TRUST: profili di fiscalita’ indiretta dell’atto di dotazione
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Articolo del 17/01/2012 Autore Avv. Giancarlo Marzo Altri articoli dell'autore


TRUST: Profili di fiscalita’ indiretta dell’atto di dotazione

Sommario: 1. Premessa. 2. Atto dispositivo: dubbi di applicabilità dell’imposta sulle successioni e donazioni. 3. Contrasto tra prassi e giurisprudenza delle Commissioni tributarie

1. Premessa

In Italia l’interesse per il trust è nato in seguito alla ratifica della Convenzione de L’Aja del 1° luglio 1985, avvenuta con la Legge n. 1985 del 16 ottobre 1989, in vigore dal 1° gennaio 1992.

Si tratta di una struttura giuridica mediante la quale un soggetto (cd. disponente), con atto tra vivi o mortis causa, trasferisce la proprietà di un bene ovvero di un diritto ad un altro soggetto (cd. trustee), affinchè questi gestisca detti beni o diritti secondo le volontà del disponente, nell’interesse di uno o più soggetti (cd. beneficiari) ovvero per un fine specifico, eventualmente sotto il controllo di un ulteriore soggetto (cd. guardiano).

Il trustee ha il potere-dovere di amministrare gestire e disporre stabilito dall’atto di trust e dalle norme impostegli dalla legge, nell’interesse precipuo dei beneficiari o per il perseguimento dello scopo definito, e deve rendere conto del suo operato. Con il trasferimento di proprietà dei beni in trust (il disponente non ne è più proprietario) tutti gli adempimenti anche fiscali relativi devono essere assolti. Attesa l’assenza di una disciplina interna dell’istituto, al trust risulterà applicabile la legge del Paese scelto dal disponente in sede di istituzione[1].

Con il comma 74 dell’art. 1 della Finanziaria 2007 è stata riconosciuta al trust autonoma soggettività tributaria nell’ambito di un rapporto impositivo pur in assenza di personalità giuridica[2].

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2. Atto Dispositivo: dubbi di applicabilità dell’imposta sulle successioni e donazioni

Il tema del trattamento dell’atto di dotazione del trust ai fini di imposizione indiretta ha dato luogo a molteplici criticità interpretative, in particolare, a seguito della reintroduzione dell’imposta sulle successioni e donazioni.

L’art. 2 del D.L. n. 262 del 3 ottobre 2006, come modificato in sede di conversione della Legge n. 286/2006, ha re-istituito l’imposta de qua sui trasferimenti di beni e diritti per causa di morte, per donazione o a titolo gratuito e sulla costituzione di vincoli di destinazione. Recita testualmente il comma 47 del richiamato decreto. “È istituita l'imposta sulle successioni e donazioni sui trasferimenti di beni e diritti per causa di morte, per donazione o a titolo gratuito e sulla costituzione di vincoli di destinazione, secondo le disposizioni del testo unico delle disposizioni concernenti l'imposta sulle successioni e donazioni, di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 346, nel testo vigente alla data del 24 ottobre 2001, fatto salvo quanto previsto dai commi da 48 a 54”. Nella sua nuova formulazione, presupposto impositivo, oltre ai “trasferimenti di beni e diritti per causa di morte” ed alla “donazione”, sono anche i “trasferimenti a titolo gratuito” e la “costituzione di vincoli di destinazione[3]. Le aliquote dell’imposta in parola sono state modulate dal comma 50 della L. 286/2006, in funzione del grado di parentela del disponente con il beneficiario.

Il presupposto del tributo in parola potrà dunque ritenersi integrato solo laddove si verifichi un arricchimento effettivo e definitivo nel patrimonio di un soggetto connesso ad un trasferimento di ricchezza. L’Amministrazione finanziaria è intervenuta sul tema della tassazione del trust in materia di imposte indirette con due Circolari esplicative, dapprima la n. 48/E del 6 agosto 2007 e, successivamente, la n. 3/E del 22 gennaio 2008. Secondo l’interpretazione ministeriale l’atto di trasferimento di un bene in trust sarebbe da ricondursi nella categoria dei vincoli di destinazione e, pertanto, da assoggettare ad imposta. Ai fini della determinazione delle aliquote (e delle franchigie), occorrerebbe avere riguardo al rapporto di parentela intercorrente tra il disponente ed il beneficiario al momento della costituzione del vincolo, a nulla rilevando il rapporto tra il disponente ed il trustee. In fattispecie di trust con beneficiari non identificati non sarebbe pertanto consentito usufruire delle franchigie dovendo essere viceversa sempre applicata l’aliquota dell’8%[4]. Come si dirà più diffusamente infra, l’interpretazione ministeriale, insufficiente sotto molteplici aspetti, è stata disattesa dalla giurisprudenza delle Commissioni tributarie. Il trasferimento di beni in trust è infatti pur sempre un atto a titolo gratuito, privo qualsiasi genere di corrispettivo e di l’animus donandi, requisito fondamentale per la ricorrenza di una donazione. Il beneficiario non trasferisce il bene con l’intento di arricchire il trustee, ma affinchè questo lo amministri in favore dei beneficiari o per la realizzazione di un determinato scopo (cfr. Commissione Tributaria Regionale di Venezia, con sentenza 23 gennaio 2003[5]; in tal senso anche Commissione Tributaria Provinciale di Lodi, con sentenza 5 novembre 2001, n. 135[6]).

Il trustee acquista la proprietà del denaro o dei beni non per proprio conto ma al fine esclusivo di espletare il compito che si è obbligato a svolgere. Il trasferimento de quo, dunque, benché gratuito, sembra non rilevante ai fini del tributo in questione perché realizzativo di assetti finali onerosi. Il trasferimento del bene non produce nessun effetto nel patrimonio personale del trustee. Il vincolo di destinazione e l’attribuzione del bene al soggetto attuatore costituiscono solo il mezzo per la realizzazione del programma voluto. L’atto di dotazione è meramente strumentale alla realizzazione di un effetto finale successivo, consistente, per esempio, nell’attribuzione definitiva del bene ad uno o più beneficiari, a seconda del variabile atteggiarsi del negozio in concreto posto in essere. Al fine di individuare il regime di imposizione indiretta applicabile all’atto in questione, dunque, occorrerà in primo luogo aver riguardo alla finalità che i disponenti si propongono al momento dell’istituzione del trust. Il trasferimento strumentale è fuori dal campo di applicazione del tributo, la quale può essere applicata solo al momento dell’eventuale trasferimento al beneficiario finale ovverosia al prodursi dell’effetto liberale.

L’Amministrazione finanziaria, con argomentazioni opinabili, pretende di assoggettare immediatamente a tassazione il trasferimento, da corrispondersi in via di “anticipazione” e da modularsi sull’eventuale rapporto di parentela tra disponente e beneficiario finale. L’opinabilità di tale assunto emerge considerando le conseguenze alle quali potrebbe dar luogo l’interpretazione prospettata. Nel sistema dell’imposta in discussione, infatti, il meccanismo dell’anticipazione è previsto solo per i trasferimenti mortis causa (e non anche per quelli inter vivos), laddove il soggetto sia già in possesso dei beni e sia quindi possibile non solo l’automatico acquisto della qualità di soggetto passivo dell’imposta ma anche prevedibile la misura dell’imposta stessa. Nel caso dei trust, viceversa, il lasso di tempo generalmente lungo tra la costituzione del vincolo e l’eventuale devoluzione finale dei beni rende incerto, perlomeno nel quantum, il diritto spettante al futuro beneficiario e, pertanto, anche la misura dell’imposta da esso definitivamente dovuta. La conseguenza è che la capacità contributiva colpita potrebbe rivelarsi non più attuale al momento del verificarsi del presupposto d’imposta. La misura della devoluzione dipenderà, infatti, dalla gestione che dei beni verrà fatta durante la vita del vincolo. L’interpretazione fornita dalla prassi amministrativa appare altresì inefficiente considerando le problematiche alle quali darebbe luogo con riferimento alla tassazione dei trust c.d. “di scopo”. Se infatti il trust ha per oggetto il perseguimento di un fine e non, l’arricchimento di determinati soggetti, non potrebbe neppure potenzialmente realizzarsi alcun incremento patrimoniale connesso al trasferimento di ricchezza[7].

Affermare la tassazione all’atto della segregazione con riferimento a tale tipologia di trust comporterebbe una evidente violazione del principio di capacità contributiva atteso che il momento giuridico della costituzione del vincolo (con segregazione dei beni) non coincide con nessuna manifestazione di ricchezza, attuale o futura.

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3. Contrasto tra prassi e giurisprudenza delle commissioni tributarie

Come premesso, il riportato orientamento espresso dall’Amministrazione finanziaria è stato disatteso dalla pressochè unanime giurisprudenza delle Commissioni tributarie.

Premessa logica fondamentale risiede nel principio di diritto, sancito dalla Suprema Corte di Cassazione a Sezioni Unite nella sentenza n. 23031 del 20 novembre 2007, secondo cui “ Deve ritenersi esclusa la natura e l'efficacia di atto normativo alle circolari esplicative emanate in materia tributaria (nella specie,dall'Agenzia delle Entrate) essendo detti provvedimenti dotati unicamente di efficacia interna all'Amministrazione emittente ed assumendo veste di istruzione, ordine di servizio, direttiva impartita agli uffici ed all'organico. Esse sono pertanto destinate ad esercitare una funzione direttiva degli uffici dipendenti insuscettibile di incidere in alcun modo sul rapporto giuridico tributario disciplinato dalla riserva di legge, con esclusione di poteri o facoltà discrezionali accordati all'Amministrazione finanziaria.”

Con il passare del tempo si sono susseguite una serie di pronunce della giurisprudenza tributaria di merito con le quali si è tentato di reagire alle forzature della citata prassi amministrativa.

In un caso di trust realizzato per costituire una reciproca garanzia tra due soggetti disponenti, la Commissione Tributaria Provinciale di Bologna ha infatti escluso l’applicabilità dell’imposta affermando la sola imposizione fissa di registro per l’atto istitutivo di trust con contestuale dotazione, attesa l’assenza sia dell’intento liberale sia dell’arricchimento del trustee (cfr. sentenza n. 120 del 30 ottobre 2009)[8].

Le stesse conclusioni state ribadite con riferimento a fattispecie in cui il vantaggio per i beneficiari non sia configurabile in termini di sicuro arricchimento o di posizione giuridica incontrovertibile e tutelata[9]. In simili circostanze la legittimità dell’imposizione al momento della costituzione del vincolo è parsa non giustificabile. Secondo l’interpretazione accolta dalla Commissione Tributaria Provinciale di Caserta (cfr. sentenze n. 481 del 11 giugno 2009) e dalla Commissione Tributaria Provinciale di Bologna (cfr. n. 120 del 30 ottobre 2009), proprio per la specifica struttura negoziale del trust, l’atto di dotazione non può considerarsi espressione di un incremento patrimoniale certo, ancorché futuro, connesso al trasferimento di ricchezza.

Con le richiamate pronunce i Giudici tributari hanno chiarito una volta per tutte che allorchè i beneficiari siano titolari di una mera aspettativa giuridica la tassazione deve restare sospesa, come se il diritto soggetto fosse sottoposto a condizione sospensiva, mancando del tutto l’arricchimento tassabile. Il presupposto impositivo potrà viceversa ritenersi integrato solo nel momento di realizzazione del programma predisposto dal disponente.

Anche con riferimento a fattispecie di trust con beneficiari non individuati[10] la tassazione non può prescindere dalla considerazione dei concreti caratteri negoziali dell’istituto e, in particolare, dall’individuazione del beneficiario. Affermare il contrario significherebbe spezzare quel legame tra tassazione immediata del vincolo e futuro arricchimento su cui si regge l’imposizione, sia in termini di costruzione del presupposto sia di determinazione della base imponibile. In queste ipotesi, al fine di consentire il rinvio dell’imposizione al momento della concreta individuazione del beneficiario, viene in soccorso l’art. 58, secondo comma, D.lgs. 346/90[11] e la conseguente equiparazione della mancata individuazione del beneficiario alla previsione della condizione sospensiva[12].

Anche il Consiglio Nazionale del Notariato, prendendo atto dell’assenza di un arricchimento effettivo e definitivo, ha affermato la necessità di differire la tassazione in tutti quei casi in cui non vi sia certezza circa il destinatario (cfr. la Circolare n. 58-2010/T). Particolarmente significativa, in quest’ottica, appare la sentenza n. 30 del 12 Febbraio 2009[13] con la quale la Commissione tributaria provinciale di Firenze, ha offerto una prima e completa ricostruzione dell’ambito applicativo dell’imposta sulle successioni e donazioni ai trust.

Il caso esaminato dai Giudici toscani riguardava l’istituzione di un trust avente ad oggetto beni immobili con contestuale segregazione e scadenza definita. L’atto istitutivo prevedeva che alla scadenza del trust i beni fossero attribuiti ad un beneficiario finale non determinato ma solo determinabile. A seconda del verificarsi delle condizioni tipizzate nell’atto istitutivo, avrebbe potuto essere nominato beneficiario finale il coniuge del disponente oppure il figlio oppure altri parenti fino al 4° grado.

I Giudici fiorentini, individuando nell’“effettivo arricchimento[14] l’oggetto del prelievo in parola, arricchimento non possibile in una situazione di mera “aspettativa giuridica”, hanno così chiarito che al momento della stipula dell’atto istitutivo dovrà applicarsi la sola imposta fissa di registro, potendo viceversa applicarsi l’imposta proporzionale di successione e donazione nel solo momento dell’effettiva attribuzione ai beneficiari[15].

Da ultimo, particolarmente significativa è la sentenza n. 35/1/11 della Commissione tributaria provinciale di Perugia, depositata il 26 gennaio 2011, cha escluso la tassazione dei trasferimenti dal disponente al trustee nel quadro dei vincoli di destinazione fino al conseguimento di un effettivo arricchimento dei beneficiari. Si legge testualmente nella richiamata sentenza: “Le suddette osservazioni conducono questo Collegio a ritenere corretta l'applicazione delle imposte in misura fissa che va anticipata già al momento della istituzione e che la funzione dell'atto attributivo di beni al trust è quella, puramente strumentale, di consentirgli, attraverso il controllo dei stessi beni, di attuare il programma predisposto nell'atto istitutivo (l'atto di trasferimento del disponente ai trust è atto strumentale e neutro). Solo successivamente, e coerentemente, con la ricostruzione civilistica dell'istituto, quando il Trust, avendo realizzato il programma disposto dai disponenti nell'atto istituito, attribuirà il trust fund al beneficiario sarà valutato il presupposto impositivo. Prima di allora nessun soggetto potrà vantare nei confronti dei beni alcun diritto. Ne deriva che solamente al momento in cui si verificherà la predetta condizione scatterà a carico del beneficiario, sempre che il diritto ad ottenere i beni sia "incontrovertibile" perché nulla esclude che il beneficiario rinunzi al beneficio stesso, in applicazione del principio generale secondo cui la sfera giuridica dei terzi non può essere modificata senza il loro consenso - l'obbligo di denunzia ai sensi dell'art. 19 del D.P.R. n. 131 del 1986 con conseguente pagamento delle imposte dovute. In altri termini va ribadito che il trust non comporta alcun trasferimento di ricchezza al momento della sua costituzione nei confronti del trust che di fatto non ottiene alcun sostanziale arricchimento personale e non realizza alcun accrescimento definitivo della sua sfera patrimoniale: i beni devoluti in trust sono oggetto di segregazione e in adempimento delle proprie funzioni dovranno essere devoluti dal medesimo trust, con esclusione di qualsiasi discrezionalità, a favore dei beneficiari che, nel caso de quo, sono stati individuati nei parenti in linea retta del disponente”.

Le breve rassegna giurisprudenziale svolta ha dimostrato che la tassazione dell’atto di dotazione del trust ai fini dell’imposta sulle successioni e donazioni, costituisce una questione tutt’altro che risolta.

Fondamentali saranno le indicazioni della giurisprudenza di legittimità dinanzi alla quale, allo stato, risultano pendenti molteplici giudizi inerenti a tale tematica.



[1] Recita testualmente l’art. 6 della Convenzione dell’Aia il 1° luglio 1985, inserito all’interno del capitolo II, Legge applicabile: “Il trust è regolato dalla legge scelta dal disponente. La scelta deve essere espressa oppure risultare dalle disposizioni dell’atto che istituisce il trust o ne fornisce la prova, interpretate se necessario alla luce delle circostanze del caso. Qualora la legge scelta in applicazione al precedente comma non preveda l’istituto del trust o la categoria del trust in questione, tale scelta è senza effetto e verrà applicata la legge di cui all’articolo 7”.

[2] Modificando l’art. 73 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato dal D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (“Tuir”), include i trust tra i soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle società (“Ires”), riconoscendo in tal modo al trust un’autonoma soggettività tributaria.

[3] Tali modifiche sono il risultato della trasposizione senza sostanziali modifiche, nei commi 47 e 49 dell’art. 2 l. 286/2006, delle espressioni già contenute nell’art. 6, comma 5 d.l. 262/2006, ispirato dall’originario intento di inserire definitivamente l’imposizione delle successioni e delle donazioni nella struttura e quindi nella sistematica del tributo di registro.

[4]Circolare 3/E del 22 gennaio 2008.

[5] In tale pronuncia è stata appurata “l’assenza di qualsiasi intento di liberalità da parte del settlor nei confronti del Trust, in quanto quest’ultimo costituisce solo il mezzo per la realizzazione del programma voluto, che è quello di attribuire un vantaggio patrimoniale ai beneficiari. Né può trarsi argomentazione a favore della tesi secondo cui il trust è assimilabile alla donazione, dalla considerazione secondo cui il contratto de quo comporterebbe sempre un depauperamento del settlor, in quanto – come è noto – esiste la categoria dei contratti unilaterali a titolo gratuito (…) in cui pure si verifica una deminutio patrimoniale per uno dei contraenti, ma che non per questo sono assimilabili a donazione. D’altronde, neppure è ipotizzabile un arricchimento in capo al Trust dal momento che questi è tenuto ad erogare alla cessazione del contratto ciò che ha ricevuto (…)”.

[6] Affermando che “l’atto costitutivo del trust non può considerarsi né una donazione, difettandone la causa (e non solo quindi l’animus donandi) né un atto a titolo oneroso, perché non vi è un corrispettivo: esso è un atto a titolo gratuito di intestazione al Trust di poteri ed oneri relativi all’Amministrazione e gestione di beni, con vincolo di destinazione dei beni medesimi ad esclusivo vantaggio del beneficiario”.

[7] Si pensi ad un trust in cui sia stato segregato un immobile ed una somma di denaro, che abbia come scopo quello della promozione della cultura dei diritti umani in Italia.

[8] Alla stessa conclusione è giunta anche la Commissione Tributaria Provinciale di Pesaro nella sentenza n. 287 del 9 agosto 2010, in un caso di trust con finalità liquidatorie che, ad avviso del giudice marchigiano, non farebbe sussistere “alcun arricchimento patrimoniale dei beneficiari, in quanto l’attribuzione finale dei beni nei loro confronti rappresenta un adempimento del debito che il disponente aveva verso gli stessi e non un arricchimento privo di giustificazione”.

[9] Il che avviene quando il diritto dei beneficiari è sottoposto a condizione (tipico è il caso del bene attribuito al beneficiario se e quando quest’ultimo conseguirà un determinato risultato, come per esempio il diploma di laurea, il matrimonio, ecc.), come pure in talune ipotesi di Trust discrezionale in cui non sia certa la futura attribuzione ai beneficiari.

[10] Si ricorda che, viceversa, secondo le indicazioni di prassi dell’Amministrazione finanziaria, l’atto sarebbe da assoggettare ad imposizione senza nessuna franchigia, con l’aliquota massima dell’8 %, al momento della costituzione del vincolo sui beni segregati.

[11] Recita testualmente secondo comma dell’art. 58 del D.lgs. 346/90 “Per le donazioni sottoposte a condizione si applicano le disposizioni relative all'imposta di registro. Le donazioni a favore di nascituri e quelle a favore di enti di cui all'art. 31, comma 2, lettere g)
e h), si considerano sottoposte a condizione sospensiva”.

[12] Sull’applicazione dell’art. 58, secondo comma, d.lgs. 346/90, si veda NAPOLITANO, Manuale dell’imposta sulle successioni e donazioni, Milano, 1998, 604 ss.

[13] La cui massima recita testualmente: “L’assenza di una specifica normativa in materia di imposizione indiretta del fenomeno del trust conduce a ritenere ammissibile l’applicazione analogica delle disposizioni dettate dall’art. 2, D.L. n. 262/2006 nella misura in cui i “vincoli di destinazione” o la costituzione di un “patrimonio segregato” siano proprî del negozio assoggettato a tassazione e sussista un effettivo e concreto arricchimento della sfera giuridica del terzo. Laddove i beneficiari conseguano la semplice aspettativa di ricevere utilità per effetto dell’attività posta in essere dal trust e dal Trust, non può ritenersi sussistente alcun fenomeno tassabile giusta la disciplina di cui al D.L. n. 262/2006”.

[14] La Commissione adita ha condiviso la ricostruzione offerta dal contribuente, in base ai seguenti passaggi motivazionali: a) in materia di imposizione indiretta non vi è una disposizione che si riferisca espressamente al trust; b) le Circolari dell’Agenzia delle entrate “sono meri pareri di parte”, e dunque la posizione dell’Agenzia delle entrate ivi enunciata non è certo vincolante; c) l’espressione, utilizzata in sede di presupposto impositivo, “vincoli di destinazione” non è direttamente conferente e riferibile al trust, ma può essere eventualmente oggetto di applicazione al trust solo in via “analogica ed estensiva”; d) il soggetto passivo è il Trust, perché il trust non è soggetto di diritto; e) la nuova disposizione in tema di imposta sulle donazioni fa riferimento al valore dei beni o diritti attribuiti a favore di un soggetto; da ciò discende che è irrilevante, e non può dunque essere assoggettata a tassazione, la “mera costituzione del vincolo di destinazione”, poiché al fine di tassare l’atto è necessaria un’attribuzione di beni o diritti “a favore di un soggetto terzo rispetto al disponente”; f) qualora, come nel caso sottoposto alla Commissione, i beneficiari, pur indicati, abbiano una mera “aspettativa giuridica”, che non consente loro di ottenere i beni al momento dell’istituzione del trust, non si realizza alcun arricchimento tassabile in capo agli stessi; i suddetti beneficiari hanno dunque una posizione analoga a colui che è titolare di un diritto incontrovertibile ma sottoposto a condizione sospensiva; la incontrovertibilità del diritto rileva non in quanto tale, ma solo in quanto si ricolleghi alla possibilità concreta di ottenere i beni suddetti; possibilità che si verificherà nella fattispecie specifica solo al momento del verificarsi degli eventi condizionati; g) la funzione dell’atto di conferimento dei beni è quella strumentale, di consentire al trust, attraverso il controllo dei beni stessi, di attuare il programma predisposto nell’atto istitutivo; l’atto di trasferimento dei beni dal disponente al Trust è dunque un atto “né gratuito né oneroso, bensì neutro” da un punto di vista impositivo; h) in coerenza con la ricostruzione civilistica dell’istituto, all’atto originario di conferimento le imposte indirette devono essere applicate nella misura fissa e non proporzionale; i) infatti, solo “successivamente”, ossia quando “il Trust, realizzato il programma predisposto dal disponente nell’atto istituito, attribuirà il trust fund ai beneficiari, sarà integrato il presupposto impositivo”; in quanto “l’oggetto della tassazione deve concretizzarsi in un trasferimento di ricchezza “a favore di un soggetto terzo” e, anche in presenza di “vincoli di destinazione” è costituito dall’incremento netto di ricchezza conseguito dal beneficiario dell’elargizione, quindi dal suo effettivo arricchimento”; l) solo al momento in cui si verificherà la condizione, ossia quando il beneficiario acquisterà non solo in modo incontrovertibile ma anche definitivo scatterà l’obbligo di denunzia ai sensi dell’art. 19 del D.P.R. n. 131/1986, con conseguente pagamento delle imposte dovute in misura proporzionale.

[15] La Commissione tributaria provinciale di Torino nella sentenza n. 70/13/11 depositata in data 9 giugno 2011 ha stabilito che l’atto di trasferimento di beni dal disponente al trustee, mancando qualsiasi intento liberale, deve essere assoggettato a imposta fissa sia di registro che ipotecaria. In senso conforme, la Commissione tributaria provinciale di Treviso, nella sentenza n. 14/1/11 depositata il 25 febbraio 2011 ha confermato che per l’applicazione dell’imposta prevista dall’art. 2 della L. 262/2006 è necessario il verificarsi attuale di un vero e proprio trasferimento con incremento patrimoniale, situazione che non si verifica nei casi di trust auto-dichiarati, i quali, pertanto, resteranno assoggettati alla sola imposta di registro in misura fissa. La Commissione Tributaria Provinciale di Lodi con la sentenza n. 60/2/11 depositata in data 4 aprile 2011, conformandosi ai precedenti, ha ribadito che la dotazione del trust, non comporta alcun trasferimento di ricchezza e che è quindi legittima l’imposizione in misura fissa.


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