Le prestazioni INPS e gli Extracomunitari
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Articolo del 30/09/2005 Autore Marco Spena Altri articoli dell'autore


Vorrei sottoporre ancora una volta all’attenzione dei lettori le difficoltà che incontrano i cittadini extracomunitari quando devono confrontarsi con le Istituzioni presenti sul nostro territorio.

Nelle precedenti pubblicazioni ho
cercato di mettere in evidenza alcuni dei diritti fondamentali degli extracomunitari, quali il diritto al ricongiungimento, il diritto di pretendere le spettanze di fine rapporto anche in presenza di prestazioni di fatto, il diritto dei minori di crescere all’interno della propria famiglia e il diritto alla coesione familiare.
Principi, questi, riconosciuti sia a livello interno che comunitario, ma puntualmente disattesi dal personale delle Istituzioni italiane.

Vorrei oggi chiamare in causa l’INPS e mettere in evidenza un aspetto a mio avviso assurdo.
L’extracomunitario che ha permesso di soggiorno e, dunque, contratto di soggiorno ogni mese si vede defalcati sulla busta paga gli importi da accantonare come contributi INPS.

Prendiamo in considerazione il caso di una donna che si trova in Italia dai tempi della sanatoria, dunque da meno di 6 anni.
Mettiamo il caso che questa donna sia in attesa di un bimbo e che prima del verificarsi di questo piacevole evento abbia cessato l’attività lavorativa per questioni personali, attività che ha avuto esecuzione per tre anni.

Nel momento in cui questa ipotetica signora si recherà all’INPS per chiedere se in occasione della nascita del bimbo Le spetterà qualche prestazione, la stessa si troverà di fronte un altissimo muro difficilmente scavalcabile.
Infatti secondo le vigenti disposizioni alla cittadina extracomunitaria regolare che versa in stato interessante nulla è dovuto se non in costanza di rapporto di lavoro ( la cosiddetta
indennità di maternità).

In poche parole le donne extracomunitarie in gravidanza che si trovano ad essere disoccupate hanno diritto all’ assegno per il figlio solo se in possesso della carta di soggiorno.

Tornando agli importi in busta paga accantonati come contributi INPS, vorrei mettere in evidenza l’aspetto del rimborso dei contributi stessi.
Quando abbandona l’Italia, il lavoratore straniero che proviene da una Nazione che non ha stipulato con l’Italia nessuna convenzione internazionale di sicurezza sociale, ha diritto al rimborso dei contributi da lui stesso versati nonché di quelli versati dal datore di lavoro, con una maggiorazione del 5% annuo.

Tale diritto matura con il versamento anche di un solo contributo, con la cessazione del rapporto di lavoro e con la restituzione della carta o del permesso di soggiorno.
La richiesta per il rimborso deve essere presentata alla sede INPS più vicina alla residenza del lavoratore e contenere anche l’ indicazione del conto corrente bancario e l’indirizzo della Banca del Paese estero sul quale si desidera ricevere l’accreditamento dei contributi.

Una volta lasciato il territorio nazionale, il lavoratore straniero deve presentarsi all’Ambasciata od al Consolato italiano del Paese estero e farsi rilasciare un attestato di presenza o fare autenticare la fotocopia del passaporto recante il timbro di ingresso.

L’attestato o la copia del passaporto devono essere spediti alla sede INPS dove è stata presentata la domanda.
Pongo ai potenziali lettori di questo articolo una domanda: “secondo Voi tale rimborso verrà effettuato, e in che tempi?”.

Consiglio ai cittadini stranieri che si
trovano in tale situazione di nominare un legale di fiducia all’uscita dal territorio nazionale e di farsi assistere dal momento di presentazione della domanda di rimborso.

Di comunicare al legale la data di invio dell’attestato di presenza o della copia autenticata del passaporto alla sede INPS in modo che lo stesso sarà nella condizione
di diffidare l’INPS se in tempi ragionevoli il suddetto rimborso non sarà effettuato.

Avv. Marco Spena
Marco Spena
Consulente legale
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