Riflessioni brevissime sulla responsabilità contrattuale ed extracontrattuale
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Articolo del 12/08/2005 Autore Prof. Avv. Luigi Viola Altri articoli dell'autore


-RIFLESSIONI BREVISSIME SULLA RESPONSABILITA’ CONTRATTUALE ED EXTRACONTRATTUALE (articolo dell’avv. Luigi Viola)




Il legislatore civile, ex art. 1218 c.c. e art. 2043 c.c., individua fattispecie tipiche di responsabilità, imponendo al danneggiante il risarcimento proporzionato (sub specie di danno emergente e lucro cessante, ex art. 1223 c.c.) allo stesso danno arrecato verso l’altra parte contraente e/o verso un terzo. Si determina, in tal senso, un duplice canale risarcitorio, poiché il rapporto giuridico instauratosi tra danneggiante-danneggiato potrà trovare il suo collegamento causale in un contratto (ovvero, più in generale, in un negozio giuridico), tale da imporre all’interprete il meccanismo risarcitorio ex art. 1218 c.c., oppure in un collegamento causale occasionale, tale da imporre il risarcimento per danno extracontrattuale , ex art. 2043 c.c.
Pertanto, ai fini dell’individuazione di possibili responsabilità idonee a legittimare una pretesa risarcitoria, l’interprete sarà chiamato ad operare una prima qualificazione giuridica della fattispecie concreta verificatasi, qualificando il rapporto intercorrente tra danneggiato e danneggiante in termini contrattuali ovvero extracontrattuali.
D’altronde, tale prima qualificazione giuridica della fattispecie si rende assolutamente necessaria, in virtù delle numerose distinzioni tra le due tipologie di responsabilità .
In particolare, infatti, vi sarebbero almeno cinque differenze di disciplina giuridica applicabile , relative all’onere probatorio, all’entità del risarcimento, alla prescrizione dell’azione, alla costituzione in mora e alla capacità. Sotto il primo profilo, nella responsabilità contrattuale, all’attore è sufficiente provare il suo credito e la scadenza dell’obbligazione; sarà il debitore a dimostrare di non aver potuto adempiere esattamente la prestazione per una causa a lui non imputabile , ex art. 1218 c.c.
Nella responsabilità extracontrattuale, secondo i principi generali ex art. 2697 c.c., è invece l’attore che ha l’onere di provare non solo che la condotta del convenuto ha provocato un danno, ma anche che si tratta di un comportamento colposo o doloso (fatta eccezione per la responsabilità indiretta).
Con riferimento, poi, all’entità del risarcimento nella responsabilità contrattuale, ex art. 1225 c.c., il legislatore prevede che se l’inadempimento o il ritardo (c.d. inadempimento parziale) non dipende da dolo del debitore “il risarcimento è limitato al danno che poteva prevedersi nel tempo in cui è sorta l’obbligazione”, imponendo un limite ben definito derivante dall’elemento psichico; in altri termini, seppure, di massima, nell’ambito della responsabilità contrattuale e con riferimento all’an il legislatore non sembra far riferimento all’elemento psichico della colpa o del dolo (nell’art. 1218 c.c. si parla di inadempimento e/o ritardo derivante dall’impossibilità della prestazione per causa “non imputabile” al debitore), con riferimento al quantum debeatur l’elemento psichico assume fondamentale importanza.
Diversamente, la limitazione di responsabilità, in assenza di dolo, al danno che poteva prevedersi, non sussiste in materia di responsabilità extracontrattuale, perché l’art. 2056 c.c. non richiama l’art. 1225 c.c.: la prevedibilità del danno, quindi, in questa sede ed in tema di quantum debeatur non assume lo stesso rilievo dell’ipotesi contrattuale.
Ulteriore differenza di disciplina emerge nell’ambito della prescrizione dell’azione risarcitoria: la responsabilità contrattuale, di massima, è decennale, ex art. 2946 c.c. (fatta eccezione per alcuni contratti, ex artt. 2949-2952 c.c.), diversamente da quella extracontrattuale che è soggetta alla prescrizione quinquennale, ex art. 2947 c.c.
Inoltre, sotto il profilo della mora , emergono notevoli differenze strutturali, poiché nella responsabilità contrattuale “il debitore è costituito in mora mediante intimazione o richiesta fatta per iscritto ”, ex art. 1219 c.c. (con le relative eccezioni), tanto che si parla di mora ex persona, diversamente dall’ipotesi extracontrattuale dove la mora è ex re ovvero automatica.
Altresì è diversa la capacità richiesta ai fini dell’imputabilità della responsabilità: nella responsabilità contrattuale occorre quella di agire, mentre nella extracontrattuale è sufficiente quella naturale.
In questo senso, pertanto, le due ipotesi risarcitorie sembrano ben diverse, soprattutto sotto il profilo della disciplina giuridica applicabile, derivante, evidentemente, da due ratio legis difformi: la responsabilità contrattuale mira a ristabilire lo status quo ante, come sembra desumibile da una lettura dello stesso art. 1218 c.c., laddove si pensi al nesso causale inadempimento-risarcimento, nonché all’assenza di richiesta di accertamento dell’elemento psichico, quasi a voler esaltare il concetto di danno implicito nell’oggettivo inadempimento; diversamente, nella responsabilità extracontrattuale, ex art. 2043 c.c., il legislatore utilizza una terminologia ben diversa, come “colpa”, “dolo”, “danno ingiusto”, lasciando intendere come possano non solo sussistere danni giusti (o quantomeno, si dice, giustificabili), ma anche danni eziologicamente collegati con una certa condotta lesiva altrui e, tuttavia, non risarcibili se commessi senza dolo o colpa, perché, si precisa, in quest’ambito la ratio legis impone logiche affllittive-sanzionatorie (piuttosto che ripristinatorie), in un’ottica general-rieducativa.
Tuttavia, secondo una certa impostazione , proprio in considerazione della diversità di ratio ispiratrice delle due tipologie di responsabilità, nonché in considerazione delle diversità strutturali pacificamente sostenute da dottrina e giurisprudenza, i due tipi di responsabilità non sarebbero tra loro alternativi, quanto piuttosto cumulabili.
Si precisa, infatti, come nella realtà possa ben accadere che un fatto di per sé unico possa generare più danni (c.d. plurioffensività del danno), investendo tanto profili contrattuali (ad es. inadempimento) che extracontrattuali (violazione di principi generali del neminem laedere), imponendo al danneggiante un duplice risarcimento.
D’altronde, se a monte i due tipi di responsabilità sono diversi , questo implica, come corollario logico-deduttivo, la cumulabilità tra danno contrattuale ed extracontrattuale, determinando un aumento piuttosto significativo del quantum debeatur.
Sotto tale profilo argomentativo, pertanto, si ha concorso di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale , se dallo stesso fatto derivano due azioni, ma non se le azioni derivano da due fatti diversi e si ha la violazione tanto di un obbligo contrattuale, quanto del principio del neminem laedere . Occorrono, quindi, tre condizioni: l’unicità del fatto lesivo, la coincidenza soggettiva danneggiante-debitore e danneggiato-creditore, la derivazione oggettiva del danno aquiliano come conseguenza diretta dell’inadempimento dell’obbligazione.
Tra l’altro, la possibilità del cumulo tra i due tipi di responsabilità, determina non solo un aumento economico della pretesa risarcitoria, ma anche che nell’ipotesi in cui venga meno l’esperibilità di una delle due azioni per ragioni ad essa relative, come la prescrizione, rimane ferma l’altra azione , la quale, anche se fondata su medesimi presupposti di fatto, è soggetta al suo correlativo termine prescrizionale .
Alla luce di tali principi, sono state individuate una serie di ipotesi di concorso, soprattutto in tema di danni cagionati da prodotti difettosi , ovvero realizzati con materiali ad alto rischio (laddove si pensi, ad esempio, a giocattoli per bambini realizzati con materiale cancerogeno), nonché danni cagionati nell’ambito dell’esercizio dell’attività medico-chirurgica (si pensi, ad esempio, ad un inesatto adempimento causativo di danno estetico), e, ancora, danni cagionati al dipendente in violazione degli obblighi di sicurezza di cui all’art. 2087 c.c., ecc .
In altri termini, in tutte queste ipotesi, è possibile cumulare entrambe le azioni risarcitore, poiché ognuna di esse è riferibile ad un diverso ambito applicativo; né sembrerebbe potersi ipotizzare la prevalenza di una certa tipologia di danno sull’altra, attestata una diversa lesività tra danno contrattuale ed extracontrattuale.
Accanto a tali ipotesi di concorso di responsabilità, vi sono, poi, fattispecie di concorso solo apparente, tale da inibirne la doppia tutela risarcitoria, poiché manca la medesima soggettività giuridica, come nel caso in cui il debitore cagioni col suo inadempimento contemporaneamente un danno contrattuale al creditore e un danno extracontrattuale a terzi; ovvero, viceversa, nell’ipotesi in cui sussista la medesima soggettività giuridica (attiva e passiva), ma non il collegamento causale diretto rispetto al contenuto dell’obbligazione (si pensi alla fattispecie in cui il debitore violi un diritto del creditore eterogeneo rispetto all’oggetto contrattuale); altresì, è fattispecie di concorso apparente l’ipotesi di cui alla responsabilità contrattuale del debitore si affianchi, per il medesimo evento lesivo, la responsabilità aquiliana di un terzo estraneo al rapporto obbligatorio.
In altri termini, si dice, affinché possa sussistere concorso di responsabilità contrattuale ed extracontrattuale effettivo e non meramente formale, devono non solo poter sussistere le due ipotesi risarcitorie legate al medesimo evento lesivo, ma altresì devono essere eziologicamente collegate ai medesimi soggetti, dal lato attivo e passivo del rapporto obbligatorio.
Tuttavia, seppur l’intentio legis sembra sufficientemente chiara e determinata, problemi interpretativi si pongono, per lo più, nell’ambito dell’individuazione, in concreto, delle ipotesi di responsabilità extracontrattuale, poiché il legislatore si limita ad enunciare un principio generale di responsabilità, lasciando il problema ermeneutico all’interprete.
Tra l’altro, il legislatore, ex art. 2043 c.c. e art. 2059 c.c., impone al danneggiante il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali verso il danneggiato, lasciando ipotizzare, evidentemente, la cumulabilità tra più voci di danno appartenenti alla medesima tipologia di responsabilità.























Prof. Avv. Luigi Viola
Avvocato

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