni, impedimento di comunicazioni telematiche (art.617-ter/-quater/-quinques/-sexies c.p.); e danneggiamento dei sistemi informatici (art.392 c.p. II° comma/ nuovo art.420 c.p./nuovo art.635 c.p./art.640-ter).

Non sono mancate inoltre le configurazioni di tali reati legati in qualche modo alle operazioni effettuate agli sportelli bancomat, dove o con l'uso di microtelecamere o con altri strumenti si è riuscito a “clonare” le carte, per poi utilizzarle al fine di sottrarre denaro ai rispettivi proprietari.

Per evitare le sopra citate frodi, che minano la fiducia dei consumatori, si sta lavorando da anni: il problema nasce dalla relativa facilità nel duplicare la banda magnetica (seppure a più strati) presente sulle carte di credito.

Si è pensato allora dapprima di sostituirla con un microchip , che desse la possibilità di avere all'interno un “archivio” che potesse contenere i dati necessari, seguite poi dalle c.d. “carte laser” costituenti una capiente memoria ottica.

L'ultima soluzione che hanno sperimentato i tecnici prevede la sostituzione delle tastiere dei bancomat, che verranno sostituite da appositi lettori ottici, dove si potrà posare la mano destra, che funzionerà a tal fine quale pin a prova di truffa (impronte digitali).

Le impronte di tutti i possessori di bancomat, infatti, finiranno in una gigantesca banca dati: così sarà impossibile per chiunque che non sia il proprietario della tessera fare prelievi di soldi; questo sistema, a prima vista abbastanza antieconomico, sembrerebbe risolvere però tutti i problemi di clonazione delle carte di credito, anche perché l'iter giudiziario ed istruttorio per addivenire ad una chiara responsabilità e all'individuazione dei responsabili di una truffa del genere, risulta concretamente molto dispendioso in termini di tempo e di spese.

Questa è l'ultima frontiera della lotta alle frodi ed agli skimmer di carte di credito: un passo avanti che, se non sarà accompagnato da un aumento dei costi, sarà sicuramente ben visto sia dalle banche che dai loro clienti.


Avv. Vittorio Mirra
Avvocato
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