Se il tirocinio ed il praticantato celano una vera e propria attività di lavoro subordinato:una importante sentenza del Giudice del Lavoro di Foggia.
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Articolo del 21/03/2012 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


La "causa" del rapporto di praticantato è quella di assicurare al giovane praticante, da parte di un professionista, le nozioni indispensabili per mettere in atto, nella prospettiva e nell'ambito di una futura determinata professione intellettuale, la formazione teorica ricevuta nella sede scolastica.

Pertanto , disattendendo la qualificazione giuridica data al rapporto lavorativo intercorrente dalle parti in causa, seppur effettuata con atti scritti, va escluso la configurabilità della figura del "praticantato", nel caso in cui al lavoratore/tirocinante interessato, peraltro ancora privo del titolo di studio necessario per intraprendere la professione di commercialista, esercitata dal titolare dello studio, siano state affidate incombenze lavorative ripetitive, proprie di un impiegato d'ordine, e non sia stato impartito alcun insegnamento, finalizzato al superamento del relativo esame di stato.

In questo caso il rapporto intercorrente tra il professionista/datore di lavoro ed il praticante/tirocinante precario deve essere qualificato, invece, nell'ambito dell'istituto giuridico del lavoro subordinato, nella concorrenza dei relativi requisiti.

Si è così espresso il Tribunale di Foggia, sezione lavoro, accogliendo il ricorso di un giovane, praticante/tirocinante commercialista, proposto nei confronti del proprio "tutor"/datore di lavoro, titolare di un ben avviato studio professionistico, in provincia di Foggia, e condannando il titolare del medesimo studio al pagamento della somma di €. 4.000,00 (euro quattromila), quale residuo importo di spettanze di lavoro di impiegato (addetto ad un computer per la gestione della contabilità forfettaria dei clienti ed alla tenuta dei relativi registri), che il giovane tirocinante assumeva e reclamava di avere svolto, con orari  regolari, alle dipendenze del proprio "tutor-commercialista", durante gli oltre cinque anni di "praticantato"  alle dipendenze del professionista condannato.

Il Tribunale di Foggia, nel pronunciarsi in accoglimento del ricorso presentato dal giovane dottore/ praticante, lamentante un ingiusto sfruttamento della propria posizione lavorativa, ha disatteso, così, la tesi difensiva del commercialista/convenuto, secondo cui il giovane/ tirocinante aveva frequentato lo studio solo per acquisire pratica professionale (come egli stesso aveva dichiarato espressamente per iscritto) in cambio del solo rimborso delle spese vive da lui sostenute durante il praticantato, facendo proprio, invece, un recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione , in forza del quale il professionista/tutor deve fornire al giovane praticante tutte quelle nozioni indispensabili per l'attuazione, nella prospettiva e nell'ambito di una futura e determinata professione intellettuale, della formazione teorica ricevuta in ambito scolastico ( così Cassazione civile, sezione lavoro, 19 luglio 1997 n. 6645).

Quando, di contro, le attività svolte dal tirocinante, così come confermato in giudizio dalle prove testimoniali espletate, siano state di mero carattere esecutivo, prive di qualsiasi contenuto formativo o professionale, ripetitive, proprie di un impiegato d'ordine, di modestissimo livello intellettuale, e prive di qualsivoglia contenuto professionale, nè vi è stata prova , in corso di causa,di insegnamenti impartiti al giovane praticante dallo stesso professionista, ricorrono, secondo il Tribunale di Foggia, tutti gli elementi costitutivi del rapporto di lavoro subordinato (inserimento nella struttura organizzativa, sottoposizione al potere direttivo e disciplinare; rispetto di orario predeterminato).

Il Giudice del Lavoro , dunque, mentre ha puntualmente riscontrato tutti gli elementi che, secondo giurisprudenza oramai consolidata, contraddistinguono il rapporto di lavoro subordinato, ha escluso che fossero riscontrabili, nel caso di specie e alla luce della istruttoria esperita, quelle connotazioni giuridiche proprie del "praticantato" la cui finalità specifica e preminente è l' addestramento professionale, che giustifica l'immediata e diretta strumentalità dell'inserimento ai soli fini dell'apprendimento , compatibile con l'assenza di qualsivoglia compenso per il tirocinante.  (in tal senso si è altresì espresso Tribunale Milano, 23 ottobre 1999).

Sull'argomento interviene l'avv. Eugenio Gargiulo il quale evidenzia come la recente sentenza del Tribunale dauno rappresenta uno "spartiacque" davvero importante in tema di attività di "praticantato" e "tirocinio",  poiché fissa, in modo preciso, i paletti ed i limiti giuridici all'utilizzo corretto di tali due istituti di diritto del lavoro, spesso "sfruttati", in modo abnorme e non legittimo, da numerosi titolari di studi professionistici che , soprattutto nelle regioni del Sud Italia, approfittano dell'abbondanza di "manodopera/tirocinante" per "colmare" , a titolo gratuito, vuoti di organico presenti nei loro studi...e tutto questo sempre a danno dei giovani dottori, disoccupati, costretti ad "accogliere ogni richiesta" ,pur di portare a termine il periodo obbligatorio di praticantato previsto , per legge, prima di poter sostenere l'esame di stato di abilitazione alla professione!


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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