Furto di merce in ipermercato da parte di cliente "video- ripreso" da telecamere a "circuito chiuso"
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Articolo del 01/02/2012 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


L'azione con la quale un cliente abbia sottratto merce dagli scaffali di un ipermercato, per poi infilarla sotto gli indumenti, il tutto visionato dalle telecamere a circuito chiuso, a seguito delle quali i controllori in servizio, avvisati i carabinieri, bloccavano il soggetto, poi perquisito da questi ultimi, "integra" il reato di "tentativo di furto", perseguibile penalmente solo a querela dell'offeso, ma non l'aggravante di reato dell'utilizzo del "mezzo fraudolento" in quanto, nell'atto di impossessarsi della merce, il soggetto non ha adottato particolari astuzie, volte ad eludere il controllo "antitaccheggio".

Lo ha affermato il Tribunale di Foggia, sezione penale, nel dichiarare di non doversi procedere nei confronti di un giovane foggiano, tratto in giudizio, in ordine al reato di cui agli articoli 56 e 624 del codice penale, in quanto l'azione penale non poteva essere esercitata per difetto di querela.

I fatti contestati allo "sprovveduto e improvvisato ladro" erano pacifici , in quanto il medesimo, aggirandosi con fare sospetto tra gli scaffali del noto ipermercato cittadino, era stato notato dai controllori, in servizio presso la centrale operativa, ove venivano riversate le immagini delle telecamere a circuito chiuso, nel gesto di infilare sotto gli indumenti delle confezioni di affettati sottovuoto, per poi dirigersi alle casse, ove il giovane cliente si limitava a pagare una confezione di un altro prodotto, esibito al controllo, e si avviava all'uscita.  Ma l'etichetta adesiva, posta sulle confezioni sottovuoto occultate, attivava il sistema d'allarme, collocato subito dopo le casse, facendo intervenire gli addetti alla sicurezza che ne avevano, come detto, già studiato i movimenti. Il giovane veniva, quindi,  accompagnato negli uffici del centro commerciale, ove i carabinieri, nel frattempo convocati, lo perquisivano rinvenendo, occultata nella felpa, la refurtiva, priva di eventuali manomissioni.

Il Tribunale di Foggia, sezione penale, nel valutare i fatti e l'addebito contestato al giovane , ha affermato in sentenza che "..è da escludere la consumazione di qualsivoglia fattispecie furtiva dal momento che persona incaricata dall'avente diritto ha sorvegliato tutte le fasi dell'azione, sì da poterla interrompere, come poi è successo,  in ogni momento, perciò ravvisandosi, al più, l'ipotesi di reato tentato (in tal senso vedasi Cass. Pen. , sez. IV, 16/1/04 , n. 7235 ) . E', inoltre, da escludere l'aggravante dell'aver usato violenza sulle cose, perché il giovane/ladro non ha dovuto forzare "placche antitaccheggio", né ha rimosso l'etichetta adesiva in grado di attivare il sistema di allarme. E', infine, da valutare la sussistenza o meno del mezzo fraudolento, inteso tale ogni stratagemma diretto ad aggirare o annullare gli ostacoli che si frappongono tra l'agente e la cosa".

E relativamente alla circostanza aggravante dell'uso del "mezzo fraudolento" , il Tribunale dauno ha evidenziato come, nel caso di specie, non ne siano ravvisabili gli estremi giuridici , non avvenendo il furto di merce in questione attraverso la predisposizione di particolari accorgimenti, da parte del giovane ladro, quali , ad esempio, il doppio fondo di una borsa o un indumento da portare sotto i normali indumenti ed esclusivamente destinato a nascondere la refurtiva. ( in tal senso anche Tribunale Cosenza, 12 ottobre 2009, n. 634)

Inoltre il Tribunale di Foggia ha , altresì, valutato come elemento oggettivo la circostanza che, quando  l'imputato si era presentato alle casse, egli era stato già da tempo "visionato" dai vigilanti del centro commerciale, il cui sistema di "videosorveglianza" ne aveva già vanificato le successive mosse; in altri termini , il soggetto passivo del reato, ovvero l'ipermercato,  aveva già attivato e fatto funzionare per tempo ,ancor prima che il ladro adottasse il suo maldestro accorgimento, le proprie difese, non aspettando altro che il  "finto cliente" superasse le casse per , poi, bloccarlo.

Il comportamento del giovane ladro , all'interno della struttura commerciale , si era rivelato, cioè, fraudolento, solo dalla prospettiva dell' ingenuo "malfattore" e non nella sua oggettività.

Esclusa, in tal guisa, anche tale aggravante e, riportata la condotta sotto le "insegne" dell'art. 624 del codice penale, non è restato al Tribunale dauno che dichiarare l' improcedibilità dell' azione penale per difetto della necessaria querela "formulata" del "soggetto danneggiato" dal reato tentato di furto. (in tal senso vedasi ,ancora ,Tribunale Monza, 30 giugno 2006, n. 1855).


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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