Lo studio associato, il libero professionista e l’IRAP
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Articolo del 04/01/2012 Autore Mazzaraco Mariagrazia Altri articoli dell'autore


La Suprema Corte con l’ordinanza n. 11933/2011 ha disposto che anche lo studio associato sia soggetto al pagamento dell’IRAP.

L’imposta è dovuta, altresì, se ad esercizi fiscali in cui si dichiarano compensi modesti per collaboratori se ne contrappongono altrettanti in cui i compensi non vengono dichiarati perché inesistenti.

All’ordinanza della Corte di Cassazione la sezione Tributaria del fisco faceva osservare che “nessun dato concreto viene offerto per dare contezza dell’affermazione secondo cui i costi per collaboratori sarebbero stati inesistenti in alcuni esercizi e modesti in altri” sebbene “l’impiego di personale dipendente e di collaboratori sia normalmente rilevante agli effetti di che trattasi e, d’altronde, la circostanza che il relativo utilizzo non sia avvenuto in tutti gli esercizi non esonerava dal motivare, in base a quali elementi e considerazioni, per gli altri esercizi, l’effettivo impiego doveva, egualmente, essere ritenuto irrilevante”.

Eccezionalmente e porgendo riscontro alla sentenza n. 22386/2010 dei giudici del Palazzaccio, la sezione Tributaria del fisco consentirebbe, dunque, che il professionista venisse ammesso al rimborso della tassazione qualora provasse che “il reddito è derivato dal solo lavoro professionale dei singoli associati. L’esercizio in forma associata di una professione liberale, è circostanza di per sé idonea a far presumere l’esistenza di una autonoma organizzazione di strutture e mezzi, ancorchè non di particolare onere economico, nonché dell’intento di avvalersi della reciproca collaborazione e competenza, ovvero della sostituibilità nell’espletamento di alcune incombenze, sì da potersi ritenere che il reddito prodotto non sia frutto esclusivamente della professionalità di ciascun componente dello studio […] a meno che il contribuente non dimostri che tale reddito è derivato dal solo lavoro professionale dei singoli associati”.

Nell’ulteriore sentenza n. 11935 datata 2010 la Cassazione ha escluso dal pagamento dell’IRAP, il professionista che non solo lavora da casa ma detiene una sola autovettura in quanto se è vero che il requisito per il pagamento dell’IRAP è l’autonoma organizzazione, è ugualmente giustificabile lo studio presso la propria abitazione nonché l’utilizzo dell’auto per gli spostamenti che, proprio perché beni minimi ed indisponibili non possono equiparare la figura del libero professionista a quella di imprenditore.

Esplicativo in proposito è quanto si legge nella sentenza de quo: “il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse e impieghi beni strumentali eccedenti il minimo indispensabile, secondo l’id quod plerumque accidit”.


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