Art. 112 c.p.c. - corrispondenza tra chiesto e pronunciato - ultrapetizione
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Articolo del 26/02/2013 Autore Dott.ssa Silvia Di Iorio Altri articoli dell'autore


IL PRINCIPIO DI CORRISPONDENZA TRA IL CHIESTO E IL PRONUNCIATO.

L’art. 112 c.p.c. relativo alla corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato in relazione ai poteri del Giudice chiarisce che lo stesso deve pronunciare su tutta la domanda e non oltre i limiti di essa non potendo pronunciare d’ufficio su eccezioni, che possono essere proposte soltanto dalle parti.

Il principio, dunque, tra il chiesto ed il pronunciato la cui violazione determina il vizio della ultrapetizione, implica il divieto per il giudice di emettere una statuizione che non trovi corrispondenza nella domanda. Tale principio deve quindi ritenersi violato ogni qualvolta il giudice, interferendo nel potere dispositivo delle parti, alteri alcuno degli elementi obiettivi di identificazione dell’azione (petitum e causa petendi), attribuendo o negando ad alcuno dei contendenti un bene diverso da quello richiesto e non compreso, nemmeno implicitamente o virtualmente, nella domanda, ovvero, pur mantenendosi nell’ambito del petitum rilevi d’ufficio una eccezione in senso stretto che può essere sollevata solo dalla parte interessata, oppure ponga a fondamento della decisione fatti e situazioni estranei alla materia del contendere, introducendo nel processo un titolo nuovo e diverso da quello enunciato a sostegno della domanda. (Cass. Civ. 05/27727; Cass. Civ. 07/6945; Cass. Civ. 09/22595).

Il giudice di merito ha dunque il potere-dovere di inquadrare nella esatta disciplina giuridica i fatti e gli atti che formano l’oggetto della contestazione. Tale potere incontra il limite del rispetto dell’ambito delle questioni proposte, in modo che siano lasciati immutati il petitum e la causa petendi senza introduzione nel tema controverso di nuovi elementi di fatto.

Pertanto il vizio di ultrapetizione comporta che il giudice di merito, interferendo nel potere dispositivo delle parti, altera gli elementi obiettivi dell’azione (petitum e causa petendi) e, sostituendo i fatti a quelli oggetto di controversia, emette un provvedimento diverso da quello richiesto (petitum immediato), ovvero attribuisce un bene della vita diverso da quello conteso (petitum mediato). Ne consegue, infine, che il vizio in questione si verifica allorquando il giudice, pronunciando oltre i limiti delle pretese o delle eccezioni fatte valere dai contradditori, contravviene alla ratio dell’art. 112 c.p.c. che è proprio quella di garantire il contradditorio impedendo che trovino accoglienza quelle domande sulle quali controparte non sia stata in grado di difendersi.
 


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