Disturbo della personalita', capacita' di intendere e di volere
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Articolo del 02/11/2005 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia di Diritto Penale tratta dal Corso on line Overlex , tenuto dall'avv. Luigi Viola, per la preparazione all'esame di avvocato.

Svolgimento della dott.ssa Raffaella Troisi


TRACCIA DI DIRITTO PENALE

Tizio è affetto da un disturbo della personalità definito come sindrome c.d. borderline.

Tale parziale infermità si realizza quando è in presenza delle persone Caia e Sempronia, in quanto gli ricordano un vissuto poco sereno.

Un giorno, Tizio si trova a cena presso la sua abitazione con Flavia quando sente citofonare; Tizio prima di rispondere al citofono si reca verso la finestra, dove intravede le figure di Caia e Sempronia.

Tizio inizia ad urlare e perde il controllo di se stesso; si reca in cucina, prende un coltello particolarmente affilato ed accoltella mortalmente Flavia.

Tizio si affaccia di nuovo alla finestra e non vede più Caia e Sempronia; così “torna normale” e si rende conto dell'accaduto.

Tizio, prima di dare comunicazione alla polizia di quanto verificatosi, si reca dal legale Marcello.

Il candidato, assunte le vesti del legale Marcello, rediga motivato parere in difesa di Tizio, ipotizzando sia il caso in cui quest'ultimo fosse a conoscenza del meccanismo causale Caia e Sempronia – reazione borderline, e sia l'ipotesi in cui non fosse a conoscenza di tale meccanismo causale.


SVOLGIMENTO DELLA DOTT.SSA RAFFAELLA TROISI

Gentile sig. Tizio, per poter esprimere un parere sulla vicenda sottoposta al mio esame, ritengo utile chiarire cosa il nostro ordinamento intenda per imputabilità.

Secondo la dottrina unanime, affinché si possa parlare di reato, è necessario che concorrano due elementi costitutivi, cioè l'elemento oggettivo e l'elemento soggettivo.

Il primo, definito fatto materiale, è a sua volta composto da condotta, evento e nesso causale; il secondo, definito anche volontà colpevole, consiste nella volontarietà di compiere quel reato e capacità di rendersi conto del disvalore sociale di ciò che si sta per attuare.

Il nostro codice penale fornisce la nozione di imputabilità all'art. 85 nel quale si fa riferimento alla capacità di intendere e di volere.

La dottrina più accreditata ha specificato che la capacità di intendere è la capacità di rendersi conto del valore dell'atto che si compie; capacità di volere è la facoltà di volere ciò che si giudica doversi fare.

L'imputabilità si ha solo quando ricorrono entrambe queste circostanze; l'imputabilità quindi manca, sia in soggetti che hanno un insufficiente sviluppo intellettuale, sia in soggetti affetti da gravi anomalie psichiche.

La legge stabilisce preventivamente i casi nei quali l'imputabilità è esclusa o diminuita, e tra questi rientra il vizio totale o parziale di mente disciplinato dagli art. 88 e 89 c.p.

Secondo dottrina e giurisprudenza unanimi, si può parlare di vizio di mente totale o parziale, quando l'alterazione dipende da uno stato patologico che incide sui processi volitivi ed intellettivi.

Lei mi riferisce di essere affetto da sindrome border-line e aggiunge che questa “parziale infermità” si realizza quando è in presenza di Caia e Sempronia.

Il concetto di personalità border-line, sviluppato a quatto mani da psichiatri e psicologi, viene utilizzato autonomamente, ottenendo una sua identità nella nosografia psichiatrica, solo dalla metà degli anni '50. È dunque un concetto relativamente nuovo, che si pone a metà strada tra le nevrosi e le psicosi.

Condotte simili alla Sua, vengono definite dalla Cassazione come “reazioni a corto circuito” che, siccome sono ricollegate a condizioni di turbamento psichico transitorio, dipendente da causa emotiva, non sono da ricomprendere tra quelle che eliminano l'imputabilità.

In sostanza, la maggior parte dei giudici della Consulta, non concede dignità di patologia ad alterazioni comportamentali a carattere episodico o sporadico.

Vi è una sola pronuncia che si discosta dalle altre, con la quale la Cassazione ha annullato con rinvio una sentenza dei giudici di merito, al fine di accertare se l'abnormità psichica riscontrata, personalità border-line, avesse potuto acquisire nel caso concreto valore di malattia. ( Cass 15.12.86 n. 14122)

È l'unico caso in cui nella mente dei Giudici della Consulta si è insinuato il sospetto che tale alterazione potesse rientrare tra le malattie mentali.

L'impostazione di questa pronuncia (a Lei più favorevole) anche dal punto di vista della teoria generale del diritto è encomiabile, in quanto il concetto border-line è a tutt'oggi fumoso e neanche la psichiatria o la scienza medico-legale sanno dire con esattezza dove collocarlo, se tra le malattie mentali o se tra le nevrosi.

In questo quadro clinico e giuridico assolutamente evanescente, l'unica possibilità di applicazione equa della legge, è quella di valutare caso per caso la concatenazione causa effetto, e stabilire, volta per volta, se ci si trova di fronte ad uno stato emotivo o passionale, e quindi applicare l'art. 90 c.p. e giudicare imputabile il reo, o se la causa che ha scatenato la condotta trova le sue basi in una vera e propria malattia.

In questo caso sarà necessario verificare se il vizio di mente è totale o se è solo parziale e quindi se l'imputabilità è del tutto esclusa o se è solo grandemente scemata, con una conseguente diminuzione della pena in aggiunta alla misura di sicurezza dell'assegnazione ad una casa di cura e di custodia.

Ciò che non risulta chiaro dal Suo racconto è se Lei fosse a conoscenza del meccanismo causale che la vista di Caia e Sempronia Le provoca .

Infatti, i rilievi che finora ho portato alla sua attenzione, hanno un fondamento solo nel caso in cui Lei non fosse a conoscenza di questo meccanismo che la vista delle due donne le provoca.

Se, al contrario, Lei ne fosse stato a conoscenza, il PM potrebbe contestarle l'art. 87 c.p.: potrebbe cioè supporre che Lei si sia volontariamente messo nelle condizioni di perdere il controllo di sé per uccidere Flavia.

Lei infatti, non ha fatto nulla per impedire che accadesse il peggio, essendosi avvicinato alla finestra per vedere chi avesse suonato, invece di rispondere direttamente al citofono.

La sua posizione sarebbe di gran lunga più compromessa in quanto in questa seconda ipotesi, definita dai latini actio libera in causa, Lei verrebbe giudicato pienamente capace di intendere e di volere, in quanto il suo intento criminoso sarebbe cominciato nel momento in cui si è messo nelle condizioni di perdere il controllo di sé.

Rimanendo a disposizione per ogni ulteriore chiarimento, porgo distinti saluti.


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