Esame avvocato - parere svolto "Comunione legale e dichiarazione di esclusione dell’immobile"
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Articolo del 22/03/2012 Autore Redazione Altri articoli dell'autore


Traccia estratta dal corso OnLine per l'Esame di Avvocato tenuto dall'avv. Viola su Overlex.com, edizione VII, sessione I°, 2012.

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Comunione legale e dichiarazione di esclusione dell'immobile

Enza è coniugata con Marcello, in regime di comunione legale.

Marcello faceva presente ad Enza di voler acquistare una nuova casa; tuttavia, per motivi fiscali, Marcello comunicava ad Enza l'opportunità che questa formulasse una dichiarazione di esclusione dalla comunione ex art. 179 c.c. ultimo comma, facendo così figurare il nuovo immobile (Alfa) come studio professionale.

In effetti, così veniva fatto.

Successivamente, i rapporti tra Marcello ed Enza si incrinavano; Marcello rendeva noto alla moglie Enza di voler vendere l'immobile Alfa, diversamente da quanto voluto da quest'ultima; Enza, altresì, rispondeva che, se del caso, avrebbe agito per l'annullamento di un simile contratto ex art. 184 c.c.

Enza si recava da un legale.

Il candidato, tenendo presente che Alfa veniva utilizzata come residenza estiva della coppia, rediga motivato parere.

Svolgimento della dott.ssa Emanuela Mossotto

Marcello ed Enza concludono un contratto di compravendita di un immobile, simulandone la destinazione per motivi fiscali : in quanto coniugati e in regime di comunione legale Enza ex art.179 cc ultimo comma formula la dichiarazione dalla norma prevista, di esclusione dell'acquisto dalla comunione. Successivamente di fronte alla espressa volontà del marito di volere vendere l'immobile Enza ritenendo di essere comunque comproprietaria si reca da un legale . La questione giuridica sottesa alla traccia coinvolge due norme fondamentali relative al regime patrimoniale tra coniugi, ovvero l'art.177 cc comma 1 lett. a che include nella comunione legale gli acquisti compiuti congiuntamente o separatamente dai due coniugi in costanza di matrimonio, ad esclusione di quelli relativi a beni personali ,nonché l'art.179cc, che al primo comma elenca i beni esclusi dalla comunione, mentre al secondo comma prevede l'esclusione dalla comunione di beni immobili acquistati dopo il matrimonio, qualora l'esclusione risulti dall'atto di acquisto del quale sia stato parte anche l''altro coniuge .

Invero la norma de quo non si limita a prevedere l'esclusione dell' acquisto dalla comunione ponendo come presupposto la sola dichiarazione di esclusione: difatti tale dichiarazione è correlata dal legislatore alla presenza di un requisito sostanziale del bene de quo. Un qualunque bene non puo' quindi essere ad libitum oggetto di esclusione dalla comunione subordinatamente alla volontà dei coniugi ma solo un bene che corrisponda alla elencazione tassativa prevista dalla norma ovvero indicata dalle lettere c,d,f del primo comma dell' art,177cc.

Fatta tale premessa è necessario stabilire quale sia la natura giuridica della dichiarazione di esclusione fatta da Enza ex 179 ultimo comma . Su tal natura giuridica è sorto difatti un contrasto giurisprudenziale.

Un primo orientamento sosteneva difatti la natura negoziale della dichiarazione de quo ovvero nel caso di specie , espressione della volontà di Enza di rinunciare alla comunione in relazione al bene acquistato

Aderendo a tale tesi Enza non potrebbe sostenere il titolo di comproprietà del bene e nessuna azione ex 184cc sarebbe legittimata a proporre .

Un secondo orientamento, a contrario, sosteneva la natura ricognitiva della dichiarazione, attribuendo alla stessa portata confessoria e non negoziale con conseguente mantenimento del bene all'interno del patrimonio comune.

Se così fosse Enza in quanto ancora comproprietaria ben potrebbe proporre l'azione di annullamento ex 184 cc se non prescritta .

Su tale contrasto giurisprudenziale ha fatto luce la Sentenza della Suprema Corte a SU . N.22755/09

In relazione alla natura giuridica della dichiarazione di esclusione e dei relativi effetti la Suprema Corte ha operato difatti un distinguo relativo al contenuto della dichiarazione stessa

Enza dichiara difatti che l'immobile viene acquistato allo scopo di destinarlo all'attività professionale del marito.

Una simile dichiarazione non esprime la volontà espressa o tacita di rinunzia alla comunione il che esclude che alla stessa possa essere attribuita natura negoziale

In quanto alla qualificazione della dichiarazione come atto ricognitivo con portata confessoria la Suprema Corte precisa che tale sarebbe l'attestazione espressa di natura personale del bene da parte del marito.

Invero nel caso di specie Enza ha semplicemente espresso la sua condivisione all'intento del marito di destinare il bene acquistato alla propria attività professionale il che ne esclude la portata confessoria ex art 2730 cc ma anche la natura ricognitiva poiché mera manifestazione di intenti e non attestazione di fatti.

La Suprema Corte precisa dunque che la natura giuridica della dichiarazione di esclusione come prevista dall'ultimo comma dell'art.179 cc ha natura giuridica ricognitiva nella misura in cui attesti di fatto la natura personale del bene da parte dell' altro coniuge . Pur tuttavia la stessa sarebbe condizione necessaria richiesta dalla norma quale presupposto limitativo all' inclusione del bene in comunione ma non sufficiente di fatto per creare l'effetto giuridico di esclusione.

Difatti l'art.179 ultimo comma pone un collegamento funzionale della dichiarazione di esclusione con un presupposto sostanziale relativo alla natura del bene e alla sua effettiva destinazione.

Quest'ultimo deve essere un bene personale e tale deve essere riconosciuto da Enza nella sua dichiarazione, nonché la sua destinazione effettiva deve essere quella indicata ovvero quella professionale .

Nel caso de quo a contrario Enza non riconosce la natura personale del bene ma si limita ad esprimere la sua adesione all'intento del marito di destinare l'acquisto ad uso professionale : inoltre i due di fatto non rispettando la destinazione indicata usando il bene quale residenza estiva .Consegue che la dichiarazione di Enza pur necessaria ,non è sufficiente in base al tenore dell'ultimo comma dell' art.179 cc come interpretato dalla Suprema Corte per escludere il bene dalla comunione, poiché manca il collegamento funzionale dalla norma richiesto con la natura del bene che deve essere personale ex art 177 primo comma lett. a) nonché con effettiva destinazione che nel caso di specie non è stata quella di uno studio professionale. Sulla base della norma così interpretata si puo' concludere che Enza è comproprietaria del bene acquistato dal marito , ed è legittimata pertanto a proporre l'azione di annullamento ex 184 cc a fronte della vendita del bene effettuata dal coniuge senza il suo consenso.


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