Carta d'identità: durata, rinnovo, stranieri, profili penalistici - decreto sviluppo 2012 - art. 3 R.D.18 giugno 1931, n.773 - art. 10 d.l.13 maggio 2011, n. 70
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Articolo del 24/04/2013 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


Avv. Alessandro Amaolo

L’art. 3 del Regio Decreto 18 giugno 1931, n.773 (T.UL.P.S.): la carta di identità con alcuni suoi profili penalistici.

In via del tutto preliminare, lo scrivente osserva che la norma giuridica presa in esame, entrata in vigore nel lontano 1931,  ha subito, nel corso del tempo, molte significative modificazioni e trasformazioni ad opera del legislatore italiano ed, indirettamente, anche dal legislatore comunitario.

Pertanto, l’art. 3 del Regio Decreto 18 giugno 1931 n. 773, così come modificato dall’art. 10 del Decreto Legge 13 maggio 2011, n. 70 -  “Servizi ai cittadini” - delinea alcune nuove disposizioni normative proprio in riferimento al documento della carta di identità.

Di recente, l' articolo 10, c. 5, del D.L. 70 del 14 maggio 2011, che ha cambiato, in parte, la struttura dell’art.3 del T.U.L.P.S. 773/1931, ha previsto che la carta d'identità sia rilasciata a favore di tutti i cittadini italiani, a prescindere dalla loro età. Inoltre, il rilascio della Carta d'identità, anche a favore dei minori di anni quindici, costituisce per i cittadini italiani residenti all'estero una ragionevole e comoda soluzione alternativa al passaporto individuale per viaggiare nei Paesi che ne riconoscono la validità; invece per i minori residenti in Italia il documento in questione si affianca al certificato di nascita con fotografia vidimato dalla questura, che pur mantenendo la sua validità, ha spesso generato disagi all'utenza.

La validità della carta di identità è fissata in tre anni fino al compimento dei tre anni di età del titolare; di cinque anni fino al raggiungimento della maggiore età dello stesso e di dieci anni a partire dai diciotto anni, analogamente alla validità del passaporto disciplinata dall'articolo 17 della Legge 21 novembre 1967 n. 1185.

Ai fini del rilascio ai minori della carta d'identità valida per l'espatrio è necessario l'assenso dei genitori o di chi ne fa le veci, oltre che la dichiarazione di assenza di motivi ostativi all'espatrio, ai sensi dell'art. 1 del D.P.R. n. 649/1974. In tali ipotesi, il Comune dovrà acquisire il suddetto assenso, che potrà anche essere trasmesso dagli interessati con le modalità di cui all'art. 38 comma 3 del D.P.R. 445/2000.

La carta d'identità, sia cartacea che elettronica, dovrà riportare la firma del titolare che abbia già compiuto 12 anni, analogamente al passaporto, fermo restando che tale firma sarà omessa in tutti i casi di impossibilità a sottoscrivere. Inoltre, lo scrivente osserva che i minori di 12 anni sono esentati dall'obbligo di rilevamento delle impronte digitali.

Inoltre, ai sensi e per gli effetti dell’art. 289, comma 7°, del Regolamento di Esecuzione al T.U.L.P.S. (Regio Decreto 6 maggio 1940, n. 635) la carta di identità deve essere rilasciata solo dopo rigorosi accertamenti sulla identità della persona richiedente, da eseguirsi, ove sia necessario, a mezzo degli organi di polizia.

Molto importante è, altresì, rilevare che la carta d'identità non è valida per l'espatrio per:    

Inoltre, osservo che ai sensi e per gli effetti dell’art. 3 D.P.R. 6 agosto 1974, n. 649 “ Avverso l’apposizione sulla carta d’identità dell’annotazione che il documento non è valido ai fini dell’espatrio è consentito il ricorso nella sede amministrativa indicata dall’art. 10 della legge 21 novembre 1967, n. 1185. Ne caso di accoglimento del ricorso l’interessato ha diritto ad ottenere gratuitamente la sostituzione del documento d’identità.

Possono richiedere la Carta d'Identità per Cittadini Stranieri e non valida ai fini dell’espatrio anche i cittadini extracomunitari che siano in possesso di regolare permesso di soggiorno e della residenza anagrafica all’interno dello Stato Italiano, così come i cittadini dell’Unione Europea che siano in possesso sia della Carta di Identità dello Stato di loro provenienza che della residenza anagrafica nel territorio Italiano. Lo scrivente osserva, altresì, che proprio quest’ultimo requisito, ovvero la residenza anagrafica nel territorio italiano deve sempre sussistere al momento dell’emissione e del rilascio della carta d’Identità per un cittadino straniero e, quindi, ne è una condizione assolutamente necessaria ed imprescindibile. Chiaramente, anche gli atri due requisiti del permesso di soggiorno per i cittadini extracomunitari e della carta d’identità per i cittadini dell’Unione Europea sono, altresì, delle condizioni necessarie ed imprescindibili per il rilascio del documento che è oggetto della trattazione.

Preciso, tuttavia, nuovamente, che la carta di identità per cittadini stranieri (Comunitari ed Extracomunitari) non è un documento valido ai fini dell’espatrio, ma è valida soltanto all’interno del territorio dello Stato Italiano.

Tanto premesso e riportato, il nuovo testo dell’art. 3 del Regio Decreto 18 giugno 1931 n. 773 è proprio il seguente: “Il Sindaco[1] è tenuto a rilasciare alle persone aventi nel comune la loro residenza o la loro dimora una carta d’identità conforme al modello stabilito dal Ministero dell’interno.

La carta d’identità ha durata di dieci[2] anni e deve essere munita della fotografia della persona a cui si riferisce. Per i minori di età inferiore a tre anni, la validità della carta d’identità è di tre anni; per i minori di età compresa fra tre e diciotto anni, la validità è di cinque anni. Le carte di identità di cui all’articolo 7 vicies ter del decreto legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito con modificazioni dalla legge 31 marzo 2005, n. 43 e successive modificazioni ed integrazioni, devono essere munite anche delle impronte digitali della persona a cui si riferiscono. Sono esentati dall’obbligo di rilevamento delle impronte digitali i minori di età inferiore a dodici anni.

La carta d’identità può altresì contenere l’indicazione del consenso ovvero del diniego della persona cui si riferisce a donare i propri organi in caso di morte.

La carta di identità è titolo valido per l’espatrio, anche per motivi di lavoro, negli Stati membri dell’Unione europea e in quelli con i quali vigono, comunque, particolari accordi internazionali.

La carta di identità valida per l’espatrio rilasciata ai minori di età inferiore agli anni quattordici può riportare, a richiesta, il nome dei genitori o di chi ne fa le veci. L’uso della carta d’identità ai fini dell’espatrio dei minori di anni quattordici è subordinato alla condizione che essi viaggino in compagnia di uno dei genitori o di chi ne fa le veci, o che venga menzionato, in una dichiarazione rilasciata da chi può dare l’assenso o l’autorizzazione, il nome della persona, dell’ente o della compagnia di trasporto a cui i minori medesimi sono affidati. Tale dichiarazione è convalidata dalla questura o dalle autorità consolari in caso di rilascio all’estero.

A decorrere dall’1 gennaio 1999 sulla carta di identità deve essere indicata la data di scadenza.

Tuttavia, in riferimento al comma secondo del predetto art. 3 T.U.L.P.S., è doveroso fare cenno alla legge di semplificazione e sviluppo, Decreto Legge n. 5/2012, convertito in legge 4 aprile 2012, n.35. Infatti, la predetta legge di semplificazione, al fine di “migliorare ed alleggerire” il nostro sistema e, pertanto, la vita dei cittadini, ha introdotto nel nostro ordinamento l’articolo 7 che introduce una cd. “proroga” della validità della carta di identità, rinviandola automaticamente al giorno ed al mese di nascita del suo titolare, immediatamente successivo alla scadenza prevista sul documento stesso.

Osservo, inoltre, che in caso di smarrimento o sottrazione della carta di identità è necessario produrre la denuncia e presentarsi con un documento di riconoscimento valido (ad esempio la patente di guida) al fine di rifare una nuova carta di identità presso l’ufficio anagrafe.

Anche gli iscritti all’A.I.R.E. (Anagrafe Italiani Residente dell’Estero), dal 1 giugno 2007, possono richiedere la Carta di Identità o la proroga anche all’autorità Consolare Italiana competente per territorio, previa richiesta di un nullaosta al Comune di iscrizione. Tuttavia, è bene specificare nel corso di questa trattazione che le variazioni di residenza anagrafica non comportano il rinnovo del documento di identità.

Nel corso di questa trattazione, lo scrivente ritiene utile analizzare anche la problematica del falso documentale in riferimento alla Carta di Identità ovvero alcuni fra i possibili profili, risvolti e riflessi penalistici della norma in commento.  Orbene, gli antichi romani ritenevano che  “Falsus est quidquid veritas non est, sed pro veritate adseveratur” (PAULI, sent. V, 25,3). Con questo antichissimo e celebre aforisma latino possono dirsi compendiate e riepilogate tutte le possibili controversie che la materia dei delitti di falso ha suscitato nella dottrina e nella giurisprudenza italiane e straniera. In sintesi, il brocardo sintetizza ed insieme richiama una nozione di falsità da intendersi come il giudizio in base a cui un asserto (“adseveratur”), una rappresentazione (simbolo, segno, documento, protocollo di bit) non collima, non corrisponde affatto alla realtà ed oggettività.

In questo contesto, molto significativa, è da ritenere una sentenza della Cassazione Penale, Sezione V, n. 35885 del 01 ottobre 2007 che ha stabilito il seguente importante principio di diritto: “Integra il delitto di cui all’art. 497 bis codice penale (possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi) – introdotto dall’art. 10, comma quarto, Decreto Legge 27 gennaio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, nella Legge 31 Luglio 2005, n. 155 – il possesso di carte di identità con l’apposizione di fotografie di soggetti diversi dagli intestatari, considerato che la carta di identità, ex art. 1 Legge n. 224 del 1963, ulteriormente modificata dall’art. 10 D.Lgs.vo n. 52 del 2002, è titolo valido per l’espatrio negli Stati membri dell’Unione europea e in quelli in cui vigono particolari accordi internazionali, sicchè la sua falsificazione integra la fattispecie incriminatrice predetta, ed, a tal fine, è del tutto irrilevante che il suo possesso non sia essenziale per la libera circolazione  delle persone all’interno della cosiddetta area di Schenghen”.  Osservo, inoltre,  che  la falsificazione del passaporto costituisce falso in certificazione amministrativa e non in atto pubblico, anche quando il passaporto sia stato rilasciato da autorità straniera. (Cassazione Penale, Sezione I, sent. 19 dicembre 1996 n. 6020). In sintesi, la giurisprudenza di legittimità ha stabilito che il falso relativo alla contraffazione del passaporto è falsità in certificazione amministrativa e non già una falsità in atto pubblico. Da ciò, secondo lo scrivente, si può correttamente desumere che anche la carta di identità è da ritenere come una certificazione amministrativa[3] e non è, di conseguenza, assimilabile agli atti pubblici. Lo scrivente osserva, altresì, che i certificati amministrativi sono degli atti che, pur provenendo da pubblici funzionari e pur essendo destinati  alla prova (come le autorizzazioni amministrative) o hanno la natura di documenti “secondari” o “derivati”, perché contengono dichiarazioni di scienza, ovvero implicano dei giudizi e delle valutazioni che, come tali, non possono essere oggetto di documentazione fidefacente. Ebbene, mentre l’atto pubblico è caratterizzato dalla produttività di effetti costitutivi, traslativi, modificativi, estintivi di situazioni giuridiche soggettive di rilevanza pubblicistica e, in via congiuntiva o anche alternativa, dalla documentazione di attività compiuta dal pubblico ufficiale o di fatti avvenuti alla sua presenza o da lui percepiti, il certificato si risolve in una mera attestazione di verità o di scienza, priva di contenuto negoziale e svincolata dal compimento di attività direttamente percepite o effettuate dal pubblico ufficiale, relativa a fatti dei quali è stata già accertata l’esistenza. Sulla base di tutte le precedenti riflessioni e considerazioni, lo scrivente ritiene, considera la carta di identità proprio come  una  certificazione  amministrativa.

In particolare, andando ad analizzare, nuovamente, alcuni  dei rilievi penalistici della norma in commento, osservo come il bene giuridico che i reati di falso sempre intendono proteggere è l’interesse di garantire la pubblica fede documentale. Secondo lo scrivente, quest’ultima deve essere intesa proprio come un bene immateriale a carattere sociale facente capo all’intera collettività non personificata ovvero a tutti i cittadini. Pertanto, considero un reato penale anche la falsificazione di una carta d’identità scaduta, che pur avendo perduto il valore di un formale documento di identificazione con la scadenza del termine di efficacia, può costituire in molte circostanze documento di valida presunzione di identità (cd. reato di pericolo presunto).

In ultima analisi, si può correttamente affermare che la carta di identità costituisce un mezzo di identificazione della persona, ai fini di polizia e di pubblica sicurezza, così come un documento valido ai fini dell’espatrio, a seguito dell’Accordo fatto a Parigi il 13 dicembre 1957, nell’ambito del Consiglio d’Europa. Inoltre, i documenti equipollenti alla carta di identità sono ora elencati proprio nell’art. 35 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445. Infine, si può correttamente ritenere che le ultime riforme legislative hanno avuto l’effetto di attribuire nuovi diritti della personalità ai minori di anni 15 ed, inoltre, di migliorare l’azione amministrativa verso una maggiore cura degli interessi pubblici generali.

 

 

Appendice normativa:

D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 - Articolo 35
Documenti di identità e di riconoscimento

1. In tutti i casi in cui nel presente testo unico viene richiesto un documento di identità, esso può sempre essere sostituito dal documento di riconoscimento equipollente ai sensi del comma 2.

2. Sono equipollenti alla carta di identità il passaporto, la patente di guida, la patente nautica, il libretto di pensione, il patentino di abilitazione alla conduzione di impianti termici, il porto d’armi, le tessere di riconoscimento, purché munite di fotografia e di timbro o di altra segnatura equivalente, rilasciate da un’amministrazione dello Stato.

3. Nei documenti d’identità e di riconoscimento non è necessaria l’indicazione o l’attestazione dello stato civile, salvo specifica istanza del richiedente.

Regio Decreto 6 maggio 1940, n. 635 (G.U. 26 giugno 1940, n. 149). – Regolamento per l’esecuzione del T.U. 18 giugno 1931, n. 773, delle leggi di pubblica sicurezza.

Della carta di identità

Articolo 288. – La carta di identità costituisce mezzo di identificazione ai fini di polizia.

Chi la richiede è tenuto soltanto a dimostrare la propria identità personale.

Articolo 289. – La carta d’identità è rilasciata unicamente su esemplari, assoggettati al regime delle carte-valori, forniti dal Provveditorato generale dello Stato in conformità del modello annesso al presente regolamento, alle prefetture, o agli organi ai quali ne sono demandate le attribuzioni nel Trentino – Alto Adige e nella Valle d’Aosta, i quali provvedono alla distribuzione ai comuni.

I comuni corrispondono l’importo delle carte d’identità alle prefetture o agli organi ai quali ne sono demandate le attribuzioni nel Trentino – Alto Adige e nella Valle d’Aosta, che provvedono ai sensi dell’art. 2 del regio decreto – legge 22 dicembre 1927, n. 2609.

Al termine di ogni bimestre agli organi predetti, che vigilano, anche mediante ispezioni, sul regolare andamento del servizio, i comuni inviano un prospetto riepilogativo sull’utilizzazione dei documenti, nonché un elenco, compilato per ordine numerico di tessera, delle persone alle quali il documento è stato rilasciato nel bimestre stesso.

Le eventuali modificazioni al modello sono apportate con decreto del ministero dell’interno.

Essa contiene la fotografia, a mezzo busto senza cappello, del titolare; il numero progressivo, timbro a secco, la firma, la indicazione delle generalità e dei connotati e i contrassegni salienti.

Gli esemplari forniti devono essere conservati con particolare riservatezza sotto la responsabilità dei sindaci.

La carta di identità deve essere rilasciata dopo rigorosi accertamenti sulla identità della persona richiedente, da eseguirsi, ove sia necessario, a mezzo degli organi di polizia.

Quando la carta è richiesta da stranieri, deve essere indicata la cittadinanza del richiedente.

È vietato di apporre sulla carta di identità indicazioni diverse o in aggiunta a quelle richieste a norma del presente articolo.

L’apposizione della impronta digitale è, in ogni caso, facoltativa.

Articolo 290.  – Insieme con la carta di identità, l’ufficio comunale compila, sia all’atto del rilascio  che a quello della rinnovazione, due cartellini conformi all’annesso modulo, che è riprodotto su cartoncino di color bianco.

Uno dei cartellini è conservato nella segreteria del comune in apposito schedario, in ordine alfabetico sillabico, con gli eventuali riferimenti al registro di popolazione, e l’altro è trasmesso, entro ventiquattro ore dal rilascio o dal rinnovo, al questore della provincia, che ne cura la conservazione, per ordine alfabetico sillabico, in apposito schedario, da tenersi sempre al corrente.

Per le persone pericolose o sospette per l’ordine nazionale, è compilato un terzo cartellino, che, pel tramite del prefetto, è trasmesso al ministero dell’interno. (omissis…)

Articolo 291. – La carta di identità è esente da tassa di bollo.

All’atto del rilascio o del rinnovo, i comuni sono autorizzati ad esigere oltre che i diritti di segreteria (..omissis..)

In caso di smarrimento, il duplicato della carta di identità è soggetto al pagamento di doppio diritto.

Articolo 294. – La carta d’identità od i titoli equipollenti devono essere esibiti ad ogni richiesta degli ufficiali e degli agenti di pubblica sicurezza.

Avv. Alessandro Amaolo

 



[1] Al termine di podestà si è sostituito quello di sindaco, per effetto del R.D.L. 4 aprile 1944, n. 111 e del D.P.R. 5 aprile 1951, n. 203, contenenti norme per l'amministrazione, la composizione e l'elezione degli organi delle amministrazioni comunali.

 

[2] La validità della carta di identità si estende, rispetto alla scadenza prevista per il documento, fino al giorno e mese di nascita del titolare (come previsto dal Decreto Legge n. 5/2012, convertito nella Legge 4 aprile 2012 n. 35, recante “Disposizioni urgenti in materia di semplificazione e di sviluppo).

[3] Il falso in carta di identità configura l’ipotesi delittuosa di cui all’art. 477 e non quella di cui all’art. 479 c.p., posto che la carta di identità rientra tra i documenti tutelati da detta norma, trattandosi di un certificato – e non di un atto pubblico costitutivo di diritti a favore del privato ed obblighi a carico della P.A. – la cui finalità è solo quella di consentire l’esatta identificazione delle persone. (Cassazione penale, sezione V, sentenza 17 ottobre 2011, n° 37394)


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

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