Diritto al ricongiungimento familiare
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Articolo del 10/09/2005 Autore Marco Spena Altri articoli dell'autore


Aspetti introduttivi.
Discutere di ricongiungimento familiare vuol dire chiedersi quali siano le condizioni che legittimano persone unite da un vincolo familiare a vivere, o a tornare a vivere insieme nel paese in cui una di esse soggiorna stabilmente. Il diritto alla vita familiare trova numerosi riscontri e riconoscimenti in campo internazionale e, anche nel nostro paese, attraverso le statuizioni della Carta Costituzionale, l'unità familiare sembra essere riconosciuta e tutelata.

Perché, allora, condizionare tale diritto in modo da limitarne significativamente l' effettiva titolarità? Perché orientarsi, come del resto anche il Legislatore italiano sembra fare, verso misure che appaiono inutilmente vessatorie? Quanto alla sua qualificazione tra le situazioni giuridiche, il diritto al Ricongiungimento ed alla coesione familiare, non ha ricevuto una configurazione univoca, ma è risultato identificato in una serie di situazioni sovrapposte e contraddittorie: diritto fondamentale di libertà, diritto sociale, mero interesse legittimo di natura pretensiva. La questione è molto controversa e il nostro Ordinamento è ancora troppo lontano dai principi che vanno ormai affermandosi in altri Ordinamenti pure facenti parte della Comunità Europea.
Il Legislatore italiano, giunto successivamente ad altri a dover disciplinare il fenomeno dei flussi di immigrazione internazionale, pare orientato, come prima accennavo, a politiche di netta riduzione della libertà di ricongiungimento familiare.
Il lungo elenco delle condizioni abilitanti il cittadino straniero al ricongiungimento familiare nel nostro Paese possono essere suddivise in due aspetti: le condizioni imposte a colui che chiede il ricongiungimento e quelle imposte ai familiari per i quali si chiede l' ingresso in Italia.

- Questioni pratiche.
Secondo il disposto dell' art. 28 t.u. sull'immigrazione (D.l.vo. 286/98) il diritto al ricongiungimento familiare spetta esclusivamente a chi sia titolare di carta di soggiorno o di un permesso di soggiorno di durata non inferiore all'anno. Nonostante l'elencazione apparentemente tassativa, come si evince anche dalla giurisprudenza della Corte Costituzionale (sent. n. 28 del 19/1/1995), è da ritenersi che qualunque titolo di soggiorno, purché acceda ad un'autorizzazione rinnovabile e con scadenza pari almeno ad un anno, legittimi alla richiesta del ricongiungimento familiare, ferma restando la sussistenza degli altri requisiti (alloggio e reddito).
Non si capisce allora il perché le Prefetture (tra cui quella di Cosenza), presso le quali è ormai stato istituito e reso operativo lo Sportello Unico per l'immigrazione, neghino il diritto all'unità familiare al cittadino straniero possessore di un permesso di soggiorno per motivi di famiglia. Eppure la Corte Costituzionale nella richiamata sentenza pareva orientarsi diversamente! Perché anche i permessi di soggiorno per motivi familiari sono suscettibili di rinnovo con scadenza pari ad un anno!
Del resto anche la Corte di Cassazione, con la nota sentenza n. 1714 del 2001, depositata in Cancelleria il 7/02/2001, ha puntualmente ribadito che i permessi di soggiorno per motivi di famiglia e per motivi di lavoro devono essere ricompresi in un'unica tipologia, anche perché il cittadino straniero che richiede il ricongiungimento è tenuto a dimostrare la disponibilità di un alloggio e di un reddito annuo derivante da fonti lecite (non necessariamente da lavoro) per la determinazione del quale si tiene conto anche del reddito annuo complessivo dei familiari conviventi con il richiedente.
Orbene, a mio avviso, la Corte di Cassazione con la citata sentenza non fa altro che mettere in evidenza un dato innovativo: il ricongiungimento familiare spetta anche ai possessori di permesso di soggiorno per motivi familiari conviventi nel nostro Paese con un cittadino italiano, anche non in costanza di matrimonio. Ed è proprio per tale motivo che le Prefetture (UTG) non dovrebbero rifiutare le istanze di ricongiungimento presentate da cittadini stranieri con permesso di soggiorno per motivi di famiglia e conviventi con cittadini italiani che con il loro reddito posso mantenere il richiedente l'unione familiare e il soggetto richiesto.

Invito, dunque, quanti si trovassero di fronte ad un rifiuto di tal sorta di battersi perché dove c'è certezza c'è vittoria, anche se la certezza molte volte siamo noi a doverla dimostrare.

Avv. Marco Spena
Marco Spena
Consulente legale
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