Responsabilita' per inadempimento senza obbligo di prestazione
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Articolo del 28/09/2005 Autore Prof. Avv. Luigi Viola Altri articoli dell'autore


(articolo così estratto dal libro Viola-Testini , La responsabilità da contatto con la Pubblica Amministrazione , Halley editrice, Matelica-MC ).

La tesi della responsabilità da contatto amministrativo qualificato trova il suo archetipo logico-giuridico nella teoria civilistica della responsabilità per inadempimento senza obblighi di presta­zione, elaborata con riferimento a fattispecie di danno di difficile in­quadramento sistematico in quanto «ai confini tra contratto e torto» [1] , (nel senso che, nel primo caso, la fonte del danno risarcibile è contrattuale, ex art. 1218 c.c. e ssgg ., mentre nella seconda ipotesi è extracontrattuale, ex art. 2043 c.c.).

Ad essa sarebbero riconducibili ipotesi in cui «la forma giuridica del torto ( rectius : illecito) extracontrattuale appare insufficiente in quanto annega in una troppo generica responsabilità del passante o del chiunque» e, nello stesso tempo, manca «il cuore del rapporto obbligatorio ma anche il suo requisito impreteribile , la prestazione» [2] .

Secondo la dottrina civilistica «la soluzione a quest'area di turbolenza ai confini tra responsabilità aquiliana e responsabilità contrattuale» potrebbe rinvenirsi abbracciando una diversa prospettiva secondo la quale fonte dell'obbligazione risarcitoria non sarebbe né la violazione del principio del neminem laedere né l'inadempimento della prestazione, bensì la lesione di obblighi di protezione [3] , «autonomi rispetto all'obbigo di prestazione, oltre che sul piano della struttura, su quello della fonte» [4] .

Questa figura di responsabilità «da contatto sociale» ha trovato particolare riconoscimento in giurisprudenza con riguardo alla questione della responsabilità del medico dipendente dal servizio sanitario nei confronti del paziente.

Le difficoltà della giurisprudenza nell'individuare in tale fattispecie la natura giuridica della responsabilità nascono dalla mancanza di un precedente contratto su cui tale responsabilità possa fondarsi e sulla inopportunità di considerare il medico designato dalla struttura sanitaria come “l'autore di un qualsiasi fatto illecito”. Tali difficoltà hanno indotto la stessa Suprema Corte di Cassazione [5] a delineare, quale fonte di responsabilità, il «contatto sociale», il cui connotato caratterizzante risiede nell' incolpevole affidamento che il malato pone nella professionalità del medico.

Tale genere di responsabilità nasce da «un'obbligazione senza prestazione ai confini tra contratto e torto» [6] .

Questo “nuovo” modello di responsabilità, d'altronde, presenta una vis expansiva di non poco momento, tanto da aver coinvolto, per taluni aspetti, anche il rapporto giuridico insegnante-alunno.

Nella nota sentenza delle Sezioni Unite del 2002 [7] , infatti, prendendo posizione in senso negativo sulla vexata quaestio della applicabilità della presunzione di responsabilità a carico dei precettori, ex art. 2048 c.c., nel caso di danno procurato dal minore a se stesso, la Corte ha qualificato il rapporto giuridico de quo “da contatto sociale qualificato”, come fosse di natura contrattuale, sul presupposto della inapplicabilità dello schema extracontrattuale a causa della genericità soggettiva della stessa lettera della legge (il legislatore, ex art. 2043 c.c., parla di “colui che ha commesso il fatto”, non prendendo in considerazione alcun rapporto giuridico preesistente come, invece, sembra sussistere nel caso di insegnante-alunno).

Nella stessa sentenza, infatti, si è ritenuto che “ nel caso di danno arrecato dall'allievo a se stesso, sussiste una responsabilità contrat­tuale sia dell'istituto scolastico sia dell'insegnante. Con riferimento all'istituto scolastico, l'accoglimento della domanda di iscrizione e la conseguente ammissione dell'allievo determinano l'instaurazione di un vincolo negoziale in virtù del quale, nell'ambito delle obbligazioni assunte dall'istituto deve ritenersi inclusa anche quella di vigilare sulla sicurezza e l'incolumità dell'allievo, anche al fine di evitare che l'allievo procuri danni a se stesso. Con riferimento al precettore, si instaura per contatto sociale un rapporto giuridico nell'ambito del quale il precettore assume, nel quadro del complessivo obbligo di istruire ed educare, anche uno specifico obbligo di protezione e di vigilanza, onde evitare che l'allievo si procuri da solo un danno alla persona ”.

D'altronde, la stessa giurisprudenza ha formulato la tesi del contatto sociale qualificato prendendo le mosse principali dalla dottrina più autorevole [8] in materia, che già aveva ipotizzato una serie di fattispecie di “responsabilità da contatto sociale qualificato” rinvenibili nel caso di responsabilità precontrattuale [9] , di c.d. responsabilità da prospetto [10] , di c.d. responsabilità da revisione [11] , di intermediazione mobiliare, nonché in riferimento alle informazioni professionali non veritiere [12] .

Come è noto, il nostro ordinamento civile prevede principalmente due forme di responsabilità patrimoniale, diverse per presupposti, quella contrattuale e quella extracontrattuale [13] . La prima presuppone una relazione giuridica tra due soggetti preesistente e differenziata rispetto alla generale relazione di correttezza che sussiste tra tutti i soggetti dell'ordinamento; tale relazione è fonte di obblighi e, quindi, di un programma specifico di comportamento, la cui violazione cagiona un danno. Nella seconda, invece, tale relazione preesistente difetta ed il danno è cagionato da un fatto lesivo con cui si viola la generale relazione di solidarietà che vincola i membri dell'ordinamento.

Così, la giurisprudenza, in ambito civilistico , ha chiarito che la responsabilità extracontrattuale ricorre solo quando la pretesa risarcitoria venga formulata nei confronti di un soggetto autore di un danno ingiusto non legato all'attore da alcun rapporto giuridico precedente o comunque indipendentemente da tale eventuale rapporto [14] , mentre se a fonda­mento della pretesa venga enunciato l'inadempimento di un'obbligazione volontariamente contratta, ovvero anche derivante dalla legge, è ipotizzabile una responsabilità contrattuale [15] .

L'art. 1173 c.c., il quale indica le possibili fonti di tale rapporto giuridico preesistente che dà luogo, in caso di esiti patologici, alla responsabilità civile, non menziona tra le fonti dell'obbligazione una nozione così generica quale quella di «contatto sociale»; si osserva, tuttavia, che tale disposizione, nello stabilire che «le obbligazioni derivano da contratto, da fatto illecito, o da ogni altro atto o fatto idoneo a produrle in conformità dell'ordinamento giuridico», delinea un sistema caratterizzato da un'atipicità delle fonti di obbligazioni, tra le quali può essere collocato anche « il rapporto contrattuale di fatto [16] o da contatto sociale » [17] ; id est il fatto stesso che il legislatore consideri fonte di obbligazione “ogni altro atto o fatto” idoneo lascia ipotizzare un'ampia gamma di fonti giuridiche, limitate solo dal concetto di idoneità alla produzione in conformità all'ordinamento giuridico, implicitamente confermando la tesi di una responsabilità da contatto.

In questo senso, infatti, la stessa tesi del contatto sociale qualificato ben potrebbe trovare la sua fonte giuridica nel concetto di “ogni altro atto o fatto idoneo a produrre obbligazioni”, tanto più che nessuna norma giuridica, expressis verbis , sembra negare la conformità di tale tesi all'ordinamento giuridico, ex art. 1173 [18] c.c.

In tale modo, pertanto, « si ammette che le obbligazioni possano sorgere da rapporti contrattuali di fatto, nei casi in cui taluni soggetti entrino in contatto senza che tale contatto riproduca le note ipotesi negoziali e pur tuttavia ad esso si ricolleghino obblighi di comportamento di varia natura, diretti a garantire che siano tutelati gli interessi che sono emersi o sono esposti a pericolo in occasione del contatto stesso ». Una tale ipotesi riproduce lo schema proprio della respon­sabilità contrattuale in quanto « il soggetto non ha fatto ( culpa in faciendo ) ciò a cui era tenuto in forza di un precedente vinculum iuris ».


NOTE:

[1] In materia, Castronovo , L'obbligazione senza prestazione ai confini tra contratto e torto , in Scritti in onore di L. Mengoni , Milano, 1995, I, 148, ss , ora in Id ., La nuova responsabilità civile , II ed., Milano, 1997, 177, ss.; Di Majo , L'obbligazione senza prestazione approda in Cassazione , in Corr . giur . 1999, 446

[2] Castronovo , L'obbligazione senza prestazione ai confini tra contratto e torto, cit., 180.

[3] Castronovo , Obblighi di protezione, voce dell' Enciclopedia giuridica Treccani , Roma 1990, XXI, par. 4.2.

[4] Castronovo , L'obbligazione senza prestazione ai confini tra contratto e torto , cit.

[5] Cass., 22 gennaio 1999 n. 589 , in Corr . giur . , 1999 , 441 , con nota di Di Majo , L'obbligazione senza prestazione approda in Cassazione e in Resp . civ e prev. , 1999, 660, con nota di Forziati , La responsabilità contrattuale del medico dipendente: il « contatto sociale » conquista la Cassazione . Vd . altresì Cass., 8 maggio 2001 n. 6386, in CD ROM IURIS DATA, laddove si dice che “il rapporto tra il paziente e la struttura sanitaria è regolato, per quanto attiene alle prestazioni di natura sanitaria, dalle norme che concernono l'attività del medico nell'ambito del contratto d'opera professionale. Ne consegue che la responsabilità diretta dell'ente ospedaliero e quella del sanitario inserito nella struttura ospedaliera sono disciplinate, in via analogica, dalle norme che regolano la responsabilità professionale medica in esecuzione di un contratto di opera professionale, e quindi anche dall'art. 2236 c.c., che è perciò applicabile sia al medico che all'ente”. Vd . anche Cass. 7336/1998, nonché Cass. 9198/1999.

[6] La tesi della extracontrattualità , invero, prestava il fianco a numerose critiche in quanto la fattispecie astratta non sembrava coerente con quella concreta. Come evidenziato dai giudici di legittimità (Cass., 22 gennaio 1999, n. 589, cit.) “se la responsabilità del medico fosse tutta ristretta nell'ambito della responsabilità aquiliana essa sarebbe configurabile solo nel caso di lesione della salute del paziente conseguente all'attività del sanitario e quindi di violazione dell'obbligo di protezione dell'altrui sfera giuridica (inteso come interesse negativo). In altri termini la responsabilità aquiliana del medico, intesa come conseguenza della violazione del principio alterum non laedere , sarebbe configurabile solo allorché, per effetto dell'intervento del sanitario (connotato da colpa), il paziente si trovi in una posizione peggiore rispetto a quella precedente il contatto con il medico. Se, invece, il paziente non realizza il risultato positivo che, secondo le normali tecniche sanitarie, avrebbe dovuto raggiungere (ma, ciononostante, non è “peggiorato”), non sarebbe configurabile una responsabilità aquiliana del medico, per il semplice fatto che egli non ha subito un danno rispetto alla situazione quo ante , ma solo non ha raggiunto un risultato positivo (o migliorativo) che, se gli è dovuto nell'ambito di un rapporto di natura contrattuale (e, quindi, da parte dell'ente ospedaliero), non altrettanto può dirsi fuori di esso”.

[7] Cass., Sez. un. , 27 giugno 2002, n. 9346, in Resp . civ e prev. , 2002, 1013, con nota di Facci , Minore autolesionista, responsabilità del precettore e contatto sociale; in Dir. e Giust . , 2002, fasc. 33, 19, con nota di Rossetti , Quando il danno “contatto sociale” si estende agli istituti scolastici ; in Giust . civ ., 2002, I, 2414; in Studium Juris , 2002, 1514 .

[8] Castronovo , cit.

[9] Mengoni , Responsabilità contrattuale, in Ius , 1986, 125.

Sul tema generale della responsabilità precontrattuale vd . Gazzoni , Manuale di diritto privato, Napoli, 2001, 851; Di Majo , La tutela civile dei diritti, Milano, 1993, 178.

[10] Tale ipotesi di responsabilità si rinviene nel caso in cui gli autori del prospetto (società ed amministratori, in primo luogo) diffondano un documento informativo, rivolto ai possibili interessati ad investire in una società commerciale, rivelatosi, poi, falso ed inattendibile e perciò tale da rendere l'acquisto delle relative partecipazioni sociali, deciso sulle base delle informazioni così assunte, gravemente deludente sul piano economico. Vd . in tal senso Castronovo , L'obbligazione senza prestazione…, cit.

[11] Si ritiene configurabile quando una società di revisione abbia cagionato un danno a terzi in conseguenza di una negligente certificazione. In tali casi, la giurisprudenza (Cass. 10403/2002; Trib. Milano 18 giugno 1992, in Giur . It., 1992, I, 2, 1) parla di responsabilità extracontrattuale. In senso contrario vd . Castronovo .

[12] Vd . Cass. 10492/2001 che ha sottolineato come la banca trattaria, ove fornisca, pur non essendo a ciò obbligata, le informazioni richieste da altro istituto di credito in ordine all'esistenza di una sufficiente provvista per il pagamento di un assegno di conto corrente, deve dare, per non incorrere in responsabilità extracontrattuale, informazioni esatte e completamente veritiere con riguardo alla situazione presente al momento della richiesta, anche specificando, nel caso in cui si debba attendere il buon fine, gli effetti versati sul conto del traente, che in fondo non sono immediatamente disponibili. Inoltre, Cass. 10067/1999 sottolinea che tale responsabilità è giustificata dalla conoscenza che la banca ha del proprio cliente e dell'affidamento che essa comporta verso i terzi. Vd . anche Cass. 5659/1998,; Cass. 5562/1999. In tema di inesatte informazioni fornite dall' Inps vd . Cass. 1104/2003, che ha spiegato come il lavoratore indotto alle dimissioni da colpevole comportamento dell' Inps , che gli abbia erroneamente comunicato il perfezionamento del requisito contributivo per il conseguimento di pensione di anzianità, ha diritto al risarcimento del danno. Sullo stesso tema vd . anche Cass. 3635/1994; Cass. 3123/1994.

[13] Sulle differenze di disciplina si rimanda al cap. II.

[14] La “genericità soggettiva” è desumibile dalla stessa lettera della legge laddove si esalta il concetto di fatto cagionativo di danno, nonché con particolare riferimento all'inciso “colui che ha commesso il fatto” (piuttosto che la qualificazione soggettiva della responsabilità contrattuale attraverso l'individuazione del “debitore”, ex art. 1218 c.c.). Pertanto, in quest'ottica, sembrava porsi un problema di insufficiente tutela del singolo soggetto danneggiato che non sembrava potersi giovare della tutela contrattuale e che vedeva il danneggiante considerato responsabile come un qualsiasi “passante”. D'altronde, una tutela giuridica apprestata dall'ordinamento doveva pur trovare un suo riscontro positivo, anche al fine di non vulnerare lo stesso diritto di difesa costituzionalmente garantito, ex art. 24 Cost. Così, in una prospettiva costituzionale, è stata coniata la figura della c.d. responsabilità da contatto sociale.

[15] Cass., 1 ottobre 1994, n. 7989, in Foro it. , Rep. 1994, voce Responsabilità civile , n. 59

[16] Gazzoni , Manuale di diritto privato, Napoli, 2001, 837, spiega che “talvolta si assiste ad una prestazione eseguita da un soggetto in favore di un altro senza che vi sia stata una preventiva proposta. In tal senso si tratta di una situazione analoga ma nello stesso tempo diversa da quella prevista dall'art. 1327 c.c. Analoga perché è pur sempre presente un comportamento esecutivo che surroga una dichiarazione, ma diversa perché la misura della esecuzione non è fissata da una preventiva proposta, cosicché è davvero difficile ravvisare egualmente, pur a prescindere da qualsiasi dichiarazione, un contratto. Si parla da taluni, al riguardo, di contratti di fatto o contratto irregolare, ma in realtà la stessa natura contrattuale di queste vicende è oggetto di discussione. Non a caso, del resto, più attendibilmente si preferisce utilizzare l'espressione rapporti contrattuali di fatto, a sottolineare che la vicenda si realizza ed è irrilevante a prescindere dall'esistenza di un atto formale. […]La dottrina, specialmente tedesca, ha tipizzato tre possibili circostanze in cui detta vicenda di fatto potrebbe realizzarsi:

-[…]contatto sociale;

-[…]inserzione in una organizzazione comunitaria;

-[…]obblighi di prestazione[…]”.

[17] Giacchetti , La responsabilità patrimoniale dell'amministrazione nel quadro del superamento della dialettica diritti soggettivi – interessi legittimi , in Riv . amm . , 2002, 2, osserva con riguardo alla responsabilità contrattuale che questo rapporto preesistente è di solito costituito da un vincolo di natura contrattuale, ma ben può formarsi anche al di fuori di un contratto (art. 1173, c.c ); sicché la locuzione responsabilità contrattuale è sicuramente riduttiva e sta ad indicare qualunque situazione in cui il fatto lesivo causa di responsabilità è compiuto nell'ambito di un rapporto preesistente ed in violazione di un obbligo da esso previsto.

[18] In materia di diritto ad un'equa riparazione in caso di mancato rispetto del termine ragionevole del processo (ex l. 89/2001) si è sostenuto (Cass. 14885/2002, Cass. 15229/2002) che in base all'art. 1173 c.c. possano anche sussistere obbligazioni ex lege . Così il diritto ad un'equa riparazione in caso di mancato rispetto del termine ragionevole del processo, avente carattere indennitario e non risarcitorio , non richiede l'accertamento di un illecito, ex art. 2043 c.c., né presuppone la verifica dell'elemento soggettivo della colpa a carico dell'agente; esso è invece ancorato all'accertamento della violazione dell'art. 6, paragrafo 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, cioè di un evento ex se lesivo del diritto della persona alla definizione del suo procedimento in una durata ragionevole, l'obbligazione avente ad oggetto l'equa riparazione configurandosi non già come obbligazione ex delicto , ma come obbligazione ex lege , riconducibile, in base all'art. 1173 c.c., ad ogni “altro atto o fatto idoneo” a costituire fonte di obbligazione in conformità all'ordinamento giuridico. Sullo stesso tema (l. 89/2001) Cass. 6168/2003 ha avuto modo di precisare che il danno, patrimoniale o non patrimoniale, che si pretende venga indennizzato deve essere di volta in volta accertato e non può considerarsi conseguenza automatica ed indefettibile dell'eccessivo protrarsi del processo ( vd . anche anche Cass. 8/2003).


Prof. Avv. Luigi Viola
Avvocato

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