DELIBERA 15.02.2005, N.6: la Corte dei Conti chiarisce limiti e criteri sulle disposizioni della Finanziaria in materia di consulenze esterne nella Pubblica Amministrazione.
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Articolo del 22/02/2005 Autore Dott.ssa Francesca Spolaor Altri articoli dell'autore


Martedi 15 febbraio 2005 è stata approvata dalle Sezioni Riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, presiedute da Francesco Staderini, la delibera che contiene il “vademecum” in materia di affidamento d’incarichi, di studio, di ricerca o di consulenza da parte della pubblica amministrazione alla luce delle disposizioni previste dalla Finanziaria 2005 ( Legge 311/2004).
Le amministrazioni pubbliche, comprese le regioni, province e comuni, possono conferire ai sensi dell’art.7, comma 6 del d.lgs. n. 165/2001, corrispondente all’art. 7 del d. lgs n. 29/1993 e successive modificazioni, incarichi individuali ad esperti di “provata competenza”, per esigenze cui non possono far fronte con personale in servizio. A tal fine la disposizione dell’articolo 1, comma 127 della legge 23 dicembre 1996, n.662, ora inserita nell’art. 53, commi 14, 15, e 16 del d.lgs. n.165/2001, prevede a garanzia della trasparenza e del rispetto delle norme sull’affidamento degli incarichi, che le pubbliche amministrazioni utilizzanti queste forme di collaborazioni, pubblichino degli elenchi sui conferimenti da inviare ogni semestre al dipartimento della funzione pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri.
Va evidenziato, tuttavia, che le province e i comuni possano ricorrere, oltre al conferimento di incarichi esterni ai sensi del citato art. 7, comma 6, d.lgs. 165/2001, anche a collaborazioni esterne “ad alto contenuto di professionalità” per “obiettivi determinati e con convenzioni a termine” ( art. 110, comma 6, d.lgs.n.267/2000). Unica condizione è che tale facoltà sia stata prevista nei loro regolamenti.
Per quanto riguarda, invece, lo scopo di evitare un ricorso eccessivo ed ingiustificato agli incarichi esterni (che comporterebbe non soltanto una spesa aggiuntiva ma anche una mancata utilizzazione delle ordinarie strutture amministrative), va evidenziato che a decorrere dal 1 gennaio 2005, le disposizioni dell’art.1, commi 9 e 11 del d.l. 12 luglio 2004, n.168, convertito con legge 30 luglio 2004, n.191, sono state sostituite dall’articolo 1, commi 11 e 42 della legge 30 dicembre 2004, n.311 ( legge finanziaria 2005).
Quest’ultima ha confermato il limite di spesa già previsto nel 2004 per il conferimento di incarichi esterni da parte di tutte le pubbliche amministrazioni, comprese regioni, province e comuni con popolazione superiore ai cinque mila abitanti ( fatta eccezione per le università e per gli enti di ricerca).
Le norme attuali hanno ad oggetto le tre categorie di incarichi già individuate dal d.l. n.168/2004: incarichi di studio, di ricerca e di consulenza. La Corte, tuttavia, precisa che sottostanno ai limiti imposti dalla Finanziaria – motivare l’affidamento, trasmettere gli atti alla Corte dei Conti, non superare la spesa totale del 2004- tutti gli incarichi che coincidano con il contratto di prestazione d’opera intellettuale disciplinato dagli articoli 2229 – 2238 del codice civile. Al fine di valutare se un incarico rientra o meno in una delle categorie previste dai commi 11 e 42 dell’articolo 1 della legge n. 311/2004 è necessario, pertanto, valutare il “contenuto dell’atto di conferimento” piuttosto che la qualifica formale adoperata.
A titolo esemplificativo, rientreranno in tale previsione normativa le prestazioni finalizzate a rendere pareri, valutazioni; lo studio di questioni inerenti all’attività dell’amministrazione committente; consulenze, al di fuori della rappresentanza processuale e del patrocinio dell’amministrazione; studi diretti ad elaborare atti amministrativi.
Non rientreranno, invece, tutti gli incarichi in cui manca una qualsiasi facoltà discrezionale dell’amministrazione: incarichi conferiti per adempimenti obbligatori per legge, la rappresentanza in giudizio e il patrocinio dell’amministrazione, gli appalti e le esternalizzazioni di servizi. Non solo. Vi rimangono esclusi anche i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa (che si collocano in una posizione intermedia fra lavoro autonomo e il lavoro subordinato) ai quali spesso vi si ricorre anche per esigenze ordinarie del funzionamento delle strutture amministrative.
I commi 11 e 42, inoltre, stabiliscono che le amministrazioni statali, gli enti pubblici nazionali non economici e le regioni potranno conferire incarichi esterni solo qualora previsto dalla legge nazionale o dalle leggi regionali, salvi gli eventi straordinari, mentre, per quanto riguarda le province e i comuni con più di cinque mila abitanti, il conferimento dell’incarico dovrà essere “ adeguatamente motivato con riferimento all’assenza di strutture organizzative o di professionalità interne all’ente in grado di assicurare i medesimi servizi”.
La Corte, infine, chiarisce che gli atti di affidamento degli incarichi dovranno essere trasmessi alle Sezioni di controllo, centrali o regionali. Qualora dovessero emergere ipotesi di illecito contabile, sarà la stessa Sezione a segnalarlo alla procura regionale competente.


Dott.ssa Francesca Spolaor
praticante avvocato

fraspolaor@yahoo.it
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