Sistema europeo per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra
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Articolo del 26/10/2005 Autore Dott.ssa Silvia Moreau Altri articoli dell'autore


Il sistema europeo per lo scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra

La Direttiva 2003/87/CE Emission trading e i “meccanismi di progetto” del Protocollo di Kyoto

Il cambiamento climatico costituisce una delle minacce più importanti a livello mondiale;nel caso in cui non fosse intrapresa nessuna azione per contrastarlo si stima che entro il 2010 la temperatura del pianeta potrebbe innalzarsi di circa 5,8° C con conseguenze gravissime, sia per l'ambiente naturale,sia in termini di costi che la collettività dovrà sostenere per fronteggiare i disastri ambientali che si produrranno . Dagli studi scientifici effettuati risulta che i principali responsabili del riscaldamento planetario sono le emissioni di gas a effetto serra derivanti dalle attività umane.

Il percorso per combattere il cambiamento climatico comincia nel 1992 con la Convenzione Quadro UNECC firmata a Rio de Janeiro,la quale fissa per la prima volta l'obiettivo di stabilizzare le emissioni di gas a effetto serra nell'atmosfera senza però quantificare gli obiettivi;nel 1997 la suddetta Convenzione è stata integrata dal Protocollo di Kyoto che impegna i Paesi aderenti a ridurre complessivamente le proprie emissioni del 5% rispetto al livello del 1990 nel periodo che va dal 2008 al 2012.L'Unione Europea e gli Stati membri lo hanno ratificato il 31 maggio 2002 (1);con la ratifica da parte della Russia il 16 Febbraio 2005 il Protocollo è entrato definitivamente in vigore.

L'Unione Europea, che ha posto come obiettivo prioritario del Sesto Programma di azione per l'ambiente il conseguimento degli obiettivi di Kyoto, ha istituito nel 2003 l'European Emission Trading System (2) per facilitare gli Stati membri nel raggiungere l'obiettivo di una riduzione delle emissioni pari all'8% rispetto ai livelli del 1990 nel periodo 2008-2012;con la Direttiva 2004/101/CE ha poi integrato nell'EU ETS i “meccanismi di progetto” previsti dal Protocollo ,in particolare il Joint Implementation (JI) ed il Clean Development Mechanism (CDM).

Con la Direttiva 2003/87/CE è stato messo a punto il sistema di scambio di quote di emissioni,dove per quota si intende il diritto di emettere un tonnellata di anidride carbonica (CO2);dal 1 gennaio 2005 ogni impianto che rientra nel campo di applicazione della Direttiva (impianti di combustione,raffinerie di petrolio,cokerie,impianti di produzione di ferro,acciaio,cemento,vetro,calce,mattoni,ceramica,pasta per carta,carta) dovrà ottenere un'autorizzazione dall'autorità competente per poter svolgere la propria attività;l'autorizzazione potrà essere rilasciata se l'autorità competente accerta che il gestore è in grado di controllare e comunicare le emissioni (3).

Ogni Stato membro dovrà formulare un Piano Nazionale di Assegnazione (PNA) nel quale saranno determinati il numero totale di quote da assegnare e il numero di quote che intende assegnare ad ogni singolo impianto interessato ,secondo i criteri dettati dalla Commissione e in modo da rispettare gli impegni assunti con il Protocollo di Kyoto;in particolare sarà opportuno creare una situazione di penuria di quote tale da spingere le imprese a ricercare e sviluppare metodi di produzione “puliti” che consentano loro di rispettare il numero di quote assegnato.

Le imprese che non usano tutte le quote disponibili,potranno venderle sul mercato a quelle imprese che,al contrario,necessitano di quote ulteriori in quanto, per vari motivi, non sono riuscite a ridurre le proprie emissioni;il prezzo delle quote sarà determinato in base alla domanda e all'offerta come in qualsiasi libero mercato.

Attraverso questo meccanismo è possibile quindi conseguire l'obiettivo di ridurre i costi necessari per rispettare gli impegni di Kyoto, le imprese infatti potranno scegliere se acquistare quote sul mercato o sostenere il costo necessario per ridurre le emissioni dei propri impianti in base a valutazioni di convenienza; le quote acquistate rappresentano comunque una riduzione complessiva delle emissioni visto che solo quelle imprese che sono in grado di investire in tecnologie e metodi di produzione puliti,potranno vendere le quote in eccesso (4);

Entro il 30 Aprile di ogni anno i gestori degli impianti dovranno restituire un numero di quote pari alle emissioni totali dell'anno precedente,altrimenti sono previste sanzioni fino a €100 (5).

Al fine di monitorare il sistema ogni Stato membro dovrà istituire dei registri in forma elettronica nei quali dovranno essere contabilizzate le quote rilasciate,cedute,cancellate (6).Un registro centralizzato sarà tenuto presso un amministratore centrale istituito dalla Commissione,in modo da poter verificare eventuali irregolarità nella gestione degli Stati membri.

A partire dal 2008 l'EU ETS potrà essere esteso anche ad attività ed impianti che attualmente non sono compresi nell'allegato I,previa approvazione della Commissione.

Il Protocollo di Kyoto prevede altri due meccanismi atti ad agevolare gli Stati aderenti nel raggiungere i propri obiettivi,il Joint Implementation e il Clean Development Mechanism.

Con il primo, un Paese che ha ratificato il Protocollo può realizzare progetti di riduzione delle emissioni in un altro dei Paesi aderenti,acquisendo crediti di emissioni (ERU);con il secondo i progetti di riduzione delle emissioni vengono realizzati in un Paese che non ha aderito al Protocollo ed i crediti acquisiti vengono denominati CER.

Questi meccanismi di progetto sono stati integrati nell'EU ETS con la Direttiva 2004/101/CE (7):in questo modo gli Stati hanno a disposizione due ulteriori strumenti per realizzare gli obiettivi di Kyoto; le imprese saranno inoltre incentivate ad investire in tecnologie pulite;infine sarà incentivata la realizzazione di progetti di riduzione delle emissioni soprattutto nei Paesi in via di sviluppo e sarà quindi favorito il trasferimento di tecnologie e di know how;a questo proposito la Direttiva si preoccupa di precisare che,visto che la partecipazione alle attività dei progetti di JI e CDM è volontaria,è necessario, in primo luogo, rafforzare la responsabilità ambientale e sociale delle imprese,inoltre gli Stati e la Commissione dovrebbero sostenere le attività nei Paesi in via di sviluppo e ad economia di transizione,in modo da coadiuvarli nella realizzazione dei propri progetti di sviluppo sostenibile .

I CER potranno essere utilizzati già nel 2005,mentre gli ERU dal 2008 (9);non sarà possibile utilizzare i crediti generati dalle centrali nucleari (10).

E' necessario, naturalmente, evitare la doppia contabilizzazione dei crediti: la Direttiva stabilisce infatti che (11)sia le CER che le ERU non possono essere rilasciate in caso di attività di progetto realizzate all'interno della Comunità che determinano la riduzione delle emissioni di impianti disciplinati dalla Direttiva 2003/87/CE,a meno che lo stesso numero di quote non sia cancellato dai registri dello Stato membro di origine.

L'Italia ha attuato la Direttiva 2003/87/CE nell'ordinamento interno con il Decreto Legge n. 273 del 12 Novembre 2004 convertito con la legge n. 316 del 30 dicembre 2004 (12).Il Piano Nazionale di assegnazione italiano è stato inviato alla Commissione in data 15 Luglio 2004,e successivamente integrato e trasmesso nuovamente alla Commissione il 24 Febbraio 2005;l'approvazione è avvenuta con la decisione C(2005)1527 del 25 Maggio 2005;sono stati rilevati due punti di contrasto con la Direttiva 2003/ 87/CE:in primo luogo il PNA italiano non indica la quantità di quote da assegnare agli impianti di produzione di energia elettrica da gas residui di acciaieria;in secondo luogo è stato previsto, per gli impianti esistenti soggetti ad aggiornamento delle autorizzazioni,la possibilità di attingere quote dalla riserva per i nuovi entranti per la parte di impianto modificato già esistente prima dell'aggiornamento dell'autorizzazione;l'Italia dovrà quindi apportare al PNA le modifiche necessarie.

La lotta contro il cambiamento climatico non si esaurisce nelle iniziative intraprese fino ad oggi,anzi è necessario mettere a punto delle strategie a medio-lungo termine per ridurre ulteriormente le emissioni di gas a effetto serra e riuscire quindi a contenere l'aumento della temperatura planetaria entro i 2°C ,livello ritenuto accettabile in base agli studi scientifici più recenti;

La Commissione nella comunicazione del 9 Febbraio 2005 (13) relativa alla strategia post 2012 evidenzia in primo luogo come sia necessario stimolare una partecipazione più ampia a livello internazionale,in modo particolare con riferimento ai Paesi in via di sviluppo che sono ancora restii a ridurre le proprie emissioni nel timore che questo possa ostacolare la loro crescita economica;

sarà inoltre opportuno estendere l'azione anche ad altri settori come i trasporti aerei e marittimi e la silvicoltura;dovrà essere incentivata la ricerca per sviluppare nuove tecnologie “pulite”;infine il raggiungimento degli obiettivi comporterà tutta una serie di attività di prevenzione e adattamento al cambiamento climatico,in particolare nei settori più vulnerabili come l'agricoltura o la pesca,e la messa a punto di tecniche per cercare di prevedere in anticipo le varie calamità naturali.


NOTE:

(1) Decisione 2002/358/CE in GU L130 del 15/5/2002 pag 1

(2) Direttiva 2003/87CE in GU L 275 del 25/10/2003 pag 32

(3) Art 4 e 5 Direttiva 2003/87/CE,cit

(4) Vedi MEMO/04/44

(5) Art 11 e 16 Direttiva 2003/87/CE,cit

(6) Art19 Direttiva 2003/87/CE,cit

(7) GU L 338 del 13/11/2004 pag 18

(8) Vedi punto (3) Direttiva 2004/101/CE cit

(9) Vedi punto (5) Direttiva 2004/101/CE cit

(10) Vedi punto (8) Direttiva 2004/101/CE cit

(11) Vedi punto (10) Direttiva 2004/101/CE cit

(12) GU n.2 del 4/1/2005

(13) Com (2005) 35 def.


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