Il c.d. concorso “esterno” in associazione per delinquere di tipo mafioso
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Articolo del 06/03/2013 Autore Dott.ssa Silvia Di Iorio Altri articoli dell'autore


In primo luogo è necessario delineare la differenza tra colui che assume la qualifica di partecipe ad una associazione per delinquere di tipo mafioso prevista e disciplinata dall’art. 416 bis c.p. e colui che invece è un mero concorrente esterno della stessa.

In particolare può essere definito partecipe colui senza il cui apporto quotidiano, o comunque assiduo, l’associazione non raggiungerebbe i propri scopi o per meglio dire non li raggiungerebbe con la dovuta speditezza.

Fa parte, dunque, di una associazione mafiosa colui che presta un consapevole contributo alla vita del sodalizio di cui conosca le caratteristiche, sapendo di avvalersi della forza di intimidazione del vincolo associativo e delle condizioni di assoggettamento e di omertà che ne derivano per realizzare i fini previsti dall’ultima parte del comma terzo dell’art. 416 bis c.p. .

Il concorrente esterno invece è colui che per definizione non vuole fare parte della associazione ed anzi è l’associazione stessa che non lo chiama per farne parte.

Più precisamente è colui al quale l’associazione, però, si rivolge sia per colmare vuoti temporanei in determinati ruoli, sia, soprattutto nel momento in cui la fisiologia dell’associazione entra in una situazione di fibrillazione attraversando una fase patologica che per essere superata richiede appunto il contributo temporaneo, limitato anche ad un unico evento, di un soggetto esterno. (SS.UU. 94/16).

Dunque in tema di associazione mafiosa assume il ruolo di concorrente esterno quel soggetto che, pur non facendo parte stabilmente della struttura organizzativa del sodalizio, fornisce tuttavia un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo di natura materiale o morale alla struttura organizzativa stessa. (Cass. Pen. 09/29458).

Ai sensi dell’art. 110 c.p. affinché una condotta sia punibile a titolo di concorso in un determinato reato è necessario che si determini un contributo causale che potrà essere materiale o morale, ed il dolo richiesti per il reato medesimo.

Ne consegue che quando tali condizioni si siano verificate possono integrarsi gli estremi della partecipazione esterna ad associazione di stampo mafioso, al contrario invece allorché le dette condizioni non si siano verificate il fatto potrà integrare gli estremi di altro reato ma non quello di concorso esterno in associazione mafiosa.

Pertanto uno degli elementi necessari ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 416 bis c.p. è senza dubbio la presenza nella condotta dell’agente dell’elemento soggettivo del dolo che si caratterizza in tal caso nella coscienza e volontà di dare il proprio contributo al conseguimento degli scopi dell’associazione. (Cass. Pen. 01/6929).

Il secondo elemento determinante per la realizzazione del fatto-reato descritto all’art. 416 bis c.p. è senza dubbio l’elemento causale consistente nel contributo materiale o morale apportato dall’agente alla associazione. La condotta sul piano oggettivo si caratterizza nel contributo, purché apprezzabile e concreto, al piano criminoso e quindi alla realizzazione dell’offesa tipica agli interessi tutelati dalla norma incriminatrice.


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