L'avvocato che "pubblicizza" il proprio "tariffario" al fine di "accaparrarsi clientela" può essere oggetto di sanzioni disciplinari.
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Articolo del 19/01/2012 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


Non la "pubblicità" in sè, quanto le modalità con cui questa viene effettuata da parte dell'avvocato, possono costituire un illecito disciplinare molto grave.

E' quanto deciso da un Consiglio dell'Ordine forense campano, nel  "censurare" il comportamento di un giovane avvocato partenopeo, reo di aver "pubblicizzato" su quotidiani locali e tramite "volantini" il proprio tariffario relativo alle prestazioni professionali dal medesimo offerte alla clientela.

Il giovane legale, da poco abilitato all'esercizio della "nobile arte" forense, poiché poco conosciuto, aveva astutamente pensato di poter ricorrere all'utilizzo dei "mass -media" per riuscire a far "decollare" in poco tempo le proprie quotazioni professionali.   Aveva, pertanto , pubblicizzato, tramite stampa e "depliant" le proprie "scontatissime" tariffe relative magari alla redazione e stesura di una lettera legale o di un contratto ,stilato nel rispetto dei criteri di legge.  

L'avvocato, censurato dal proprio Consiglio dell'Ordine, proponeva, pertanto missive legali a poco meno di 50 euro ( "spese vive" escluse) e pubblicizzava "prezzi modici" per l'introduzione di ricorsi vari davanti al Giudice di Pace!  Tutto questo nella speranza e con il proposito di "guadagnarsi" una "fetta di clientela", fondamentale per l'esercizio della professione forense all'interno di un proprio autonomo studio legale.

Ma il Consiglio dell'Ordine di appartenenza , al quale la condotta del rampante ed ingegnoso neo-avvocato era stata segnalata da alcuni "colleghi" , non hanno inteso aderire alla tesi difensiva del giovane legale campano , secondo il quale il proprio operato non "danneggiava" alcuno e , pertanto, era da intendersi lecito, uniformandosi, di contro, ad un orientamento giuridico espresso sia del Consiglio Nazionale Forense, sia della Suprema Corte di Cassazione, ed affermando che "  In tema di offerta di prestazioni professionali mediante la pubblicazione di un articolo di stampa, mentre, in linea generale, deve ritenersi consentito fornire informazioni che offrano alla collettività la possibilità di conoscere l'esistenza di un professionista e la materia nella quale svolge con prevalenza la propria attività professionale, non è invece possibile dare notizia di particolari tariffari relativi ai servizi professionali offerti alla clientela , in quanto vere e proprie forme di pubblicità finalizzate all'accaparramento di clientela e, pertanto, in violazione degli articoli 17 e 18 del codice deontologico forense" ( cosi Cassazione civile , sez. un., 23 marzo 2005, n. 6213; ed ancora Cons. Nazionale Forense , 15 dicembre 2006, n. 158).

Pone, pertanto, in essere un comportamento deontologicamente rilevante l'avvocato che cerchi continui contatti con i mass media al solo fine di ottenere una pubblicità personale anche anticipando prezzi e tariffe relative ai servizi professionali offerti alla clientela, accompagnate da esagerate dichiarazioni autoreferenziali.    L'art. 18 del codice deontologico forense, infatti, chiede al professionista di improntare il proprio comportamento nei confronti degli organi di informazione a criteri di misura e di equilibrio, sia per il generale dovere di discrezione, che l'avvocato deve avere con riferimento alle vicende processuali che riguardano i propri assistiti, sia per impedire quelle forme di rapporto con i mass media che, pubblicizzando l'attività dello stesso, integrano forme di concorrenza che non è consentita dall'ordinamento professionale ed è anche contraria a quel generale e imprescindibile dovere di decoro e dignità richiesta al professionista forense. ( in tal senso vedasi, altresì  Cons. Nazionale Forense , 28 dicembre 2005, n. 233)

La questione giuridica , oggetto di valutazione del Consiglio dell'Ordine forense campano, lascia ,tuttavia, intatta la problematica relativa alla necessità concreta per i giovani neo-avvocati di escogitare un metodo valido per potersi far conoscere dalla clientela e , di conseguenza, poter esercitare decorosamente la propria professione, conquistata con tanta fatica ed abnegazione negli studi.  Deve,cioè, potersi dare ad un giovane legale la possibilità di "uscire" al di fuori dello studio legale ove ha svolto la propria attività di praticantato per poter intraprendere autonomamente e serenamente la professione di avvocato!


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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