Licenza di porto d’armi, divieto di detenzione armi e revoca
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Articolo del 04/01/2012 Autore Dott.ssa Annalisa Gasparre Altri articoli dell'autore


La licenza di porto d’armi non costituisce una mera autorizzazione di Polizia ma assume contenuto permissivo in deroga al generale divieto di portare armi sancito dall’art. 699 c.p. e dall’art. 4 c. 1 Legge 110/1975

Torna a occuparsi di licenza di porto d’armi il Consiglio di Stato con la sentenza n. 3758/2011 (sezione VI) e sentenza n. 3819/2011 (sezione III) confermando le pronunce dei Tribunali amministrativi della Sezione autonoma della Provincia di Bolzano e della Sezione Puglia Bari

Da Nord a Sud i provvedimenti di primo grado confermano l’orientamento consolidato


Investito dal ricorso avverso il decreto del Tribunale amministrativo della Provincia Autonoma di Bolzano che confermava la revoca della licenza di porto d’armi per uso caccia a Hu. Sa., con la prima sentenza qui in commento, il Consiglio di Stato enuncia sinteticamente gli indirizzi cui è giunta la giurisprudenza riguardo al potere del Prefetto di vietare la detenzione di armi e munizioni e al potere del Questore di revocare la licenza del porto di fucile ad uso caccia.

Tale giurisprudenza ha definito i seguenti indirizzi, tutti ribaditi nella sentenza in commento:

I. il porto d’armi non costituisce un diritto assoluto ma rappresenta un’eccezione al normale divieto di portare armi, consentita soltanto se vi è la completa sicurezza del loro “buon uso”;

II. l’autorità amministrativa compie al riguardo un giudizio sintetico-valutativo relativo al complesso della condotta di vita dell’interessato, concernente l’osservanza sia delle comuni regole di convivenza sociale che dei precetti giuridici a salvaguardia dei valori fondamentali dell’ordinamento, così che non emergano circostanze da cui si possa dedurre la pericolosità di chi richiede l’autorizzazione e la possibilità di abuso dell’arma;

III. atteso il carattere preventivo della valutazione, sussiste un’ampia discrezionalità dell’Amministrazione riguardo all’affidabilità del titolare della licenza, non ancorata alla sussistenza di un quadro probatorio che richieda certezza o rilevante e qualificata probabilità, essendo sufficiente l’esistenza di elementi indiziari sulla mera probabilità di un abuso dell’arma o su un’insufficiente capacità di dominio dei propri impulsi ed emozioni;

IV. spetta all’autorità di Pubblica Sicurezza una valutazione prognostica circa l’affidamento dato dall’interessato sull’uso delle armi.

Nel caso in esame, il ricorrente aveva aggredito una donna “prendendola per il collo, sbattendola su un tavolo in legno e buttandola per terra”. A nulla è valsa la remissione di querela, poiché sia il Tribunale di primo grado che il Consiglio di Stato hanno ritenuto che, indipendentemente dalla remissione della querela, non essendo affatto richiesto il grado di certezza proprio dell’accertamento penale, sussistevano elementi indiziari idonei alla revoca, poiché indicativi di comportamenti incompatibili con la completa sicurezza del “buon uso” dell’arma e invece significativi di una personalità incapace di controllare i propri impulsi ed emozioni.

 

Per uso personale veniva invece richiesta la licenza di porto d’armi da parte di Pa.La., che proponeva ricorso avverso il diniego. Nel confermare il diniego, il Consiglio di Stato ribadisce “l’eccezionalità dell’autorizzazione in questione, giacché l’autotutela non può essere consentita se non nei casi di estrema necessità, in cui il bisogno prospettato non possa essere altrimenti soddisfatto”.

La Corte precisa che la licenza non costituisce una mera autorizzazione di polizia che rimuove il limite ad una situazione giuridica soggettiva, ma assume contenuto permissivo in deroga al generale divieto di portare armi sancito dall’art. 699 c.p. e dall’art. 4 c. 1 della Legge 110/75.

Ciò premesso, secondo consolidata giurisprudenza amministrativa, il controllo dell’autorità di P.S. assume connotazioni pregnanti e severe, “sicché l’atto autorizzatorio può intervenire soltanto in presenza di condizioni di perfetta e completa sicurezza ed a prevenzione di ogni possibile vulnus all’incolumità di terzi”.

Nel caso in esame, secondo i giudici amministrativi, non sussisteva reale “bisogno” della licenza per uso personale, dunque non poteva essere invocata la necessità di autotutela, che assume caratteristiche di eccezionalità.

Insomma, nessun “diritto” al porto d’armi, ma solo un’autorizzazione “eccezionale”.

Vedi anche “Procedimenti penali e licenza di porto d’armi” (A. Gasparre) http://www.personaedanno.it/cms/data/articoli/017888.aspx


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