Il coniuge separato anche se disoccupato e’ imputabile di violazione degli obblighi familiari per mancato versamento assegno di mantenimento
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Articolo del 16/02/2012 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


Il coniuge separato, obbligato mensilmente a versare , a favore dell'altro coniuge e del proprio figlio minore, la somma relativa all'assegno di mantenimento della prole, determinata dal Presidente del Tribunale , è imputabile del delitto di cui all'art. 570 del codice penale ("Violazione degli obblighi di assistenza familiare"), qualora ometta di effettuare tale pagamento, anche quando sia privo di un posto di lavoro , ovvero temporaneamente disoccupato.

Lo ha stabilito l'Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari di Foggia, con ordinanza emessa ai sensi dell' art. 409, V comma, del codice di procedura penale, nel rigettare la richiesta di  archiviazione del procedimento penale, avanzata dal pubblico ministero,  instaurato contro un giovane foggiano, coniuge legalmente separato , il quale era stato querelato dall'ex moglie, a seguito dell'avvenuto mancato versamento dell'assegno mensile di mantenimento, a favore del figlio minore,  per un arco di tempo corrispondente a circa un anno.

L'ex marito "denunciato" si era difeso in giudizio sostenendo la tesi dell'impossibilità di adempiere al proprio "obbligo economico", determinato in sede di giudizio civile, in quanto attualmente disoccupato , a seguito di un imprevisto licenziamento, comminatogli dal proprio ultimo datore di lavoro.  A tale nuova temporanea situazione il giovane ex coniuge foggiano ascriveva la oggettiva incapacità di provvedere al sostentamento del proprio figlio minore, riuscendo ,a malapena, egli stesso a "reperire" per se i mezzi per sopravvivere quotidianamente.

Ma il Giudice per le indagini preliminari di Foggia non ha inteso accogliere l'orientamento difensivo, esposto dall'ex coniuge indagato per il reato di cui all' art. 570 c.p. , affermando nella propria ordinanza che " ..lo stato di bisogno di un figlio minore di genitori separati , il quale, appunto perché tale, non è in grado di procacciarsi un reddito proprio, è un dato di fatto incontrovertibile per cui entrambi i genitori sono tenuti a provvedere per ovviarvi. Lo stato di bisogno - e il conseguente obbligo del genitore di contribuire al mantenimento dei figli minori - non è escluso nella eventualità in cui questi siano assistiti economicamente da altri, sia in quanto percipienti cespiti reddituali relativi ad elargizioni a carico della pubblica assistenza. Per le esposte ragioni la mancata corresponsione dell'assegno per il mantenimento del figlio minore, stabilito in sede di separazione dei coniugi, integra senza dubbio la fattispecie di cui all'art. 570 c.p., tanto più quando l'obbligato non ha chiesto la modifica del provvedimento giurisdizionale che imponga di versare all'altro coniuge la somma per contribuire al mantenimento dei figli a quest'ultima affidati".

Il magistrato dauno ha ,poi, continuato, evidenziando in pronuncia che ".. quale esimente l'obbligato può assumere la sua incapacità economica in virtù del principio - ad impossibilia nemo tenetur- , ciò però a condizione che la stessa incapacità sia "assoluta" e non sia ascrivibile a colpa dell' obbligato. Sul versante probatorio l'obbligato non potrà limitarsi ad indicare semplicemente, ad esempio, il suo stato di disoccupazione, ma dovrà comprovare l'esistenza di difficoltà economiche che si sono tradotte in stato di vera e propria indigenza economica e, pertanto, nella impossibilità di adempiere, sia pure in parte, alla prestazione e per tutto il periodo in cui si sono protratte le inadempienze" ( nello stesso senso vedasi altresì ordinanza Ufficio Indagini preliminari Bari, 15 novembre 2006).

Poiché, nel caso specifico, l'ex giovane coniuge "disoccupato" foggiano non aveva invece dato prova di tale "impossibilità assoluta economica di adempiere" , il medesimo è imputabile del  reato di " Violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 c.p.)" , che prevede la reclusione fino a un anno, o  la multa da 103 euro a 1.032 euro , nei confronti di "chiunque, abbandonando il domicilio domestico, si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti alla potestà dei genitori, o a chi fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore o al coniuge, il quale non sia legalmente separato..".


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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