Responsabilità degli amministratori della Srl dopo la riforma del 2003
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Articolo del 29/09/2005 Autore Dott. Alessandro Allaria Altri articoli dell'autore


Gli amministratori sono legati alla società da un rapporto giuridico di incarico professionale ,secondo lo schema pattizio del mandato, col quale si obbligano al curarne la gestione in base alla indicazioni dell’assemblea dei soci. Costoro sono responsabili solidalmente verso la società per i danni che le derivano dalla loro inosservanza ai doveri derivanti dalla legge o dall’atto costitutivo.

La loro responsabilità assume un diversa configurazione dopo la Riforma societaria del 2003, a secondo se si tratti di una Srl dove si fa riferimento alla diligenza dell’uomo medio ovvero di una spa dove il parametro di valutazione è la competenza professionale richiesta dall’incarico. Sempre tra le nuove disposizioni si evince la facoltà riconosciuta ai singoli soci di effettuare ispezioni e controlli , anche avvalendosi dell’assistenza di un professionista di fiducia, onde sottoporre a controllo l’operato degli amministratori e la tenuta dei libri contabili.

C’è da precisare che l’unica beneficiaria dell’azione di responsabilità è la società, la quale può anche rinunciarvi ovvero di procedere ad una transazione sempre che non vi sia l’opposizione di una parte dei soci che rappresenti almeno 1/10 del capitale sociale.

La responsabilità degli amministratori viene meno qualora riescano a dimostrare di essere esenti da colpa, ovvero abbiano manifestato il proprio dissenso al compimento dell’atto che per essere efficace deve risultare dal libro delle decisioni degli amministratori.

Importante novità della novella del 2003 è quella di sancire la responsabilità anche dei soci che abbiano approvato od autorizzato gli atti di gestione, secondo un principio per il quale la qualifica di amministratore è connessa ad una posizione sostanziale ( c.d. Amministratore di fatto).

Per quanto concerne i termini per l’esercizio dell’azione di responsabilità non è sancita una precisa scadenza e, pertanto non essendovi una disciplina derogatoria, si applica la regola generale per la quale i diritti si prescrivono in 5 anni. Tale termine inizia a decorrere dal momento in cui il diritto poteva essere esercitato e pertanto non bisogna fare riferimento al suo materiale compimento, ma alla sua esternalizzazione, essendo da tale momento che si produce il danno per la società e quindi sorge il diritto a richiederne il risarcimento


Dott. Alessandro Allaria
Formazione e consulente legale

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