Il reato di ingiuria
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Articolo del 25/07/2005 Autore Dott.ssa Federica Ascione Altri articoli dell'autore


Il titolo XII del libro II del codice penale, riguarda i delitti contro la persona, cioè, quei fatti commessi da un individuo che offendono direttamente i beni essenziali di un soggetto , quali la vita, l'incolumità ed l'integrità fisica , la libertà ed l'onore.

I reati di ingiuria e diffamazione rientrano nella categoria che il codice penale mira a tutelare in quanto lesivi dell'onore di un soggetto.

Il concetto di “onore” sta ad indicare quel complesso di condizioni da cui dipende il valore sociale della persona; è, l'insieme di quei dati morali, fisici ed intellettuali e delle altre qualità che concorrono a determinare il pregio dell'individuo nell'ambiente sociale in cui vive.

Il sentimento del proprio valore sociale, la reputazione e la considerazione che gli altri nutrono nei propri confronti, rappresentano il cardine attorno a cui ruota la tutela penale dei delitti contro l'onore.

Il nostro ordinamento considera l'onore sotto due aspetti l'uno di natura soggettiva, l'altro di natura oggettiva; il primo consiste in ciò che la dottrina ha definito come il “sentimento del proprio valore sociale” ed è rimesso all'apprezzamento dell'individuo stesso, mentre il secondo è rappresentato dal giudizio degli altri sulle doti di un individuo, e si va ad inserire in quelli che sono i rapporti interpersonali di ciascun individuo, dalla reputazione e dalla considerazione di cui gode nella comunità.

Il codice vigente configura due delitti contro l'onore: l'ingiuria e la diffamazione.

I reati di diffamazione e di ingiuria sono manifestazioni di pensiero, per il loro realizzarsi è necessario che l'espressione offensiva pervenga a conoscenza di un'altra persona.

La differenza sostanziale tra queste due fattispecie consiste nell'elemento caratteristico della diffamazione che è l'assenza della persona offesa; mentre elemento caratterizzante nel reato di ingiuria è la presenza del soggetto offeso.

In base a questa distinzione il reato di diffamazione risulta più grave rispetto a quello di ingiuria,per la viltà dell'atto, infatti, l'assenza del soggetto offeso non permette a questo di difendersi e giustificarsi, oppure semplicemente di rispondere al biasimo che gli è stato rivolto.

Il bene protetto nel reato di ingiuria è il sentimento del proprio onore, mentre nella diffamazione è offesa prevalentemente la reputazione.

Il reato si perfeziona allorché la frase lesiva venga conosciuta o semplicemente percepita dal soggetto offeso o da alte persone.

La manifestazione offensiva ha un significato che non è sempre identico per tutte le persone ; esiste, tuttavia, un onore e un decoro minimo che è comune ad ogni persona e che merita rispetto da parte di ogni uomo.

In base alla recente sentenza della Cassazione n.13263/2005, si è poi sancito che ai fini della sussistenza del delitto di ingiuria è sufficiente che l'agente abbia consapevolmente apostrofato l'interlocutore con un epiteto , chiaramente offensivo in relazione al contesto in cui è stato pronunciato, ed effettivamente percepito come tale, a nulla rilevando l'assenza in capo al primo soggetto dell'intenzione di offendere.

La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione,con la sentenza n.13263 del 16 Marzo 2005 ha stabilito che apostrofare un immigrato con l'epiteto di "stronzo" costituisce reato di ingiuria, anche se chi ha pronunciato l'offesa non intendeva offenderne l'onore.

Un sottufficiale, maresciallo dei carabinieri, aveva infatti fermato un immigrato contestandogli la guida di un'automobile nonostante la sospensione della patente, apostrofandolo tra l'altro con l'offesa "stronzo".

La Suprema Corte , annullando la sentenza di assoluzione della Corte di Appello di Ancona, ha ritenuto, del tutto ininfluente che in capo al soggetto agente vi fosse una effettiva intenzione di offendere ( animus iniuriandi vel diffamandi ); appare, quindi, sufficiente un dolo generico, inteso come “ volontà di usare espressioni offensive con la consapevolezza dell'attitudine offensiva delle parole usate”.

Il dolo è sempre configurabile a prescindere da particolari dimostrazioni, qualora l'espressione usata, abbia il significato di offendere la dignità della persona , ferma restando l'assoluta irrilevanza delle intenzioni soggettive dell'agente.

Il rispetto sociale è dovuto a chiunque e il nostro ordinamento non può tollerare aggressioni alla reputazione di soggetti, che, non possono vedere lesa la propria dignità personale o professionale impunemente; questo al fine di garantire il rispetto dei principi sanciti dalla nostra Carta costituzionale e, in particolare, con l'art. 3, che assicura pari dignità sociale a tutti i cittadini.


Dott.ssa Federica Ascione
Praticante avvocato
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