Reazione legittima agli atti arbitrari del pubblico ufficiale, di cui all’art. 393 bis c.p. (Causa di non punibilità)
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Articolo del 18/09/2012 Autore Avv. Alessandro Amaolo Altri articoli dell'autore


In via preliminare, lo scrivente osserva che le cause di giustificazione del fatto sono delle situazioni in presenza delle quali un'azione che, altrimenti, dovrebbe essere considerata illecita, diviene lecita proprio in quanto una norma giuridica dell'ordinamento la facoltizza o, addirittura, la impone.

In questo preciso contesto, si inserisce l'articolo 1, comma 9, della legge n. 94/2009 che ha fatto entrare all'interno del Codice penale l'articolo 393 – bis (Causa di non punibilità).

In sintesi, il testo della norma introduce così una generale causa di non punibilità tanto che per effetto di tale esimente l'autore dell'offesa non sarà punibile quando il Pubblico Ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, ovvero il pubblico impiegato, abbia ecceduto con atti arbitrari, non autorizzati i limiti (confini) delle proprie attribuzioni, in questo modo dando causa al fatto oggetto degli articoli richiamati dalla norma. La predetta causa di non punibilità era già prevista nel Codice penale Zanardelli (artt. 192 e 199) per venire, poi, soppressa dalla legislazione fascita ed essere, successivamente, reintrodotta nell'ordinamento giuridico penale, proprio dall'art. 4, d.l.lgt. 14 settembre 1944, n. 288.

Pertanto, lo scrivente osserva che le cause di giustificazione sono delle “variabili storiche”, attraverso cui la dinamica dei mutamenti sociali si introduce nel diritto penale e sposta, a seconda dei vari ordinamenti, le frontiere dell'illecito.

Quindi, il testo normativo dell'articolo in esame recita quanto segue: “Non si applicano le disposizioni degli articoli 336, 337, 338, 339, 341 bis, 342 e 343 quando il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio ovvero il pubblico impiegato abbiano dato causa al fatto preveduto negli stessi articoli, eccedendo con atti arbitrari i limiti delle sue attribuzioni”.

La neointrodotta previsione codicistica richiede espressamente che il pubblico ufficiale ecceda i limiti delle sue attribuzioni, compiendo un atto oppure degli atti che non perseguono più l'interesse pubblico generale e che si pongono in palese contrasto anche con il principio del buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97 della Costituzione). Il legislatore ha voluto indicare che il Pubblico Ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio o il pubblico impiegato debbono porre in essere un comportamento non consentito dall'ordinamento giuridico. Secondo il modesto parere dello scrivente, la ratio di questo istituto giuridico, all'interno di una prospettiva democratico – garantistica, si ravvisa nell'esigenza di conferire l'opportuna rilevanza alla particolare situazione psicologica in cui si trova il cittadino nei confronti di un illegittimo ed arbitrario atto di prevaricazione proveniente da un pubblico ufficiale o incaricato di un pubblico servizio.

Osservo, altresì, che la resistenza penalmente legittima può concretizzarsi in due specifiche forme. La prima forma è proprio quella di una reazione materiale mentre, invece, la seconda forma in una reazione verbale, cronologicamente successiva all'atto cui si oppone resistenza. In particolare, la seconda modalità di reazione legittima presenta, secondo lo scrivente, delle affinità con la c.d. provocazione nei delitti contro l'onore (art. 599, comma 2, c.p.). Affinché la reazione del privato possa considerarsi legittima è necessario, altresì, che tra il comportamento arbitrario e la resistenza intercorra uno stringente nesso di causalità. Di conseguenza, ciò implica che la reazione del privato sia contestuale alla condotta del pubblico ufficiale o dell'incaricato di un pubblico servizio. Ciò non toglie il fatto che, in ossequio ai principi generali dell'ordinamento giuridico, ci deve necessariamente essere una proporzionalità tra la reazione ed il fatto che l'ha determinata.

Lo scrivente mette in evidenza che l'art. 393 bis c.p. ha introdotto una vera e propria causa di giustificazione che esclude l'antigiuridicità del fatto connesso, a condizione che la reazione sia proporzionata all'eccesso del Pubblico Ufficiale. Più in particolare, la norma in questione prevede una causa di non punibilità in ragione della quale non otterranno applicazione le disposizioni riguardanti gli articoli 336 (Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale); 337 (Resistenza a un pubblico ufficiale); 338 (Violenza o minaccia a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario); 339 (Circostanze aggravanti); la fattispecie incriminatrice ex art. 341 bis (Oltraggio a un pubblico ufficiale); 342 (Oltraggio a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario) e 343 (Oltraggio a un magistrato in udienza) laddove il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio abbia dato causa ai fatti descritti nelle fattispecie penali sopra elencate, eccedendo i limiti delle proprie attribuzioni con il compimento di atti arbitrari.

In conclusione, la norma di cui all'art. 393 bis c.p. tende a colpire le condotte del Pubblico Ufficiale, dell'incaricato di un pubblico servizio o del pubblico impiegato che con i propri comportamenti arbitrari abbiano dato causa ai fatti descritti nei reati menzionati nella norma medesima, escludendone, di conseguenza, la punibilità per il privato cittadino.

Lo scrivente tiene molto a sottolineare che la norma in esame, in linea di massima definita “legittima reazione agli atti arbitrari dei pubblici ufficiali”, costituisce uno strumento di autotutela, riconosciuto a favore di chiunque, in tutti i casi in cui l'operato dei dipendenti della pubblica amministrazione sia espressione di arbitrarietà, di eccessi che si traducono in veri e propri soprusi. Di conseguenza, in tali situazioni si presenta del tutto legittima una reazione difensiva del soggetto passivo che miri a ripristinare l'ordine e la legalità violata da comportamenti scorretti da parte dei pubblici ufficiali, pubblici impiegati e incaricati di pubblico servizio

Infine, a parere dello scrivente, la norma in esame assolve ad una specifica funzione per il privato cittadino che è proprio quella di garantirlo nei confronti di atti arbitrari, abusi, comportamenti contra legem posti in essere dai dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni. In sintesi, si tratta di una norma che, all'interno dell'ordinamento giuridico, è espressione di un moderno stato di diritto, di una notevole civiltà giuridica e che assicura la dovuta giustizia sociale per ogni individuo, tanto da essere in grado di stabilire un giusto equilibrio-rapporto fra la pubblica amministrazione ed i privati cittadini.

In ultima analisi, l'istituto giuridico in commento risulta essere di fondamentale ed estrema importanza per gli operatori del diritto quali i magistrati, gli avvocati ed i giuristi. Pertanto, si tratta di un articolo complesso ed articolato in grado di essere applicato per risolvere e decidere delle situazioni giuridiche (fattispecie) anche eterogenee, differenti fra di loro, ma che, tuttavia, hanno come proprio comun denominatore la cd. reazione legittima del privato cittadino agli atti arbitrari del pubblico ufficiale, prevista dall'art. 393 bis del codice penale quale causa di non punibilità.


Avv. Alessandro Amaolo
Avvocato

www.avvocatoamaolo.com
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