Il "libero professionista intellettuale" può liberamente utilizzare, all'interno del proprio studio, "software informatici" non originali!
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Articolo del 03/02/2012 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


Non commette nessun reato il libero professionista, ad esempio un avvocato o un dottore commercialista, il quale utilizzi nel proprio studio programmi informatici cosiddetti "pirata", ovvero non originali e privi del marchio SIAE.  Lo ha stabilito la Suprema Corte di Cassazione - sezione III penale - con una recente e , per certi versi, davvero sorprendente sentenza, datata 22 dicembre 2009 ( n. 49385).

I magistrati della Corte di Cassazione, con la pronuncia sopra citata n. 49385/2009, hanno deciso, così , di accogliere il ricorso di un " libero professionista", svolgente l'attività di geometra, già soccombente nei precedenti gradi di giudizio, per aver istallato su ben quattro postazioni (personal computer) , presenti all'interno del proprio studio di lavoro, il "pacchetto informatico" denominato "Microsoft Office 2000" ed il "sistema operativo"  -Windows 2000- , entrambi sforniti delle previste licenze d'uso.

Condannato dalle due precedenti sentenze di merito pronunciate, per violazione dell' art. 171 bis , primo comma, primo periodo, seconda ipotesi, della legge n. 633/1941 sul diritto d'Autore, il professionista si era rivolto alla Suprema Corte, lamentando l'ingiusta applicazione nei suoi confronti della suddetta norma di legge riferibile, a suo dire, esclusivamente agli imprenditori ed ai commercianti.

E gli "ermellini" della Suprema Corte gli hanno dato ragione, affermando, nella recentissima sentenza sopra indicata, che " il reato previsto dall'art. 171 bis , primo comma, primo periodo, seconda ipotesi, della legge n. 633/1941 ( illecita detenzione, a scopo commerciale o imprenditoriale, di programmi per elaboratore privi di contrassegno SIAE), laddove richiede che la detenzione avvenga a scopo commerciale o imprenditoriale, non si riferisce anche alla detenzione ed utilizzazione nell'ambito di un'attività libero professionale, alla quale , pertanto, non si applica la norma in esame".

La Cassazione ha, poi,  precisato che " anche il professionista intellettuale può assumere la qualità di imprenditore commerciale, quando esercita la professione nell'ambito di un'attività organizzata in forma d'impresa, in quanto svolga una distinta e assorbente attività che si contraddistingue da quella professionale per il diverso ruolo che riveste il sostrato organizzativo - il quale cessa di essere meramente strumentale - e per il differente apporto del professionista, non più circoscritto alle prestazioni d'opera intellettuale, ma involgente una prevalente azione di organizzazione, ossia di coordinamento e di controllo dei fattori produttivi, che si affianca all'attività tecnica ai fini della produzione del servizio.  Ciò si verifica, ad esempio, nel caso di un laboratorio di analisi cliniche, che si connota solitamente come struttura organizzativa di dimensioni più o meno rilevanti, dove il libero professionista titolare si avvale stabilmente di una pluralità di collaboratori e di dotazioni tecniche tali che l'attività professionale rappresenta una componente non predominante, per quanto indispensabile, del processo operativo." ( in tal senso vedasi anche Cassazione civile, sez. trib. , 22 luglio 2004, n. 13677) .

Sempre per la Suprema Corte , quindi, " per accertare, in definitiva, la natura libero-professionale o imprenditoriale di una prestazione che utilizzi sistemi di elaborazione elettronica (computer) - come tale riservata non alle società di servizi, bensì a professionisti iscritti negli appositi albi professionali - il giudice deve valutare , di volta in volta, la prevalenza dell'attività intellettuale su quella materiale, tenendo conto che possono esservi servizi in cui la prima ha una funzione ridotta rispetto all'elaborazione elettronica (come nel caso in cui l'elaborazione consista nel conseguire il risultato di un calcolo così complesso che sarebbe impensabile affidarlo alla sola mente umana) e servizi in cui, invece, l'attività intellettuale prevale, intervenendo con le proprie cognizioni specialistiche e trovando nell'elaboratore solo uno strumento che si limita a rendere più veloce, rispetto alla mano dell'uomo, la scritturazione dei calcoli. (in tal senso anche Cassazione civile, sezione II, 10 gennaio 1996, n. 163).

Nel caso di specie la Corte di Cassazione non ha ritenuto configurabile il reato penale nei confronti del geometra, ritenendolo un "professionista intellettuale"  nella cui attività di lavoro manca ( come per un avvocato o un dottore commercialista) lo "scopo imprenditoriale" di trarre ingiusto profitto dall'utilizzo e sfruttamento di programmi informatici " pirata" , ovvero non originali.


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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