Non e’ reato esibire fotocopia modificata di un verbale di assemblea condominiale "modificato"
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Articolo del 29/04/2012 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


Non integra il delitto di "falsità in scrittura privata" (articolo 485 c.p.) la condotta di un soggetto che abbia prodotto, nel corso di un giudizio, una copia di un verbale di assemblea condominiale non conforme all'originale.

Nello specifico era accaduto che una signora, nel corso di un giudizio civile, nel quale era parte in rappresentanza del condominio di cui era amministratrice, avesse prodotto una copia di un verbale di assemblea condominiale, difforme dall'originale per la rimozione di un capoverso e per l'aggiunta di altro capoverso, estraneo al testo della delibera adottata.

La Corte d'Appello di Bologna, riformando su ricorso del Procuratore Generale la pronuncia assolutoria emessa dal Tribunale di Ravenna - sezione distaccata di Lugo, aveva riconosciuto l'amministratrice condominiale responsabile del delitto di cui all'art. 485 cod. pen, che prevede che "chiunque, al fine di procurare a sè o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, forma, in tutto o in parte, una scrittura privata falsa, o altera una scrittura privata vera, è punito, qualora ne faccia uso o lasci che altri ne faccia uso, con la reclusione da sei mesi a tre anni", condannandola, pertanto, alla pena di legge.

Contro tale sentenza la amministratrice del condominio aveva proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la tesi della evidente e palese non autenticità della natura di una copia fotostatica.

Ed i magistrati della V Sezione della Suprema Corte di Cassazione le hanno dato ragione, con la recentissima sentenza del 13 marzo 2012 (n. 9608), affermando che " .è principio ormai da tempo consolidatosi nella giurisprudenza di legittimità quello per cui l'alterazione della copia fotostatica di un documento, priva di attestazione di autenticità, esibita come tale e senza farla valere come originale, non integra il delitto di falsità materiale; ciò in quanto la copia, pur avendo la funzione di assumere l'apparenza dell'originale, mantiene tuttavia la sua natura di mera riproduzione e non può acquisire una valenza probatoria equiparabile a quella del documento originale, se non attraverso l'attestazione di conformità legalmente appostavi"( in tal senso vedasi ,altresì Cassaz. Sez. V, n. 7385/08 del 14/12/2007,  Cass.; Sez. V, n. 34340 del 08/06/2005; Cass.,Sez. V, n. 4406 del 04/03/1999).

Gli ermellini, nella loro pronuncia, hanno, altresì, evidenziato che "risultando accertato in fatto che la amministratrice. ebbe a versare in giudizio la riproduzione redatta al computer - non firmata e non autenticata - del testo manoscritto di un verbale di delibera assembleare, presentandola come copia e non come originale, deve concludersi che il fatto non integra gli estremi del delitto di cui all'art. 485 cod. pen., né di alcun'altra ipotesi di falso documentale."

Sulla scorta di tale principio di diritto affermato in pronuncia la Suprema Corte di Cassazione ha ,quindi, annullato senza rinvio la sentenza di condanna impugnata -emessa dalla Corte d'Appello di Bologna- perché il fatto non è previsto dalla legge come reato!


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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