Esame avvocato: parere penale svolto "concorso ex art. 110 c.p. - concorso anomalo ex art. 116 c.p. - omicidio volontario - rissa aggravata ex art. 588"
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Articolo del 19/11/2015 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Parere di diritto penale estratto dal Corso di Preparazione per l'esame di Avvocato tenuto da Luigi VIOLA su overlex.com

TRACCIA DI DIRITTO PENALE

 

Tizio vive nell’hinterland milanese, dove sempre più spesso bande rivali litigano per il dominio sul territorio ed escono di sera armate di coltelli.
Tizio, Caio e Sempronio, appartenenti alla stessa banda, incontravano nel locale Cronicare, Federico, Andrea, Alex, appartenenti ad altra banda.
Caio accusava Federico di spacciare droga nel suo territorio; ne sorgeva una rissa, alla quale partecipavano attivamente anche Tizio e Sempronio, nonché Andrea ed Alex.
Durante la rissa, tutti i partecipanti prendevano in mano alcuni coltelli; purtroppo, Andrea veniva ferito gravemente da Caio; dopo poche ore dal ferimento, Andrea moriva.
Tizio si recava da un legale.
Il candidato, assunte le vesti del legale, premessi brevi cenni sui tratti differenziali tra omicidio preterintenzionale, omicidio posto in essere con dolo eventuale e morte da rissa ex art. 588 comma 2 c.p., rediga motivato parere.

 

Svolgimento della dott.ssa Martina TROST

 

Il parere richiesto riguarda i profili di rilevanza penale della condotta assunta da Tizio durante una rissa. Nello specifico, ci si interroga se possa imputarsi a Tizio, a titolo di concorso ex art. 110 c.p., oppure ex art. 116 c.p., il delitto di omicidio volontario commesso da altro corrissante, oppure debba semplicemente rispondere del solo reato di cui all'art. 588, II comma c.p..

Tizio, assieme a Caio e Sempronio, facevano parte di una banda criminale. Mentre si trovavano in un locale di Milano, incontravano una fazione rivale composta da Federico, Alex e Andrea. A causa di una disputa su una questione di droga, sorgeva una rissa che li vedeva tutti coinvolti armati di coltelli. Durante la colluttazione Caio feriva gravemente Andrea che moriva poche ore dopo.

Ai fini di una corretta qualificazione della fattispecie delittuosa commessa da Caio è necessario, preliminarmente, chiarire i tratti differenziali tra l'omicidio preterintenzionale previsto dall'art. 584 c.p., l'omicidio volontario ex art. 575 c.p. e la rissa aggrava ex art. 588, II comma c.p..

L'art. 584 c.p. punisce chiunque con atti diretti a commettere uno dei delitti previsti dagli art. 581 o 582 c.p. cagiona la morte di un uomo. Tale norma individua l'unico esempio di delitto preterintenzionale previsto dal nostro ordinamento. Si tratta di una tipica ipotesi di delitto aggravato dall'evento in cui, ai sensi dell'art. 43 c.p., dall'azione di percosse o lesioni posta in essere dal soggetto agente deriva un evento dannoso più grave di quello da lui voluto.

Viceversa, l'art. 575 c.p. punisce chiunque cagioni con dolo la morte di un uomo. In base all'art. 43 c.p. si possono individuare diverse forme di intensità del dolo; da quella più intensa di dolo intenzionale, a quella intermedia di dolo diretto a quella più labile di dolo eventuale. Secondo la giurisprudenza tradizionale, quest'ultima forma di dolo si configura quando il soggetto agente si rappresenta la concreta possibilità del verificarsi dell'evento come conseguenza della propria azione ma, nonostante ciò, agisce accettando il rischio di cagionarlo.

L'elemento che permette di distinguere queste due fattispecie astratte è la volontà del soggetto agente. Nel delitto preterintenzionale la volontà dell'agente sarebbe diretta solamente a commettere percosse o lesioni personali, escludendo ogni previsione dell'evento morte. Una parte della dottrina ricostruisce tale fattispecie come ipotesi di dolo misto a responsabilità oggettiva, ove il dolo è riferito al reato-base di cui agli art. 581 e 582 c.p. e la responsabilità oggettiva all'evento più grave non voluto, che viene ascritto all'agente sulla base del solo nesso di causalità materiale con la condotta tenuta (Cass. pen. n. 19611/2006). Altra parte della dottrina, identifica l'elemento soggettivo nel dolo misto a colpa; dolo in relazione alle percosse o lesioni effettivamente volute, colpa rispetto all'evento morte. (Cass. pen. n. 37385/2006). Viceversa, nel reato di cui all'art. 575 c.p., la volontà dell'agente è sorretta da un vero e proprio "animus nocendi", che si rinviene anche nella forma meno intensa del dolo eventuale (Cass. pen. 14647/2014).

Alla luce di tale impostazione è agevole affermare che, nel caso in esame, tenuto contro delle concrete modalità di azione, nonché del possesso dell'arma e della forte rivalità con Andrea, Caio ha commesso il delitto di cui all'art. 575 c.p. 

Se da un lato, può risultare pacifica la responsabilità di Caio, in quanto autore materiale dell'omicidio di Andrea, per il delitto di cui all'art. 575 c.p. in concorso formale con l'art. 588, II comma c.p., più complessa si profila la posizione assunta da Tizio in qualità di semplice corrissante.

L'art. 588, II comma c.p. statuisce che, qualora durante un rissa, derivi la morte o lesioni personali di taluno, i corrissanti sono puniti con la reclusione da 3 mesi a 5 anni per il solo fatto di aver partecipato alla colluttazione. Anche tale fattispecie costituisce un'ipotesi di delitto aggravato dall'evento e, in quanto tale, va interpretata alla luce del principio di colpevolezza sancito dall'art. 27 della Costituzione. Infatti, per poter imputare a Tizio l'evento più grave, è indispensabile potergli almeno rimproverare a titolo di colpa la sua mancata prevedibilità. Nel caso di specie, infatti, si può rimproverare a Tizio di essersi reso volontariamente partecipe alla colluttazione violenta. Pertanto, gli si potrà imputare l'evento morte non voluto per il solo fatto di aver preso parte alla rissa, e sarà chiamato a rispondere del reato di rissa aggravata previsto dal II comma dell'art. 588 c.p..

Tuttavia, è doveroso chiarire se Tizio possa aver agito in qualità di concorrente ai sensi dell'art. 110 c.p. che, in caso di risposta affermativa, darebbe luogo al concorso formale tra il reato di cui all'art. 575 c.p. e il 588, II comma c.p..

Per poter addivenire ad una tale affermazione di responsabilità, si deve verificare se, nel caso concreto, sussistano tutti gli elementi necessari per configurare un concorso di persone nel reato di omicidio commesso da Caio ossia: l'accordo dei tre per commettere il fatto di reato, il contributo causale, materiale o morale, da parte del corrissante e il suo dolo di concorso.

A rigore, si dovrebbe valutare se Tizio abbia partecipato alla realizzazione dell’illecito dando un proprio contributo causale materiale o morale.

Si ha concorso materiale ogniqualvolta una condotta atipica di aiuto si rivela condizione necessaria per l’esecuzione del fatto penalmente rilevante da altri commesso. L’indagine sul contributo causale, va quindi compito in relazione alle concrete modalità di realizzazione del fatto di omicidio.

Si potrebbe parlare di concorso causale materiale da parte di Tizio nell’omicidio solo nell’eventualità in cui i tre corrissanti si fossero preventivamente accordati per fare una “spedizione punitiva” diretta contro Andrea, Alex e Federico, ma di un tanto, nel caso concreto, non c’è traccia.

Anzi, emerge chiaramente che i tre componenti della banda si sono solo ritrovati in un bar dove la rissa è scoppiata all’improvviso a causa di un diverbio.

Neppure sotto forma di concorso morale può ascriversi la responsabilità di Tizio nella realizzazione dell’evento. Di fatto, durante l’azione omicida, Tizio non ha mai istigato, determinato o rafforzato l’intento di Caio.

Inoltre, nel caso di specie, è agevole constatare che manca anche il dolo di concorso, ossia la volontà e la consapevolezza di aiutare Caio nel suo intento criminoso. L’azione omicida appare infatti, del tutto spontanea e improvvisa, frutto di una libera ed autonoma scelta di Caio.

Pertanto, alla luce delle circostanza concrete in cui sono avvenuti i fatti la sera dell’omicidio, non può essere estesa a Tizio la responsabilità per il delitto di omicidio in quanto non ha concorso ai sensi dell’art. 110 c.p. alla commissione del reato.

Si potrebbe, a questo punto, richiamare la disciplina del concorso anomalo ex art. 116 c.p..

Tale norma disciplina il caso in cui, qualora il reato commesso sia diverso da quello voluto da taluno dei concorrenti, anche questi ne risponde, se l’evento è conseguenza della sua azione od omissione.

Sul punto la giurisprudenza è da tempo divisa, poiché alcune pronunce della Corte di Cassazione hanno affermato che la fattispecie aggravata di rissa prevista dall’art. 588, II comma c.p. concorre con il reato di omicidio solo con riferimento all’autore materiale e a coloro nei cui confronti siano ravvisabili gli estremi del concorso materiale o morale ai sensi dell’art. 110 c.p.. Quindi, nei confronti di coloro che si sono limitati a partecipare alla rissa sarebbe configurabile la sola fattispecie di rissa aggrava dall’evento. (Cass. pen. N. 20933/2008).

Tale posizione però, non è condivisa dalla giurisprudenza più recente, che ammette il concorso anomalo ex art. 116 c.p. nei casi come quello in esame. Infatti, aderendo alla prima posizione della Cassazione si rischierebbe di non punire adeguatamente i corrissanti che, sebbene non diretti autori materiali dell’omicidio, erano in grado di prevedere la realizzazione dell’evento più grave. (Cass. pen. n. 283/2009, conf. Cass. pen. n. 31219/2009).

Tuttavia, si ritiene che nel caso di specie vada escluso anche il concorso anomalo.

Per poter imputare a Tizio la responsabilità per il reato più grave e diverso da quello voluto, gli si dovrebbe rimproverare, a titolo di colpa, di non aver previsto che si sarebbe realizzato il diverso reato di omicidio.

Tizio, quindi, avrebbe dovuto accorgersi e prevedere che dalla condotta tenuta da Caio sarebbe potuta derivare la morte di Andrea.

Un tanto, considerate le concrete circostanze in cui è avvenuta l’azione, non gli è di certo rimproverabile. La rissa, infatti, è scoppiata all’improvviso e non risulta che i corrissanti si fossero precedentemente accordati per dare una lezione alla banda rivale. Nemmeno dal possesso dei coltelli si può desumere la prevedibilità del reato non voluto. E’ dato certo, infatti, che i tre provenivano dall’hinterland milanese, dove era abitudine di tutti girare armati di coltelli. Inoltre, Caio non ha mai confidato alla propria banda di voler utilizzare l’arma quella sera, né è dato sapere sulla sua indole aggressiva o meno, né suoi rapporti pregressi delle due bande rivali.

Pertanto, alla luce delle argomentazioni svolte, si ritiene Tizio imputabile per il solo delitto di rissa aggravata dall’evento ex art. 588, II comma c.p.; non potendosi ravvisare in capo allo stesso né un concorso ex art. 110 c.p. né il concorso anomalo ex art. 116 c.p..


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