Espulsione degli stranieri: percorso storico - normativo
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Articolo del 03/10/2005 Autore Marco Spena Altri articoli dell'autore


I provvedimenti di espulsione amministrativa non riguardano solo i clandestini, ma tutti coloro che, ad un controllo sommario delle autorità di polizia sono ritenuti privi o decaduti dal diritto di soggiornare ulteriormente sul territorio nazionale.

Fino all'emanazione della legge 39/1990 (cosiddetta legge Martelli) l'espulsione dello straniero non in regola rientrava nella disciplina generale dei provvedimenti amministrativi autoritativi, per i quali sussisteva l' obbligo dell'adeguata motivazione e il diritto di azione per l' annullamento mediante ricorso al giudice amministrativo.

L'art. 5 della legge Martelli introdusse tre elementi di novità essenziali:
1) l' unicità del provvedimento di espulsione come misura amministrativa di allontanamento dello straniero soggiornante sul territorio nazionale;
2) il diritto di impugnazione mediante ricorso al tribunale amministrativo regionale del luogo del domicilio eletto dello straniero;
3) l'immediata sospensione dell'efficacia del provvedimento, sino alla definizione del giudizio cautelare; mentre il termine di impugnazione ai fini del giudizio definitivo di merito veniva fissato in trenta giorni dalla notifica dell'espulsione.

Il livello della tutela giurisdizionale venne ridotto con la legge 40/1998, trasfusa nel D.lg. n. 286 del 1998 ( testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero). L'art. 13 del t.u. sull'immigrazione prevedeva che lo straniero espulso potesse ricorrere per l'annullamento del provvedimento davanti al pretore entro cinque giorni dalla ricevuta notifica. Era dunque il giudice dei diritti, non più quello dell'annullamento, chiamato a conoscere di una materia strettamente connessa alla sfera delle libertà individuale e della personalità, al fine di dare maggiore dignità e più attenta tutela al diritto soggettivo dello straniero eventualmente leso dal provvedimento di espulsione.
Il D.lg. n. 286 del 1998 apportò dunque la fine della tutela in via cautelare mediante la sospensione dell'efficacia del provvedimento impugnato e la sostituzione del processo amministrativo con un procedimento in via d'urgenza ed a cognizione sommaria, ma con effetti definitivi ed inappellabili (se non in Cassazione, per i soli motivi di legittimità) sottoposto al termine di decadenza dall'azione di cinque giorni dalla comunicazione del provvedimento di espulsione.
Era inevitabile che espulsioni palesemente illegittime divenissero inoppugnabili e fossero poi eseguite senza che le persone interessate avessero la prontezza di fare opposizione.

Le cose cambiarono con la legge Bossi – Fini che modificò una normativa rigida ed ai limiti della legittimità costituzionale. Il testo del richiamato art 13 del t.u. novellato nel 2002 dalla legge Bossi – Fini, prevede che il decreto prefettizio di espulsione sia immediatamente esecutivo e quindi possa essere notificato allo straniero contestualmente alla sua stessa esecuzione anche se sottoposto a gravame od impugnazione da parte dell'interessato. Il decreto può essere però impugnato entro sessanta giorni dalla data della notifica del provvedimento di espulsione all'interessato. Pur se questo termine di sessanta giorni è decisamente più ragionevole del precedente di soli cinque giorni, l'immediata esecutività svuota in parte la funzione di tutela esercitata dalla giurisdizione, con sospetta violazione dell' art. 24 della Cost., perchè lo straniero si vedrà costretto, nel caso di esecuzione, a presentare ricorso tramite le autorità consolari italiane del suo paese di appartenenza.

Avv. Marco Spena


Marco Spena
Consulente legale
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