Mandato di cattura europeo
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Articolo del 20/07/2005 Autore Dott.ssa Federica Ascione Altri articoli dell'autore


“Con una sentenza clamorosa la Corte Costituzionale Tedesca ha bloccato ieri l'estradizione di un cittadino sospettato di aver collaborato con al-Qaida fornendogli finanziamenti e appoggio logistico da Amburgo, dove era basata la cellula degli attentatori della strage alle Twin Towers. Mamoun Darkazanli, siriano con passaporto tedesco, è stato già rimesso in libertà tra lo sdegno generale, la preoccupazione del ministero della Giustizia di Berlino e l'imbarazzo del Governo.” ( da “il Sole 24 ore” di Martedì 19 luglio 2005 )
In base a questa decisione della Corte Costituzionale Tedesca , i cittadini tedeschi sospettati di reati, non potranno essere estradati in base al semplice mandato di cattura comunitario, ma si dovrà seguire l’iter della normale richiesta di estradizione.
La Corte Costituzionale Tedesca ha giustificato questa decisione, perchè, la normativa comunitaria invade i principi costituzionali dell’ordinamento tedesco sul divieto di estradizione sancito dall'articolo 16.2 e perchè, si legge in una nota esplicativa, il mandato di cattura europeo «viola la garanzia al ricorso presso un tribunale (articolo 19.4) perché non vi è possibilità di contestare la decisione giudiziaria che delibera l'estradizione».
Il mandato di cattura europeo è lo strumento che, snellendo le procedure di estradizione fra gli stati membri dell'UE, si pone l’obiettivo di rafforzare la lotta al terrorismo ed ai crimini transnazionali velocizzando i tempi giudiziari.
La realizzazione del mandato di cattura europeo si basa sul principio di mutua fiducia: si presume, a priori, che i sistemi penali dei paesi dell'Unione rispettino la democrazia e lo stato di diritto; è data, quindi per scontata, la legalità degli atti emessi dal potere giudiziario. In sostanza, i Paesi dell'Unione, in base al principio del riconoscimento reciproco, si impegnano ad eseguire le decisioni giudiziarie emesse da un partner "in vista dell'arresto e della consegna di una persona ricercata, ai fini dell'esercizio di un' azione penale o dell'esecuzione di una pena".
Uno degli obiettivi che con il Trattato di Amsterdam, 1997, l’Unione europea ha cercato di perseguire fin dall’inizio è stata la creazione di una «zona di libertà, di sicurezza e di giustizia» attraverso la progressiva armonizzazione delle legislazioni degli stati membri e il mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie.
Il Consiglio europeo di Tampere, nell'ottobre 1999, ha preferito privilegiare il mutuo riconoscimento delle decisioni perchè sarebbe stata una via tortuosa da intraprendere quella che avrebbe portato ad una unificazione dei codici penali degli stati membri; per questo la comunità europea ha sancito che “il mutuo riconoscimento delle decisioni giudiziarie sarebbe stata la pietra miliare della cooperazione giudiziaria sia civile che penale”.
Il 6 Dicembre 2003 ha visto la luce,sulla scia della tragedia dell’11 settembre, il principio di “mandato di cattura europeo” che, diventato esecutivo dal 1 gennaio 2004, riguarda non solo chi è già stato giudicato, ma anche i ricercati. Le autorità giudiziarie degli stati membri dovrebbero, quindi, riconoscere ed eseguire automaticamente, con controlli minimi, la richiesta di estradizione di una persona formulata dall'autorità giudiziaria di un altro stato membro. Il mandato di cattura europeo prevede l’applicazione per 32 casi di imputazioni possibili e per reati, che, nello stato di emissione, siano passibili di una pena di almeno tre anni.
La differenza sostanziale tra il mandato di cattura europeo e l’estradizione consiste nel fatto che l'estradizione è, infatti, possibile solo se il fatto perseguito costituisce un reato sia nel paese richiedente la persona incriminata, sia nel paese a cui è richiesta l'estradizione; il mandato di arresto comunitario è applicabile anche se il comportamento messo sotto accusa costituisca un'infrazione soltanto per lo stato richiedente, questo al fine di dare attuazione al principio di mutuo riconoscimento tra le decisioni degli stati membri.
Secondo la Commissione di Bruxelles, «poco importa, quindi, che l'incriminazione all'origine dell'emissione del mandato di cattura non esista - o che i suoi elementi costitutivi differiscano - nel territorio dello stato di esecuzione. Attraverso questo principio, ogni stato membro non solo riconosce l'interezza della legislazione penale degli altri stati membri, ma accetta anche di aiutarli a farla rispettare»; questo al fine di eludere il controllo da parte del potere politico e sopprimendo il controllo esercitato dalle giurisdizioni amministrative, che possono decidere se accettare o rifiutare l’estradizione.
Nella normale procedura d'estradizione il controllo giudiziario riguarda la concretezza dei fatti e la legalità della domanda; per quanto concerne il mandato di cattura europeo, il controllo giudiziario vaglierà solo la regolarità formale del documento con la caratteristica della automaticità della consegna e nell'abbandono delle procedure di verifica. Inoltre, contrariamente all'estradizione, in cui la persona consegnata può essere perseguita solo per i reati esplicitamente menzionati nella richiesta, il mandato di cattura europeo libera il paese richiedente dal vincolo delle motivazioni fornite nel mandato.
Il mandato di cattura europeo non induce ad una unificazione delle legislazioni e delle procedure penali; al contrario, permette la coesistenza di profonde disparità tra gli stati membri.

Dott.ssa Federica Ascione
Praticante avvocato
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