Lo stalking condominiale
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Articolo del 13/04/2012 Autore Maria D'Amico Altri articoli dell'autore


Il condominio negli ultimi anni lungi dall'essere un luogo di convivenza civile, ambiente di socializzazione etc..si è trasformato in un cruento campo di battaglia.

Complice la crisi economica, che rende difficile il pagamento delle quote condominiali, la crescente immigrazione ed il sopraggiungere di altre problematiche è in continuo aumento il fenomeno dello “stalking” dei vicini”.

Tale problematica, che potrebbe destare una certa ilarità, è in realtà un fenomeno che si diffonde a macchia d’olio da nord a sud,non conosce sesso, razza, classe sociale .

Quartieri periferici con situazioni di disagio, ma anche i quartieri della Roma bene diventano teatro di episodi di stalking di insospettabili quanto rancorosi vicini.

Così accade nella tranquilla Vicenza dove per la presenza di un cane meticcio una signora viene minacciata ed invitata a trovarsi una nuova casa dai propri vicini.

Nel dicembre 2011 nella bergamasca si assiste ad una delle prime condanne per stalking comminata ad un 69 enne, accusato di atti persecutori, minacce e violazione di domicilio a danno di una famiglia alla quale l’uomo aveva più volte forato le gomme dell’ automobile, lasciato carcasse  ed escrementi di animali ed altre condotte riprovevoli che gli hanno cagionato la condanna al carcere per un anno e due mesi.  

Interessante in tal senso la sentenza della Corte di Cassazione N 20895 del 25 Maggio 2011 con la quale si condannavano  le molestie e condotte di un condomino che aveva cagionato un perdurante stato di paura e ansia in alcune donne residenti nel condominio.

Tante richieste di  soccorso ai carabinieri, alle forze dell’ordine, ai policy maker dalle quali emerge l’esigenza di una politica unitaria di mediazione abitativa, volta a fornire sicurezza e benessere nel territorio, attraverso la promozione di strategie, attività e soggetti in grado di gestire la conflittualità (conflict coaching)  .

Con l’avvio della mediazione condominiale, pubblico e privato possono fornire una soluzione extragiudiziale alla “difficoltà dell’abitare”, individuandone le sfaccettate criticità .

Il problema andrebbe, a mio avviso, affrontato su più livelli, e l’attore pubblico potrebbe  essere un importante partner del conflict coaching condominiale,come accade in alcune città dove si sono avviati i cd sportello condominio.

Roma,Firenze,Padova ,Lucca ,Vicenza si attrezzano per offrire ai cittadini -condomini sportelli gratuiti ,in grado di offrire un counselling e attività di coaching per le svariate problematiche condominiali,sulla scia dei paesi anglosassoni e nordamericani ,dove è consuetudine l'attivazione,presenza e utilizzo di tali sportelli .

In Europa infatti è ormai radicata la presenza della mediazione condominiale che da noi è appena partita,  e che potrebbe attraverso una virtuosa sinergia pubblico –privato presentare interessanti risvolti sociali.

Mi riferisco ad ambiziosi progetti di housing sociale, conflict coaching abitativo, integrazione degli immigrati ,attraverso i quali migliorare la vivibilità dei nostri Comuni e delle nostre belle città.

Fondamentale è dunque sensibilizzare gli attori del territorio rispetto ai temi del diritto alla casa,e del conflitto abitativo .

I condomini sono luoghi nei quali si generano conflitti che spesso finiscono nelle aule dei tribunali o degenerano negli episodi di stalking tristemente menzionati in apertura.Tuttavia l’armonia condominiale  va ricercata anche attraverso soluzioni che prevengano e non solo affrontino il disagio sociale ed  il degrado abitativo con tattiche di negoziazione per un progetto educativo di condominio.

La costruzione di relazioni positive nel condominio è un obiettivo possibile che può essere raggiunto laddove il conflict coacher costruisca un percorso per il miglioramento dei rapporti di vicinato del condominio attraverso il proprio intervento. Può destare sorpresa l’esplicito riferimento ad un progetto educativo, ma, nella pratica, quando si discute di "condomini maleducati" non si fa forse riferimento ad una dimensione educativa ? Del resto tutte le relazioni interpersonali sono inevitabilmente educative: possono essere volontariamente educative laddove chi educa ne ha consapevolezza e indirizza verso comportamenti sociosolidali; possono essere involontariamente educative laddove siano le relazioni sociali spontanee a costruire nelle persone un’esperienza di rapporti positivi o negativi che siano .

Sopratutto nel passato i condomini erano luoghi dove si intrecciavano relazioni di aiuto e di rispetto,oggi al contrario vige spesso il malumore, il risentimento, le critiche e il conflitto. Il conflict coacher è un soggetto che può operare in tal direzione a pieno titolo, sempreché sia autorevole ed accetti la posizione di arbitro in cui il condominio lo colloca. A tal fine  deve essere sufficientemente calmo ed attento da osservare le relazioni e le tensioni senza farsi coinvolgere;deve costruire una strategia ed agire al fine del miglioramento nella relazione condominiale. Se ha saputo osservare saprà anche difendersi dai molteplici istigatori, manipolatori ed oppressori presenti nel condominio che vorrebbero aizzare il conflitto e costituiscono l’origine di tanti conflitti.

Non si tratta solo di arbitrare delle controversie raggiungendo compromessi accettabili per tutti, si tratta di interpretare le ragioni psicologiche dei conflitti e intervenire sui problemi con comunicazioni che sono il preciso antidoto per ciascuno dei rapporti critici precedentemente analizzati.


Maria D'Amico ^ Vai all' inizio


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