Finanziaria: il fisco entra nella banca del professionista
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Articolo del 06/01/2005 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


I commi 402 e 403 dell'articolo unico della legge 311/04 (Finanziaria 2005) rendono più incisivi i poteri di GdF e agenzia delle Entrate sul fronte delle indagini bancarie.

Oltre a stabilire misure più precise in tal senso rispetto al passato, la finanziaria introduce la "singolare" possibilità per il fisco, di conteggiare come reddito "evaso" anche i prelevamenti bancari da conto corrente, oltre ai versamenti.

Oltre a tutti i versamenti dunque, anche ogni prelevamento bancario verrà quindi sommato alla cifra considerata evasa, e starà al cittadino l'impresa di dimostrare dettagliatamente e difficilmente il contrario.
Il senso di tutto ciò starebbe nella possibilità che l'importo prelevato potrebbe esser servito ad acquistare merce a nero, per poi rivenderla sempre a nero e quindi generare un ricavo occultato al fisco.

Se nei confronti di società ciò poteva avere senso, verso i lavoratori autonomi questo comportamento da parte del fisco apparirebbe davvero eccessivo e immotivato.

Anche un semplice assegno cambiato fuori piazza dal lavoratore autonomo potrà esser considerato dal fisco come ricavo da lavoro nero, e perciò sommato a tutto il resto.
Ogni movimento di denaro in banca, quindi, può esser considerato dal fisco come ricavo generato in qualche modo da lavoro nero.


Redazione
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