Condominio: rimborso al condomino che ha pagato le spese urgenti per le cose comuni
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Articolo del 14/04/2012 Autore Avv. Fiorangela Giampaolo Altri articoli dell'autore


Condominio negli edifici - spese fatte dal singolo condomino Cassazione Civile sezione VI 19.03.2012 n.4330

La Suprema Corte torna pronunciarsi sui confini dell'applicabilità dell'art. 1134 c.c. e sul concetto di urgenza dei lavori eseguiti ai fini del rimborso delle spese sostenute dal singolo condomino. In base alla recente sentenza del 19 marzo scorso n.4330 la VI Sezione afferma che deve essere considerata urgente la spesa, la cui erogazione non può venire procrastinata senza danno o pericolo, secondo il criterio del buon padre di famiglia. Inoltre la Corte chiarisce e ricorda che il connotato dell'urgenza deve essere valutato alla luce di rigorosissimi criteri, ricordando che:

- ai fini dell'applicabilità dell'art. 1134 c.c., va considerata urgente la spesa, che deve essere eseguita senza ritardo (Cass. 26 marzo 2001, n. 4364);

- è urgente la spesa, la cui erogazione non può essere differita senza danno o pericolo, secondo il criterio del buon padre di famiglia (Cass. 12 settembre 1980, n. 5256);

- per aver diritto al rimborso della spesa affrontata per conservare la cosa comune, il condomino deve dimostrarne l'urgenza, ai sensi dell'art. 1134 cod. civ., ossia la necessità di eseguirla senza ritardo, e quindi senza poter avvertire tempestivamente l'amministratore o gli altri condomini (Cass. 4 agosto 1997, n. 7181 richiamata da Cass. 23/6/2001 n. 4364).

L'accertamento dell'urgenza, come tutti gli accertamenti dei fatti di causa, compete al giudice di merito, le cui valutazioni al riguardo non sono censurabili con il ricorso per cassazione, se adeguatamente motivati.

La Suprema Corte ricorda inoltre che in presenza di un condominio non opera la disposizione dettata in tema di comunione in generale dell'art. 1110 cod. civ., secondo cui il rimborso delle spese per la conservazione è subordinato solamente alla trascuratezza degli altri comproprietari perché, mentre nella comunione i beni comuni costituiscono l'utilità finale del diritto dei partecipanti, i quali, se non vogliono chiedere lo scioglimento, possono decidere di provvedere personalmente alla loro conservazione, nel condominio i beni predetti rappresentano utilità strumentali al godimento dei beni individuali, sicché la legge regolamenta con maggior rigore la possibilità che il singolo possa interferire nella loro amministrazione.

 

Nel caso di specie un singolo condomino conveniva in giudizio avanti al giudice di pace gli altri  quattro condomini dello stabile in cui viveva per chiederne la condanna al pagamento delle somme da questi rispettivamente dovute pro quota e quali condomini (esclusa la quota di da lui stesso dovuta quale proprietario del lastrico solare), per l'esecuzione di opere sul lastrico solare fatte eseguire in via di urgenza dallo stesso attore, quale condomino, che aveva anche provveduto al relativo pagamento all'appaltatore.

I convenuti si costituivano e contestavano la domanda sia sotto il profilo della mancanza del requisito dell'urgenza di provvedere all'esecuzione dei lavori, sia sotto il profilo della loro cattiva esecuzione.

Il Giudice di Pace accoglieva la domanda attorea, ma i condomini condannati proponevano appello e il giudice di appello, in riforma dell'appellata sentenza, rigettava la domanda poiché riteneva che al condomino che aveva iniziato la lite non fosse dovuto il richiesto rimborso in quanto le opere erano state eseguite in assenza di autorizzazione dell'organo condominiale competente in quanto la spesa mancava del requisito dell'urgenza richiesto dall'art. 1134 c.c.. A questo punto il condominio soccombente in appello proponeva ricorso per Cassazione ritenendo che il Giudice d’appello avesse erroneamente non applicato al caso di specie dell'art. 1134 c.c., nella parte in cui attribuisce il diritto al rimborso al condomino che ha sostenuto spese urgenti per le cose comuni; il ricorrente, in sintesi, censura la decisione di appello perché, quanto alla valutazione di urgenza dei lavori, sarebbe giunta a conclusioni contrarie rispetto a quelle del consulente tecnico di ufficio nominato dal giudice del primo grado e non avrebbe ritenuto urgenti lavori invece ritenuti tali dal CTU. La Corte di cassazione rigetta però il ricorso, sostenendo come il giudice di appello abbia correttamente applicato l'art. 1134 c.c. escludendo il diritto al rimborso della spesa in assenza del carattere di urgenza dei lavori, come appunto prevede l'art. 1134 c.c.. Tanto più che nel caso in esame  l'assemblea condominiale mai aveva opposto un diniego all'esecuzione dei lavori, né era in contestazione la necessità dei suddetti lavori, ma solo la loro urgenza che, per giustificarne l'esecuzione a prescindere e dalle autorizzazioni dell'amministratore o dell'assemblea condominiale, doveva essere tale da non consentire neppure quella minima dilazione necessaria per consentire al condominio di deliberarli o per ottenere l'autorizzazione dell'amministratore.


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