Responsabilita' civile dei magistrati: riforma legge 13 aprile 1988, n. 117 - legge Vassalli
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Articolo del 19/01/2015 Autore Angelo Giraldi Altri articoli dell'autore


L'attuale disciplina legislativa che regola la responsabilità civile dei magistrati è contenuta nella legge del 13 aprile 1988, n. 117. Ampiamente criticata fino alla data odierna, in seguito alla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 24 novembre 2011 (C-379/10), la c.d. legge Vassalli ha provocato l’apertura di due procedure di contenzioso con la Commissione europea.

 

È ora sotto esame della Camera dei Deputati la proposta di legge A.C. 2738, già approvata dal Senato, la quale intende riformare la suddetta legge Vassalli a favore di un raccordo con il diritto dell’Unione Europea. Si tenta, infatti, di apportare emendamenti tali da uniformare le norme interne all’ordinamento italiano con quelle comunitarie, che secondo la CGUE cozzano giacché:

a)      il danno risarcibile provocato da un giudice non può derivare anche da interpretazioni di norme di diritto o da valutazione di fatti e prove;

b)      in casi diversi da quelli citati alla lettera a) possono essere imposti “requisiti più rigorosi di quelli derivanti dalla condizione di una manifesta violazione del diritto vigente”.

 

Con riferimento alla risarcibilità del danno patrimoniale e non patrimoniale, la proposta di legge allarga la stessa risarcibilità al di là dei limiti delle ipotesi attualmente previste dalla legge, cioè quelle di privazione della libertà personale per atti compiuti dal magistrato. Allorché la proposta si debba intendere vigente, il danno patrimoniale e non patrimoniale sarà da asserire in conseguenza di un atto o provvedimento giudiziario di un magistrato agente con “dolo” o “colpa grave” nell’esercizio delle sue funzioni, ovvero di un “diniego di giustizia”, “il rifiuto, l'omissione o il ritardo del magistrato nel compimento di atti del suo ufficio quando, trascorso il termine di legge per il compimento dell'atto, la parte ha presentato istanza per ottenere il provvedimento e sono decorsi inutilmente, senza giustificato motivo, trenta giorni dalla data di deposito in cancelleria. Se il termine non è previsto, debbono in ogni caso decorrere inutilmente trenta giorni dalla data del deposito in cancelleria dell'istanza volta ad ottenere il provvedimento” (art. 31, l. 117/88).

 

Le fattispecie di colpa grave vengono inoltre rivisitate dalla proposta di legge. Ad oggi si configura “colpa grave” in seguito alle ipotesi previste dall’art. 2, comma 3 della legge Vassalli:

·         la grave violazione di legge determinata da negligenza inescusabile;

·         l'affermazione, determinata da negligenza inescusabile, di un fatto la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento;

·         la negazione, determinata da negligenza inescusabile, di un fatto la cui esistenza risulta incontrastabilmente dagli atti del procedimento;

·         l'emissione di provvedimento concernente la libertà della persona fuori dei casi consentiti dalla legge oppure senza motivazione.

Il nuovo comma 3, invece, stabilisce che costituiscono colpa grave del magistrato:

·         la "violazione manifesta della legge nonchè del diritto dell'Unione europea" (tale formulazione segue le tracce della sentenza della CGUE Traghetti del mediterraneo);

·         il travisamento del fatto o delle prove (ipotesi del tutto nuova);

·         l'affermazione di un fatto la cui esistenza è incontrastabilmente esclusa dagli atti del procedimento;

·         la negazione di un fatto la cui esistenza risulta incontrastabilmente dagli atti del procedimento;

·         l'emissione di un provvedimento cautelare personale o reale fuori dei casi previsti dalla legge oppure senza motivazione.

 

Altra importante novità introdotta dalla proposta in analisi presso l’Assemblea della Camera riguarda la c.d. clausola di salvaguardia. Ai sensi dell’art. 22 della l. 117/88, “nell’esercizio delle funzioni giudiziarie non può dar luogo a responsabilità l’attività di interpretazione di norme di diritto né quella di valutazione del fatto e delle prove”. Secondo il nuovo articolo 2 – che conferma comunque le norme preesistenti – il magistrato rimane inerme se, durante l’attività di interpretazione di norme di diritto e di valutazione del fatto e delle prove, agisce con dolo o colpa grave (come configurata dal nuovo articolo 3), ovvero se egli viola manifestamente la legge e il diritto dell’Unione Europea.

 

Queste alcune delle più importanti novità introdotte dalla proposta di legge in tema di responsabilità civile dei magistrati. È necessario attendere l’eventuale approvazione della Camera dei Deputati per conoscere analiticamente l’articolato legislativo novello.

 


Angelo Giraldi
Docente
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