Autovelox e multa per eccesso di velocita' priva di data e ora.
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Articolo del 14/11/2005 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia di Diritto Civile tratta dal Corso on line Overlex , tenuto dall'avv. Luigi Viola, per la preparazione all' esame di avvocato .

Svolgimento della dott.ssa Lucia Casadio.


TRACCIA DI DIRITTO CIVILE

A Tizio in data 24 ottobre 2005 viene recapitata una multa per eccesso di velocità, effettuata in data 24 luglio 2005.

In particolare, in una strada in cui il limite di velocità era pari a 50 KM/h , Tizio avrebbe percorso la medesima strada alla velocità di 140 KM/h .

La multa, tuttavia, si riferisce ad una valutazione di un'apparecchiatura autovelox, debitamente omologata, che non indica il giorno e l'ora di valutazione; tali aspetti, poi, sono stati rilevati dagli organi accertatori ed indicati nel verbale.

Tizio si reca da un legale.

Il candidato, assunte le vesti del legale di Tizio, rediga motivato parere.


SVOLGIMENTO DI LUCIA CASADIO

In data 24 ottobre 2005 veniva notificata a Tizio una multa per eccesso di velocità, per avere questi tenuto in data 24 luglio 2005 la velocità di 140 km/h in una strada in cui il limite di velocità era pari a 50 km/h: la violazione era stata accertata con apparecchiatura autovelox omologata, ma non indicante il giorno e l'ora di valutazione, elementi che tuttavia erano poi stati rilevati dagli organi accertatori ed indicati nel verbale.

Onde correttamente consigliare a Tizio il comportamento più opportuno in merito alla contravvenzione a lui notificata, occorre preliminarmente verificare la rispondenza di questa ai requisiti di legge, trattandosi di contravvenzione non immediatamente contestata al trasgressore, ma a costui successivamente notificata, e fondata sull'accertamento a mezzo di apparecchiatura autovelox, che tuttavia ha prodotto prova fotografica mancante di data e ora, poi annotate nel verbale dagli agenti.

La contestazione immediata ha la funzione non solo di far conoscere, per l'appunto, con immediatezza, i risultati dell'accertamento, ma anche di fornire al presunto responsabile della violazione la possibilità del contraddittorio, mediante l'inserimento nel verbale delle dichiarazioni ritenute necessarie o utili.

La contestazione immediata deve sussistere ove possibile, e costituisce la regola del procedimento sanzionatorio per specifico dettato legislativo (art. 200 C .d.S.), pertanto, per giurisprudenza prevalente, la sua indebita omissione comporta violazione di legge che rende illegittimi i successivi atti del procedimento.

Quando la violazione non può essere immediatamente contestata, il verbale, con i dati anagrafici del trasgressore successivamente acquisiti dal Comando, gli elementi di tempo, luogo e fatto rilevati dall'accertatore, gli estremi precisi e dettagliati della violazione e della sanzione, e con l'indicazione dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata, deve essere notificato entro centocinquanta giorni dall'accertamento, ai sensi dell'art.201 C.d.S.

Le notificazioni si intendono validamente eseguite quando siano fatte alla residenza, domicilio o sede del soggetto, risultante dalla carta di circolazione o dall'archivio nazionale dei veicoli o dalla patente di guida del conducente.

La legge n. 890/1982, che disciplina le notificazioni a mezzo posta, stabilisce che, se l'agente postale non trova il destinatario, lascia un avviso nella cassetta con l'invito a ritirare l'atto presso l'ufficio postale entro dieci giorni, trascorsi i quali rinvia l'atto stesso al mittente.

Il regolamento del codice della strada prevede a titolo esemplificativo alcuni casi, nei quali l'agente accertatore può ignorare il principio generale della contestazione immediata: veicoli lanciati a velocità eccessiva, attraversamento con il rosso, sorpasso in curva, rilevamento della violazione con apparecchiatura autovelox (art.384 del regolamento al C.d.S).

E' stato ritenuto in giurisprudenza che, quanto all'ultima motivazione indicata, non sarebbe ex se la presenza di un autovelox ad imporre il differimento della contestazione, quanto piuttosto l'impossibilità di procedere all stessa, da dimostrarsi in concreto caso per caso e ad onere degli accertatori, con un'unica eccezione: qualora l'autovelox del caso integrasse un modello omologato che consentisse l'accertamento della violazione solo in tempo successivo al transito del veicolo, ben la P.A. potrebbe indicare tale circostanza nel verbale senza null'altro specificare in fatto.

E' infatti consolidato il principio secondo cui la clausola in tal senso utilizzata nel verbale, pur essendo una clausola di stile, spieghi piena efficacia rispetto all'onere di motivazione dell'omessa immediata contestazione.

Al contrario, nella diversa ipotesi in cui l'apparecchiatura permetta l'accertamento dell'illecito prima del transito del veicolo la contestazione deve essere immediata, purchè non ricorra una delle cause di esenzione dall'obbligo di cui all'art.384 C.d.S, ovvero che dal fermo non derivino situazioni di pericolo e che il servizio sia organizzato in modo da consentirla, nei limiti della disponibilità di personale dell'Amministrazione e senza che sulle modalità di organizzazione sia possibile alcun sindacato giurisdizionale.

Altrettanta libertà organizzativa è altresì concessa agli agenti in merito al rispetto dell'art. 345 comma IV Regolamento C.d.S., secondo il quale l'accertamento delle violazioni ai limiti di velocità deve essere eseguito attraverso la “gestione diretta” delle apparecchiature da parte degli organi di polizia; se infatti è vero che, secondo la giurisprudenza, gli agenti che si limitassero a mettere in funzione gli autovelox e poi li lasciassero privi della loro presenza incorrerebbero in una condotta illegittima e deprecabile, altrettanto, tuttavia, nessun ricorso può validamente fondarsi per esempio sulla opportunità o sulla necessità che l'amministrazione collocasse in una postazione di autovelox un terzo agente, o che lo stesso, rispetto agli altri due accertatori, procedesse all'immediato fermo del veicolo trasgressore, poiché anche questi profili attengono ad una mera quaestio facti , risolvendosi in una illecita ingerenza nel modus operandi della Pubblica Amministrazione.

Quanto alla prova da allegare alla constatazione successiva a mezzo verbale notificato, la Suprema Corte ha precisato che la fonte principale di prova dello strumento elettronico autovelox è costituita dal negativo della fotografia, documento che individua con certezza il veicolo e ne consente il riferimento alle circostanze di fatto, di tempo e di luogo indicate.

Tuttavia, sul punto, una recentissima sentenza della Cassazione ha confermato l'attitudine restrittiva verso la ammissibilità e fondatezza dei ricorsi presentati dai trasgressori che si pretendono lesi da un comportamento illegittimo della P.A., ovvero nell'inosservanza di questa dei limiti formali imposti alla sua attività, che costituiscono l'unico strumento di sindacato per i cittadini rispetto alla ragionevolezza della stessa.

Precisamente, la Cassazione , accogliendo un ricorso del Ministero dell'Interno contro l'annullamento di una multa che non indicava l'anno in cui era stata scattata la fotografia ad opera dell'autovelox, ha statuito che sono valide le foto fatte dall'autovelox alle auto che superano i limiti di velocità anche se non viene indicata la data dell'infrazione.

La Suprema Corte ha sottolineato che la data del fatto contestato e' attestata dal verbale , il quale deve contenere giorno, ora e localita' nei quali la violazione e' avvenuta.

Astrattamente, ove la contravvenzione sia stata notificata al trasgressore nel termine di 150 gg. dalla sua commissione, questi dovrà decidere come comportarsi.

Se il trasgressore, ricevuta notifica della contestazione, ritenga che la violazione al codice della strada sia stata effettivamente commessa e che la sanzione amministrativa sia stata correttamente contestata, questi potrà pagare nella misura ridotta del minimo fissato dalle singole norme entro sessanta giorni dalla notificazione stessa (art.202 C.d.S.).

Decorsi i predetti sessanta giorni, il pagamento potrà essere ancora effettuato, ma la sanzione da pagare sarà pari alla metà del massimo previsto dalle singole norme.

Al contrario, qualora colui a cui è stata notificata la contravvenzione dovesse riscontrare elementi di illegittimità nell'operato dalla P.A., questi avrebbe due rimedi di legge a disposizione, per ottenere l'annullamento della contravvenzione de qua , ossia il ricorso entro 60 giorni dalla notifica della contestazione al Prefetto del luogo in cui è stata commessa la violazione, ovvero nello stesso termine ricorso al Giudice di Pace egualmente competente.

Ai sensi degli artt. 203- 204 C .d.S. il ricorso indirizzato al Prefetto del luogo in cui è stata commessa la violazione deve essere presentato all'ufficio o comando cui appartiene l'organo accertatore (Vigili, Polizia, Carabinieri, ecc.), oppure essere inviato a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno sempre presso il comando dell'agente accertatore.

La comunicazione del ricorso deve pervenire al Comando, che ha irrogato la sanzione, perché questo possa, ancor prima di trasmetterlo entro trenta giorni al Prefetto, esaminare i motivi di opposizione e corredarlo delle opportune controdeduzioni in caso di richiesta di conferma oppure chiedere l'archiviazione in caso di accertato errore.

Il Prefetto, esaminati gli atti e sentiti gli interessati, che ne hanno fatto richiesta, entro ulteriori novanta giorni può con propria ordinanza:

- archiviare gli atti, emettendo ordinanza motivata.

- ingiungere il pagamento di una somma non inferiore al doppio del minimo della sanzione, oltre le spese, emettendo ordinanza – ingiunzione di pagamento.

L'ordinanza di archiviazione, opportunamente motivata, viene comunicata integralmente all'ufficio o comando, a cui appartiene l'agente accertatore. L'ufficio ne darà notizia al ricorrente, che vedrà così accolto il ricorso avverso la sanzione amministrativa pecuniaria, che non sarà tenuto a pagare.

L'ordinanza-ingiunzione di pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria è notificata all'interessato, che entro trenta giorni potrà:

· provvedere al pagamento.

· proporre opposizione innanzi al Giudice di Pace del luogo, in cui è stata commessa la violazione, chiedendo la sospensione dell'ordinanza.

In quest'ultimo caso, se il Giudice di Pace respinge il ricorso il trasgressore dovrà pagare la sanzione indicata nell'ordinanza di ingiunzione, oppure potrà impugnare in Cassazione la sentenza del Giudice di Pace.

Quanto al ricorso al Giudice di Pace territorialmente competente, ai sensi dell'art. 204 C .d.S. questo deve contenere tutti i dati relativi alla violazione e le specifiche motivazioni e deve essere depositato presso gli uffici del Giudice di Pace.

Il Giudice di Pace fissa l'udienza e la cancelleria comunica la data all'interessato e alla controparte.

Entro il decimo giorno precedente la data dell'udienza, l'ufficio che ha irrogato la sanzione può depositare memorie e documenti. Il ricorrente può, quindi, esaminare tali documenti nei dieci giorni antecedenti l'udienza, ove la questione verrà discussa nel contraddittorio delle parti.

Se il Giudice di Pace respinge il ricorso, fatta salva la discrezionalità del giudice stesso nel determinare la sanzione, la sanzione pecuniaria seguirà l'iter procedurale previsto per chi non paga entro sessanta giorni dalla contestazione o dalla notificazione.

Il provvedimento del Giudice di Pace potrà essere impugnato in Cassazione.

Considerati i punti cardine della disciplina e i rimedi giuridici che si offrono al trasgressore, si evidenzia che a Tizio è stata certamente contestata nel verbale la violazione dell'art. 142 comma 9 C .d.S., ai sensi del quale “Chiunque supera di oltre 40 km/h i limiti massimi di velocità è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 357,43 a euro 1.432,99. Da tale violazione consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a tre mesi, ai sensi delle norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI. Se la violazione è commessa da un conducente in possesso della patente di guida da meno di tre anni, la sospensione del- la stessa è da tre a sei mesi.”

Ora, sulla scorta delle precedenti annotazioni, non appare opportuno consigliare a Tizio di ricorrere avanti al Giudice di Pace per ottenere l'annullamento della contravvenzione, che, come visto, dalle indicazioni della traccia sembra essere stata notificata entro il termine di gg. 150 previsto dalla legge, nonché contestata correttamente, riportando il verbale la data e l'ora dell'avvenuta infrazione e così sanando le irregolarità che viziavano la prova fotografica; altrettanto, la mancata contestazione immediata non è di per sé sufficiente a ritenere illegittimo il provvedimento, pertanto gli appigli per ricorrere andrebbero ricercati nella motivazione della mancata contestazione al tempo e nel luogo della commessa infrazione: tuttavia, come predetto, qualora il modello di autovelox adoperato – debitamente omologato, il che elimina in radice un altro appiglio formale per un eventuale ricorso-consentisse l'accertamento dell'illecito solo in tempo successivo, e ne fosse dato atto a verbale, la circostanza integrerebbe la legittimità dell'omissione, pertanto con alta probabilità il ricorso verrebbe dichiarato infondato; si nota altresì che la velocità tenuta da Tizio e correttamente accertata dagli organi di Polizia superava di 90 Km/h quella consentita, e – pur con la tolleranza del 5% introdotta dalla legge- la circostanza certamente non depone a favore del trasgressore, in specie in un momento storico in cui la giurisprudenza mantiene un'interpretazione restrittiva rispetto alle effettive causali di fondatezza del ricorso.

Al più, qualora Tizio persistesse nell'intenzione di ricorrere, pur sconsigliato dal legale, l'impugnazione potrebbe fondarsi sulla indeterminatezza del verbale, per non avere questo indicato compiutamente la sanzione: nella traccia non viene infatti specificato che l'essere incorso nella presente contravvenzione comporta per Tizio l'eliminazione di 10 punti dalla patente di guida, mentre si tratta di un elemento che obbligatoriamente il verbale di accertamento deve contenere.

Nell'ipotesi de qua , occorrerebbe altresì leggere con attenzione il verbale e verificare che le sanzioni principale e accessoria così comminate a Tizio corrispondano ai minimi di legge: in caso contrario, in subordine all'accoglimento del ricorso con conseguente annullamento della contravvenzione impugnata, il legale di Tizio potrebbe formalizzare richiesta di riduzione delle sanzioni ai minimi previsti dal C.d.S..

Tuttavia, si ripete, attesa l'entità dell'infrazione commessa, tanto l'accoglimento di un eventuale ricorso quanto una riduzione delle sanzioni applicate paiono ipotesi più che remote nel caso in esame, in cui maggiormente converrà a Tizio pagare subito la sanzione, onde beneficiare del pagamento ridotto ai sensi di legge.


Redazione
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