I titoli di prelazione
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Articolo del 16/10/2005 Autore Marco Spena Altri articoli dell'autore


Prima dell'entrata in vigore della L. 189/2002, l'art. 23 del T.U. sull'immigrazione prevedeva la possibilità di accedere al mercato del lavoro da parte di un cittadino straniero non comunitario, attraverso la prestazione di garanzia. Il cittadino italiano o straniero regolarmente soggiornante (titolare di un permesso di soggiorno di durata superiore all'anno), potevano farsi garanti dell' ingresso di un cittadino straniero al fine di consentirgli appunto l' inserimento nel mercato del lavoro.

La garanzia, che poteva riguardare un massimo di due stranieri per ciascun anno, doveva comprendere l' assicurazione al servizio sanitario nazionale, la disponibilità dell' alloggio, i mezzi di sussistenza non inferiori all'importo annuo dell' assegno sociale ed il pagamento delle spese di rimpatrio.

Come detto l' art. 19 della L. 189/2002 ha sostituito l'ipotesi della prestazione di garanzia con la disciplina dei TITOLI DI PRELAZIONE. Il testo attuale dell'art. 23 T.U. sull'immigrazione dispone che “nell'ambito di specifici programmi approvati dal Ministero del lavoro e dal Ministero dell'istruzione-università-ricerca, possono essere previste attività di istruzione e di formazione professionale direttamente nei paesi di origine, orientate all'inserimento lavorativo nei corrispondenti settori produttivi italiani, che operino nel paese di origine oppure all'interno del territorio nazionale. Tali corsi di istruzione e formazione possono essere anche orientati allo sviluppo delle attività produttive od imprenditoriali autonome nei paesi di origine”. Partecipare alle attività menzionate costituisce titolo di preferenziale per il cittadino straniero che voglia fare ingresso in Italia nel corrispondente settore di impiego. Nel caso di lavoratore subordinato egli è preferito per la chiamata al lavoro di cui all'art. 22, commi 3,4 e 5 del T.U.; nel caso di lavoratore autonomo, egli potrà accedere alle specifiche agevolazioni che verranno a tal fine previste nel nuovo regolamento di attuazione. Stando così le cose, non è semplice esprimere una critica sul novellato testo dell'art. 23 del T. U.. Si possono però individuare alcuni rischi.

Il 1 comma del successivo art. 24 del T.U., statuisce che i programmi approvati dal Ministero del lavoro e dal Ministero dell'istruzione-università- ricerca, possono essere realizzati anche in collaborazione con le organizzazioni nazionali degli imprenditori e dei datori di lavoro ( anche dei lavoratori), nonché con quegli organismi internazionali finalizzati al trasferimento dei lavoratori stranieri in Italia ed al loro inserimento nel mercato del lavoro.

Risulta allora evidente come, in assenza di specifiche disposizioni a garanzia del lavoratore, le attività di formazione svolte direttamente nel paese di origine, in certi casi, potrebbero trasformarsi in una sorta di preselezione, a basso costo, della mano d'opera da inserire nel mercato del lavoro italiano, facendo il largo ad azioni discriminatorie poco controllabili. Per questo si auspica che il regolamento di attuazione disciplini in modo dettagliato l'istituto e preveda specifici strumenti di controllo.

Avv. Marco Spena

Marco Spena
Consulente legale
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