Diritto fallimentare, il testo della bozza del ministero dell'economia
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Articolo del 20/07/2005 Autore Avv. Egle Spadavecchia Altri articoli dell'autore


È stato trasmesso ieri dal ministro per l'Economia, Domenico Siniscalco, al ministro della Giustizia, Roberto Castelli, e successivamente verrà inviato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, a cui spetta il compito di predisporre la versione finale, che se tutto va bene potrebbe essere esaminata in prima lettura al Consiglio dei ministri entro il mese di luglio. È uno schema di decreto legislativo per la riforma delle procedure concorsuali: 125 articoli che danno attuazione alla delega contenuta nel decreto sulla competitività, secondo quella che il sottosegretario all'Economia, Michele Vietti, definisce la strategia del " rampino". « Grazie all'idea del provvedimento sulla competitività come veicolo della delega per la nuova disciplina fallimentare — spiega — siamo riusciti ad accelerare il percorso della riforma e con l'adempimento della delega si potrà completarne l'iter in tempi rapidi » .
Vietti confida in tempi rapidi: « Tutti gli operatori economici ritengono essenziale il varo di questa riforma, secondo uno schema già noto, che era quello del cosiddetto maxi emendamento esaminato dal Governo a Natale. La nostra proposta di schema di decreto è rispettosa dell'impianto del vecchio maxi emendamento. Ovviamente, siamo aperti al confronto con la proposta del ministero della Giustizia, purché questa arrivi rapidamente e sia coerente con una filosofia della riforma già ampiamente discussa e definita » .
Il testo licenziato ieri contiene all'articolo 1 la nuova definizione di " piccoli imprenditori", che sono le società nelle quali risulta investito un capitale fino a 300mila euro. Al di sotto di questa soglia, rivalutabile ogni cinque anni sulla base degli indici Istat, il fallimento non è previsto.
Un'altra innovazione contenuta nella riforma riguarda le norme processuali, che applicano il nuovo rito societario anche alle controversie fallimentari, permettendo un considerevole accorciamento dell'iter. Tra le disposizioni rilevanti ci sono anche le nuove norme sul fallimento dichiarato da un tribunale incompetente, che lasciano salvi gli effetti della pronuncia e gli atti precedentemente compiuti.
Un blocco di norme della riforma riguarda la rimodulazione dei poteri degli organi della procedura fallimentare: in pratica, con la riforma il compito principale del giudice delegato diviene quello di risolvere i conflitti che possono sorgere fra i vari organi della procedura ( dunque giudica sui reclami del fallito e su quelli del curatore). Quanto al curatore, le nuove norme stabiliscono che deve presentare ai creditori un « programma di liquidazione » , nel quale sia chiaramente visibile la natura del fallimento: se c'è una possibilità di risanamento concreta dell'azienda o se la prospettiva è meramente di liquidazione del passivo.
Spetta poi al comitato dei creditori decidere se approvare o meno la proposta del curatore e, nel caso non approvi, può arrivare a sostituire il curatore stesso. L'articolato contiene anche le norme della riforma che consentono un raccordo con le nuove disposizioni già entrate in vigore con il decreto legge, vale a dire la revocatoria e il concordato preventivo.
C'è poi una disposizione che detta le nuove regole per gli accordi di ristrutturazione del debito fiscale.
Il provvedimento, infine, contiene due importanti novità che completano la riforma: la prima è l'abrogazione dell'istituto dell'amministrazione controllata, coerente con l'ampliamento del ruolo del concordato preventivo.
La seconda novità è l'introduzione dell'istituto dell'esdebitazione, che sostituisce le attuali norme sulla riabilitazione del fallito, con ciò sopprimendo l'articolo 50 sulle incapacità di legge, per il quale da un paio d'anni la Corte di giustizia europea continua a condannare l'Italia per violazione della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Con le nuove norme, il fallito non perde i diritti, ma l'imprenditore persona fisica che abbia tenuto un comportamento corretto, una volta chiusa la procedura fallimentare, può essere liberato anche dai crediti che non si siano insinuati nel fallimento.

9 luglio 2005


Il testo del provvedimento

Fonte: Il sole 24 ore


Avv. Egle Spadavecchia
Avvocato
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