L'abbandono del domicilio domestico da parte del coniuge è ancora "reato", se immotivato!
Condividi su Facebook | Discuti nel forum | Consiglia | Scrivi all'autore | Errore |

Articolo del 01/12/2011 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


Integra gli estremi del reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare (art. 570 c.p.) l'abbandono, da parte del coniuge, del domicilio familiare, in assenza di una giusta causa, che renda intollerabile la prosecuzione della convivenza . Risponde, inoltre, del delitto di sottrazione di persona incapace (art. 574 c.p.) il medesimo coniuge/genitore che, senza consenso dell'altro, abbandonando il "tetto familiare", porti via con sé il figlio minore, allontanandolo dal domicilio fissato come "dimora" del nucleo familiare, ovvero lo trattenga presso di sé, quando tale condotta - posta in essere con la coscienza e la volontà di sottrarre il minore contro la volontà dell'altro genitore - determini un impedimento all'esercizio delle diverse manifestazioni della potestà dell'altro genitore, quali le attività di assistenza e di cura, la vicinanza affettiva, la funzione educativa.

Lo ha deciso il Tribunale di Foggia, sezione penale, nel condannare una giovane foggiana, sposata e con prole, "querelata" dal proprio coniuge per essersi allontanata dalla residenza familiare (portandosi dietro l'unico figlio "minorenne" della coppia) al fine di poter "coltivare" liberamente una diversa relazione sentimentale con il proprio "nuovo" amante presso la di lui abitazione, ubicata in provincia di Taranto.

La donna si era giustificata durante il giudizio penale sostenendo, tramite il proprio legale, la tesi della insussistenza delle ipotesi dei reati di violazione degli obblighi di assistenza familiare e di sottrazione di persone incapaci, in quanto l'abbandono del "tetto coniugale" ,dalla medesima perpetrato, era "giustificato" da ragioni di carattere interpersonale tra i due coniugi, che non consentivano la prosecuzione della vita in comune.

Ma il Tribunale di Foggia, condividendo un orientamento uniforme della Suprema Corte, non ha inteso aderire alla tesi sostenuta dal legale della giovane foggiana, ritenendo, a contrario, l'allontanamento della donna dalla propria residenza familiare, nonchè l'aver trattenuto presso l'abitazione del proprio amante il figlio minorenne, privando così ingiustamente il padre della possibilità di esercitare "in concreto" la propria potestà genitoriale, comportamenti penalmente rilevanti in quanto sostenuti da "futili motivi", e condannando l'imputata alla pena di mesi sei e 300 euro di multa per i reati di cui agli artt. 570 e 574 del codice penale.

( in tal senso vedasi Cassazione penale, sez. VI, 04/07/2000, n. 9440 - ed ancora Cassazione penale, sez. VI, 15/10/2009, n. 42370)

Nella propria sentenza, il Tribunale dauno ha , altresì, evidenziato come, nel vagliare l'esistenza o meno della fattispecie di reato di "abbandono del domicilio domestico", il giudice penale deve limitarsi a valutare le ragioni dell'allontanamento dalla casa coniugale del coniuge imputato del reato, tenendo conto che la riforma del diritto di famiglia, risalente alla l. 19 maggio 1975 n. 151, cataloga tra le cause che non consentono la prosecuzione della vita in comune tutte quelle che si desumono dai principi tratti dagli art. 145, 146 e 151 c.c., tra i quali quello della "intollerabilità della prosecuzione della convivenza". ( così Cassazione penale, sez. VI, 12/02/2008, n. 11327)

Pertanto, l'abbandono della casa coniugale è giustificato - e, quindi, non idoneo ad integrare la fattispecie criminosa di cui all'art. 570 c.p. - non soltanto quando preceda la proposizione della domanda di separazione o di annullamento o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio (considerate dall'art. 146 c.c. come giusta causa di allontanamento dalla residenza familiare), ma anche quando esistano - a prescindere dalla proposizione di una delle dette domande giudiziali - ragioni di carattere interpersonale che non consentano la prosecuzione della vita in comune. Ciò in quanto, le ipotesi espressamente considerate dal citato art. 146 c.c., non sono tassative e ben possono essere integrate mutuando dalle disposizioni in tema di separazione (art. 151 c.c.) le ulteriori previsioni della "intollerabilità della prosecuzione della convivenza" e del "grave pregiudizio per l'educazione della prole".

Il Tribunale ha,infine, ravvisato il reato di "sottrazione di minore" a carico dell'imputata perchè era risultato avere "scientemente" sottratto per alcuni mesi il figlio minore al padre, senza il consenso di quest'ultimo, portandolo con sé in una città diversa da quella di residenza, privando di fatto, in tal modo, l'altro genitore della possibilità di esercitare il suo ruolo di genitore, non esplicabile solo con conversazioni telefoniche o con visite saltuarie, motivate dalla distanza tra le città di Foggia e Taranto.


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
^ Vai all' inizio


Articoli correlati

Articoli su Overlex per l'argomento: penale

» Tutti gli articoli su overlex in tema di penale

Siti di interesse per l'argomento: penale





Concorso miglior articolo giuridico pubblicato su Overlex
Clicca qui
logo del sito
Il Quotidiano giuridico on line ISSN 2280-613X


Loading