Acquisto merce contraffatta configura solo illecito amministrativo e non reato penale
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Articolo del 19/06/2012 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


L'acquisto di merce con marchio contraffatto configura solo un illecito amministrativo e non un reato penale!

Le Sezioni Unite Penali della Cassazione, con la recente sentenza 8 giugno 2012, n. 22225, hanno precisato che esiste un rapporto di specialità tra l'illecito amministrativo e il reato penale, che esclude la rilevanza penale della condotta di chi acquista merce contraffatta

I magistrati della Suprema Corte , nella loro recente pronuncia, hanno, infatti, affermato che “…non può configurarsi una responsabilità penale per il reato di ricettazione (art. 648 cod. pen.) o di acquisto di cose di sospetta provenienza (art. 712 cod. pen.) per l'acquirente finale di un prodotto con marchio contraffatto o comunque di origine e provenienza diversa da quella indicata, ma piuttosto l' illecito amministrativo previsto dal d.l. 14 marzo 2005, n. 35 ( conv. in l. 14 maggio 2005, n. 35, nella versione modificata dalla legge 23 luglio 2009, n. 99).

Quest'ultima fattispecie va infatti considerata prevalente rispetto sia al delitto che alla contravvenzione previsti dal codice penale”. Il caso sottoposto al vaglio degli ermellini del Palazzaccio riguardava un imputato che era stato condannato dalla Corte d'Appello di Brescia per il reato di tentata ricettazione, avendo posto in essere atti idonei e diretti in modo univoco a ricevere un orologio “Rolex “contraffatto, senza tuttavia riuscire nel proprio intento a causa dei controlli doganali. Ravvisata l'ipotesi di particolare tenuità di cui all‘art. 648 comma 2, i giudici di appello avevano applicato una pena sostitutiva pari a 2.480 euro, riconoscendo altresì il diritto al risarcimento del danno, da liquidarsi in separata sede, a favore della società “Rolex”.

Il legale dell'imputato aveva, così, proposto ricorso per cassazione, sostenendo che la condotta del suo assistito di acquisto di merce contraffatta ricadeva esclusivamente nell'ambito di applicazione dell'illecito amministrativo, di cui all' art. 1, comma 7 del d.l. n. 35 del 2005, che punisce con la sanzione pecuniaria da 100 a 7.000 euro “l'acquirente finale che acquista a qualsiasi titolo cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale“. E proprio sullo sfondo delle due diverse qualificazioni- quella di ricettazione, applicata dalla Corte d'Appello, e quella di illecito amministrativo, avanzata dal difensore dell'imputato – che prende forma un potenziale contrasto giurisprudenziale, oggetto dell'ordinanza di rimessione in Cassazione e ,adesso, risolto dalle Sezioni Unite .

Per la Suprema Corte- spiega l' avv. Eugenio Gargiulo - il rapporto di specialità tra le due norme, che porta ad affermare il principio di diritto secondo cui si esclude la rilevanza penale della condotta dell'imputato, trova fondamento: 1) con riguardo al soggetto agente, che, mentre per i reati codicistici può essere “chiunque”, per l'illecito amministrativo può essere il solo acquirente finale; 2) per l'oggetto, attesa la maggiore specificità delle “cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l'entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà industriale” rispetto alle “cose provenienti da delitto” di cui all'art. 648 cod. pen.; 3) per l'eliminazione della formula “senza averne accertata la legittima provenienza”, il cui venir meno consente di allargare l'ambito applicativo dell'elemento psicologico dell'agente, ammettendo indifferentemente dolo o colpa.


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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