Scivolare sugli "escrementi" del cavallo, presenti sul manto stradale, non costituisce fonte di responsabilità per la Pubblica Amministrazione, proprietaria della strada!
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Articolo del 25/01/2012 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


L'ente proprietario della strada, soggetta all'uso in generale della collettività, risponde ai sensi dell'art. 2043 del codice civile ( responsabilità extra contrattuale) , e non dell'art. 2051 c.c. ( responsabilità da cose in custodia), dei danni causati dal manto stradale anche nella circostanza di fatto relativa alla "scivolata a terra" di un ciclomotore, caduto al suolo a causa della presenza di escrementi di cavallo su una strada del centro della città.

Lo ha deciso il Tribunale di Bari , affermando che ".nel caso di caduta da ciclomotore, a causa di fondo stradale reso scivoloso per la presenza di escrementi di cavallo, il Comune, tenuto alla custodia delle strade, non può essere ritenuto responsabile, posto che il volume e la visibilità degli escrementi, sarebbero stati evitabili se il conducente del ciclomotore avesse usato la necessaria prudenza, in considerazione anche del luogo centrale nel quale l'incidente è avvenuto."

L'originale sentenza ha riguardato una fattispecie ,ormai, in via di estinzione, soprattutto nei piccoli e medi "centri abitati" , nei quali la presenza dei tradizionali "calessi", "carrozze" e "carretti" ,trainati da cavalli, è andata sempre più "diradandosi" , sino a scomparire del tutto in alcune città come Foggia. Laddove permane tale "convivenza" con il sempre più caotico traffico urbano, è possibile che si verifichino "fattispecie" come quella oggetto di valutazione e giudizio da parte del Tribunale barese.

Il Tribunale di Bari era stato investito della controversia giuridica ,insorta con il Comune, da un giovane "scooterista" , che chiedeva la condanna della P.A. barese al risarcimento dei danni, biologici e patrimoniali sofferti a seguito del sinistro stradale occorsogli, pressocchè in pieno centro, "scivolando a terra" con il proprio ciclomotore, a causa della presenza di una notevole quantità di sterco di cavallo per alcuni metri del manto stradale comunale.

Il Comune di Bari, convenuto in giudizio, si era difeso sostenendo l'inapplicabilità dell'art. 2051 del codice civile e l'insussistenza dei presupposti di invisibilità ed imprevedibilità della situazione di pericolo richiesti ai fini dell'applicazione dell'art. 2043 c.c.

Ed il Tribunale di Bari ha respinto il ricorso del "giovane centauro" affermando , in sentenza , che "..il comune non è responsabile, nemmeno a titolo di colpa, dei danni subiti dal conducente di un ciclomotore, scivolato su una strada urbana, a causa della presenza di escrementi di cavallo, in quanto si trattava di ostacolo visibile (perché voluminoso, in rilievo e di colore presumibilmente diverso rispetto alla pavimentazione) ed evitabile se la vittima avesse usato la normale prudenza alla guida (perché non occupava l'intera carreggiata ed era ubicato in una zona centrale frequentata ,altresì, da pedoni.)

Il magistrato barese ha ,poi, evidenziato che ". non sussiste una situazione di pericolo occulto e, pertanto, deve escludersi la responsabilità della p.a. , ai sensi dell' art. 2043 del codice civile, nel caso di sinistro occorso a conducente di ciclomotore che, percorrendo una strada pubblica aperta all'uso generale della collettività, sia scivolato a causa di una notevole quantità di sterco di cavallo, qualora il pericolo fosse perfettamente visibile e quindi evitabile data la buona visibilità della strada e la voluminosità degli escrementi. E' , infatti, giurisprudenza prevalente e condivisibile che la responsabilità della P.A. , proprietaria di una strada pubblica, per danni subiti dall'utente della strada, trova fondamento nella norma primaria del  "neminem laedere" ,ex art. 2043 c.c., in applicazione della quale essa è tenuta a far sì che il bene demaniale non presenti per l'utente una situazione di pericolo occulto, cioè non visibile e non prevedibile, che dia luogo al c.d. trabocchetto o insidia.  L'applicazione dell'art. 2051 c.c., invocata dall'attrice in via alternativa all'art. 2043 c.c., è esclusa dalla giurisprudenza nelle ipotesi in cui sul bene di proprietà pubblica venga esercitato un uso generale e diretto da parte dei terzi e l'estensione dello stesso renda impossibile l'esercizio del controllo totale e continuo dello stesso da parte della P.A." ( vedasi in analoga fattispecie sentenza del Tribunale Roma, sez. II, 15 febbraio 2005)

In altri termini, il principio di autoresponsabilità (in base al quale l'utente non è meritevole di tutela risarcitoria nei casi in cui la situazione di "pericolo" era visibile ed evitabile) è incompatibile con la struttura normativa dell'art. 2051 c.c., che, come è noto, esonera il custode da responsabilità solo nel caso di fortuito e non, invece, nel caso in cui la "insidia" sia visibile ed evitabile. Al contrario, in presenza di una situazione di c.d. insidia o trabocchetto, invece, la responsabilità della p.a. si deve presumere fino a prova contraria, che deve essere offerta dalla P.A., di un continuo ed efficace controllo che valga ad impedire l'insorgere di situazioni di pericolo per l'utente.


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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