Se l'assegno grossolanamente "falsificato" è comunque incassato ne risponde l'Istituto di Credito "pagatore"!
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Articolo del 04/02/2012 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


La diligenza che la banca deve spiegare nell'esame della "genuinità" e fedeltà dell'assegno presentato per il pagamento deve essere riferita non a quella di un qualsiasi osservatore di medio interesse e di media diligenza, bensì a quella di un "esaminatore" attento e previdente, per il maggior grado di attenzione e di prudenza che la professionalità del servizio consente di attendersi. La diligenza cui l'accorto "banchiere" e la banca devono attenersi non è , pertanto, quella disciplinata e prevista dall'art. 1176, primo comma, del codice civile , ma più precisamente quella del comma 2 dello stesso articolo, ovvero la diligenza qualificata di colui che esercita un'attività professionale.

Lo ha deciso il Tribunale di Foggia, accogliendo la richiesta, avanzata in giudizio da un giovane foggiano, di "rimborso" della somma indebitamente "pagata" dall'Istituto di Credito, presso il quale era "correntista" , sulla scorta di un assegno, presentato all'incasso, visibilmente e grossolanamente "contraffatto", attraverso l'apposizione di una "alterata stampigliatura" che ne aveva modificato la natura originaria da titolo di credito "non trasferibile" ad assegno liberamente "girabile" a chiunque.

L'Istituto bancario si era difeso in giudizio sollevando l'eccezione della mancata tempestiva impugnativa , da parte del giovane ricorrente, del conto corrente entro i termini previsti per legge.

Ma il Tribunale dauno, aderendo ad un recente orientamento giurisprudenziale ha affermato che " .l'istituto di credito, che abbia pagato un assegno bancario di conto corrente, su di esso tratto, alterato in alcuni suoi elementi,  è responsabile verso il traente del pagamento laddove l'alterazione sia rilevabile con l'uso della "qualificata" diligenza, che si attende dalla Banca, senza poter invocare la "decadenza" del correntista ai sensi dell'art. 1832 c.c., richiamato per le operazioni bancarie in conto corrente dal successivo art. 1857 c.c., e dal diritto di impugnare le partite incluse negli estratti-conto, in quanto l'incontestabilità delle risultanze del conto, derivante dal mancato tempestivo esercizio di detto diritto, non si riferisce alla validità ed efficacia dei rapporti da cui i rispettivi accrediti ed addebiti derivano. Né la mancata contestazione od approvazione del conto corrente comporta che il debito fondato su di una transazione nulla o annullabile , o comunque su una situazione illecita divenga per ciò "nuovo" e, come tale, incontestabile." ( in tal senso vedasi anche Tribunale di Bari, sez. IV, 14 maggio 2009 , n. 1548).

Il Tribunale di Foggia ha ,infine, precisato in sentenza come la banca "girataria" per l'incasso non deve rispondere per il pagamento di un assegno circolare contraffatto , solo nel caso in cui l' alterazione non sia palese o visibile "ictu oculi", in base alle conoscenze del bancario medio, il quale, giustamente, non "deve" disporre di particolari attrezzature strumentali o chimiche per la rilevazione delle falsificazioni né deve essere un esperto grafologo. ( così anche Cassazione civile , sez. I, 15 luglio 2005, n. 15066) .

Tuttavia, evidenzia il magistrato foggiano,  quando, come nel caso in esame, l'alterazione appare evidente perfino all' occhio inesperto del comune cittadino, ".la diligenza che la banca deve spiegare nell'esame della genuinità e fedeltà dell'assegno presentato per il pagamento deve essere riferita non a quella di un qualsiasi osservatore di medio interesse e di media diligenza, bensì a quella di un esaminatore attento e previdente, per il maggior grado di attenzione e di prudenza che la professionalità del servizio consente di attendersi; pertanto la banca che abbia pagato un assegno presentato per l'incasso risultante alterato nella "stampigliatura" di alcuni dei suoi elementi essenziali , non è esonerata da responsabilità anche quando perfino il giudice penale abbia affermato la sussistenza del reato di falso, escludendo il carattere grossolano della falsificazione, atteso che ,ad una verifica non superficiale di un accorto funzionario di banca, un'alterazione, anche di non grossolana "macroscopicità", può essere riconosciuta. ( in tal senso vedasi , altresì Cassazione civile , sez. III, 12 ottobre 1982, n. 5267).


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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