OMICIDIO-EUTANASIA (Quinto Ioncoli)
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Articolo del 20/09/2005 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia di Diritto Penale tratta dal Corso on line Overlex , tenuto dall'avv. Luigi Viola, per la preparazione all'esame di avvocato 2005

Svolgimento del Dott. Quinto Ioncoli

TRACCIA

Tizio si è sposato nel 1990 con la moglie Caia.

Nel 1999 Caia ha subito un gravissimo incidente che le ha causato una totale paralisi (permanente) di tutti gli arti del corpo; così che da diversi anni è in uno stato “sostanzialmente” vegetativo.

Tizio continua ad assisterla giorno e notte con tutto l'Amore che il suo cuore riesce ancora a dargli.

Tuttavia, un giorno, preso dallo sconforto decide di “staccare” il tubo che porta il nutrimento alla moglie, lasciandola morire di fame.

In seguito a questo gesto, Caia muore dopo pochi giorni e Tizio si rende conto in concreto della follia del suo gesto.

Tizio si reca da un legale.

Il candidato, assunte le vesti del legale di Tizio, rediga motivato parere, non tralasciando di tener presente le eventuali attenuanti sussistenti.


SVOLGIMENTO (Dott. Quinto Ioncoli)

Si è rivolto a questo studio il signor Tizio che vuol conoscere la sua posizione giuridica in merito a un fatto di reato compiuto da lui stesso. Il signor Tizio, infatti, in preda ad un momento di sconforto, ha “staccato il tubo” dell'alimentazione di sua moglie Caia, che si trovava in stato sostanzialmente vegetativo da molti anni, causandone il decesso.

Il delitto in cui è occorso il signor Tizio è quello di omicidio previsto dall'art. 575 c.p.

La norma in oggetto, infatti, punisce chiunque cagiona la morte di un uomo.

Soggetto passivo del delitto è un altro uomo diverso dall'agente, è irrilevante il sesso, le condizioni di corpo o di mente, la nazionalità e la razza della vittima.

E' un delitto a forma libera per il quale non vengono richieste per la sua realizzazione modalità specifiche, e può consistere tanto in un'azione che in un omissione.

E' un delitto di evento che si consuma al momento della morte che, secondo la legge 29/12/1993 n. 578, si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell'encefalo.

In punto di elemento soggettivo il delitto in esame deve essere commesso necessariamente con dolo che può assumere le varie forme del dolo diretto, alternativo ed eventuale.

Il fatto così come descritto dal signor Tizio può astrattamente ricadere in altra disposizione del c.p., ci si riferisce all'omicidio del consenziente di cui all' 579 c.p.

Il consenso della vittima, in questo caso, fa assurgere il delitto ad autonoma figura di reato che rappresenta un'ipotesi meno grave di quella dell'omicidio comune. Il consenso deve essere serio, esplicito e non equivoco, è irrilevante la forma con cui è prestato e ad esso non devono essere apposte condizioni.

La problematica relativa all'applicazione di tale norma è condizionata dalla mancanza del consenso espressa dalla vittima. E' pur vero, però, che alcune pronunce giurisprudenziali, condizionate dall'esigenza di ridurre sensibilmente le pene, si sono impegnate in interpretazioni estensive dei requisiti di validità del consenso, anche in presenza di serie infermità psichiche. Una datata sentenza della Corte di Appello di Roma si è spinta fino a riconoscere l'esistenza di un implicito consenso da parte di un soggetto che era stato giudicato, in base ad accertamento psichiatrico, affetto da insufficienza mentale di grave grado e tale da non poter esprimere il consenso alla propria uccisione. La Corte di Roma ha desunto l'esistenza di una implicita manifestazione di volontà autodistruttiva della vittima dai pregressi rapporti di natura affettiva ed educativa fra la vittima e l'autore del reato.

Quest'ultima fattispecie non può essere applicata nel nostro caso in quanto non risulta che in passato la signora Caia avesse manifestato sintomi di autodistruzione. In ogni caso l'eventuale consenso della signora Caia non può che essere presunto, ma il consenso presunto, sulla base della convinzione ipotetica secondo cui sarebbe stato prestato se richiesto, non ha rilievo.

Strettamente collegato alla figura del delitto in esame è il problema dell'eutanasia. Con tale termine si suole indicare l'uccisione di persone affette da malattie incurabili o che si trovano in stato agonico lungo e tormentoso. In particolare, per quanto qui interessa, viene in rilievo la c.d. eutanasia attiva consistente, appunto, in un intervento attivo che cagioni la morte del paziente o che, comunque, ne abbrevi la vita.

Possiamo distinguere due ipotesi di eutanasia pietosa attiva: quella in cui il paziente presti il consenso e quella in cui non lo presta in quanto incapace di intendere e di volere.

Il soggetto attivo incorrerà nel delitto di cui all'art. 579 nel caso di eutanasia consensuale e incorrerà nel delitto di cui all' art. 575 nel caso che non venga prestato il consenso.

Inquadrata la figura in esame nel delitto di cui all'art. 575 c.p., ci dovremmo chiedere se sono applicabili le circostanze attenuanti comuni.

In particolare viene in rilievo l'attenuante consistente nell'aver agito per motivi di particolare valore morale e sociale di cui all'art. 62, n. 1 c.p.

Affinché l'attenuante possa trovare applicazione è necessario che ci sia un requisito di carattere oggettivo, rappresentato dalla qualificazione del motivo che deve obiettivamente essere di particolare valore morale o sociale, e che ci sia un requisito soggettivo psicologico, nel senso che l'agente deve essere effettivamente indotto ad agire da quel motivo. Ciò significa che non è sufficiente ad integrare la circostanza un motivo ritenuto dall'agente di particolare valore morale e sociale, se obiettivamente non sussistono gli elementi di fatto da cui il motivo è scaturito, se non esiste, cioè, una certa corrispondenza tra stato psicologico e reale situazione di fatto.

La giurisprudenza accoglie una interpretazione piuttosto restrittiva della norma in esame, considerandola quasi sempre inapplicabile. Infatti, ad eccezione di una sola, remota, pronuncia che ha riconosciuto l'attenuante in parola (Cass. 18/11/1954), la giurisprudenza degli ultimi decenni offre soltanto esempi in cui la stessa è stata negata.

Sostanzialmente sono tre le argomentazioni offerte dalla Cassazione che negano in radice la possibilità di applicazione della circostanza di cui all'art. 62 n. 1.

In primo luogo ritiene la Corte che l'eutanasia è un mezzo sproporzionato rispetto allo scopo che si prefigge, perché lede il bene superiore della vita, in secondo luogo l'eutanasia non gode di quell' incondizionato consenso sociale che è richiesto perché un motivo a delinquere posa essere apprezzato ai fini del riconoscimento dell'attenuante in commento, in terzo e ultimo luogo l'esistenza di motivi personali concorrenti con quelli altruistici esclude l'applicabilità della circostanza.

Il punto è che nelle prime due argomentazioni il supremo collegio concentra le sue attenzioni sulla condotta omicida, dimenticando che non è in discussione il disvalore della condotta ma le motivazioni dell'agente che consistono nel far cessare le sofferenze altrui.

Per quanto riguarda, invece, l'esistenza di motivi personali concorrenti, appare chiaro che la preoccupazione della Corte è quella di non avallare il fatto che una indiscriminata applicazione della norma possa estendere un trattamento benevolo anche ai casi in cui la pietà non sia l'unico reale movente. Ci si riferisce, infatti, ai casi in cui la pietà concorra, o possa concorrere, con l'esasperazione causata da una vita trascorsa a contatto con l'altrui sofferenza, e Al di fuori dei motivi egoistici, però, appare comunque chiaro che le motivazioni dell'eutanasia attiva devono comunque essere valutate sotto il profilo dell'apprezzamento di cui essa gode all'interno della comunità.

Alla luce delle suesposte considerazioni si dovrà, quindi, pervenire alle seguenti conclusioni.

L'esclusione dell'applicazione dell'art. 579, omicidio del consenziente, escluso per mancanza del consenso, anche presunto, della vittima, riconduce il delitto in questione nell'ambito dell'omicidio volontario ex art. 575 c.p.

Il signor Tizio sarà, quindi, presumibilmente rinviato a giudizio per omicidio ex art. 575 c.p.

Per quanto riguarda, invece, l'applicazione dell'attenuante di cui all'art. 62 n. 1, presumibilmente, sulla base della citata giurisprudenza della Corte di Cassazione, non sarà concessa e ciò anche per un altro motivo, il signor Tizio, infatti, ha compiuto il suo gesto durante un momento di sconforto. Sembrerebbe che ricorrano, quindi, quei motivi di carattere personale che comportano l'esclusione in radice dell'attenuante in commento.

Dott. Quinto IONCOLI


Redazione
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