Responsabilitą del liquidatore alla luce del decreto semplificazioni fiscali
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Articolo del 12/03/2015 Autore Dott.ssa Fabrizia Gaia Postiglione Altri articoli dell'autore


          <p>Tra le recenti ed importanti novit&agrave; apportate dal <strong>Decreto semplificazioni fiscali</strong> un aspetto rilevante concerne le <strong>responsabilit&agrave; previste per Liquidatori, ex amministratori e soci</strong>. </p>
          <p>Ci soffermeremo ad analizzare il comma 5 dell'articolo 28 del <strong>D.Lgs. n. 175 del 21 novembre 2014 </strong>, che modifica una precedente disposizione (art. 36, D.P.R. n. 602/1973) in tema di responsabilit&agrave; ed obblighi dei liquidatori delle Societ&agrave;. </p>
          <p>Questa ultima ipotesi riguarda tutti i casi in cui siano stati soddisfatti i soci a danno dei <strong>crediti tributari</strong> oppure se questi ultimi siano stati soddisfatti in maniera inferiore in violazione dell'obbligo di rispettare il grado di privilegio dei crediti. </p>
          <p>La <strong>responsabilit&agrave; degli amministratori</strong> riguarda l'ultimo biennio di gestione e prende in considerazione le eventuali operazioni di liquidazione o di occultazione di documenti inerenti&nbsp; l'attivit&agrave; Sociale. </p>
          <p>Questo comportamento fraudolento pu&ograve; svolgersi anche mediante l'omissione delle scritture contabili. </p>
          <p>L'ultima ipotesi analizzata dal recente Decreto riguarda la responsabilit&agrave; dei soci che sempre nell'ultimo biennio di imposta precedente alla messa in liquidazione abbiano ricevuto denaro o altri beni in assegnazione. </p>
          <p>Aspetto rilevante concerne la motivazione che l'amministrazione deve notificare pertanto questo tipo di responsabilit&agrave; non sar&agrave; accertata automaticamente ma solo previo atto motivato dell'amministrazione (in seguito vedremo che questo &egrave; uno dei tanti aspetti che rende questo Decreto legislativo poco chiaro). </p>
          <p>Ci si interroga se il tipo di credito avr&agrave; <strong>natura civilistica oppure fiscale</strong>? Prendendo in considerazione il d.p.r. 602/1973 emerge chiaramente la natura civilistica dello stesso dal momento che viene considerato un titolo autonomo rispetto all'obbligazione tributaria la quale altro non sarebbe che un presupposto della medesima responsabilit&agrave;. </p>
          <p>Questa precisazione si rende necessaria per chiarire la natura della obbligazione tributaria che rappresenta un debito distinto e l'obbligato risulter&agrave; del tutto estraneo al procedimento finalizzato ad accertare il debito stesso. In sostanza i Liquidatori, cosi come amministratori e soci, saranno responsabili allorquando l'imposta sar&agrave; definitivamente accertata nei confronti della Societ&agrave; e i tributi saranno tutti quelli iscrivibili a ruolo (ulteriore aspetto poco chiaro della norma). </p>
          <p>In riferimento <strong>all'onere probatorio</strong> il Decreto legislativo ha previsto una inversione a sfavore soggetti ritenuti responsabili vale a dire Liquidatori, amministratori&nbsp; e soci. </p>
          <p>Resta confermata l'ipotesi in cui i Liquidatori inadempienti risponderanno in proprio del pagamento delle imposte (anche se non &egrave; chiaro a che titolo e soprattutto perch&eacute; non debba sussistere u na sorta di responsabilit&agrave; solidale – e pertanto i Liquidatori potrebbero addirittura vantare il diritto alla rivalsa nei confronti del debitore originario ) dovute per il periodo di liquidazione e per i periodi precedenti. </p>
          <p>Quanto predetto non trover&agrave; applicazione se si riuscir&agrave; a dimostrare di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all'assegnazione di beni ai singoli soci o di aver soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari. </p>
          <p>Il valore di questi beni sar&agrave; considerato proporzionalmente equivalente alla quota detenuta dal socio a meno che quest'ultimo riesca a provare il contrario e il patrimonio preso in esame della Societ&agrave; sar&agrave; considerato quello all'inizio della liquidazione. </p>
          <p>&Egrave; importante rilevare che le suddette condizioni dovranno avvenire prima che la Societ&agrave; venga definitivamente cancellata dal registro delle imprese. </p>
          <p>Questa disposizione contrasta la normativa attuale che a partire dalla nota riforma del diritto societario del 2004 prevede all'art. 2495 che “ Approvato il bilancio finale di liquidazione, i Liquidatori devono chiedere la cancellazione della Societ&agrave; dal registro delle imprese. Ferma restando l'estinzione della Societ&agrave;, dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei Liquidatori, se il mancato pagamento &egrave; dipeso da colpa di questi. La domanda, se proposta entro un anno dalla cancellazione, pu&ograve; essere notificata presso l'ultima sede della Societ&agrave;.” </p>
          <p>Il Decreto in esame invece lascia sopravvivere una Societ&agrave; cancellata ancora per cinque anni al sol fine di consentire al Fisco di effettuare un'attivit&agrave; di accertamento infatti, si prevede espressamente che “ ai soli fini della liquidazione , accertamento , contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l' estinzione della Societ&agrave; di cui all'articolo 2495 del codice civile ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle imprese”. </p>
          <p>La posizione dell'Amministrazione Finanziaria appare fortemente agevolata sia perch&eacute; essa differentemente da quello che accade in ambito societario non deve provare che il comportamento dei soggetti responsabili sussista a titolo di dolo colpa. </p>
          <p>Baster&agrave;,infatti, dimostrare semplicemente che sussistano i presupposti oggettivi ossia: </p>
          <p>a) sussistenza di debiti tributari certi e definitivi a carico della Societ&agrave; </p>
          <p>b) attivit&agrave; di liquidazione esistente </p>
          <p>c) distrazione dei beni o del denaro avvenuta per finalit&agrave; diverse dal pagamento delle imposte dovute. </p>
          <p>&nbsp;</p>
          <p>Il&nbsp; <strong>Decreto semplificazioni</strong> quindi fa rivivere una Societ&agrave; inesistente ma, cosa ben pi&ugrave; grave, <strong>non chiarisce alcuni aspetti ossia: </strong></p>
          <p>&#149;&nbsp; quali sono le imposte prese in considerazione?&nbsp; La Legge in maniera vaga fa riferimento solo ad “imposte dovute” anche se l'obbligo del pagamento riguarda l'art . 36, D.P.R. n. 602/1973 relativo alle sole imposte sul reddito, Il Legislatore prende in considerazione tutte le imposte senza considerare il fatto che nel Decreto non se ne faccia alcun cenno </p>
          <p>- l'Agenzia delle Entrate accerta la responsabilit&agrave; con un “atto motivato” quindi non con un atto di accertamento e questo,pertanto, potrebbe essere qualificato come un mero atto finalizzato semplicemente a contestare le carenze del Liquidatore nell'esercizio delle proprie attivit&agrave; . L'atto in questione invece, secondo il Legislatore, deve essere impugnato dinanzi ai Giudici Tributari. </p>
          <p>- a che titolo &egrave; sanzionabile la condotta del Liquidatore? </p>
          <p>Da una lettura del Decreto semplificazioni emergono quindi delle serie criticit&agrave; che il Legislatore dovrebbe urgentemente sanare o quantomeno motivare per evitare che l'Amministrazione Finanziaria possa trovarsi in una posizione fin troppo tutelata. </p></td>

 


Dott.ssa Fabrizia Gaia Postiglione
P. avvocato

www.postiglione-associati.it
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