Riempimento ricettari medici:abusivo esercizio della professione medica
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Articolo del 29/11/2011 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


L'abusivo riempimento, del farmacista, di ricettari di medici ,convenzionati con il S.S.N., integra i reati di falsità ideologica e abusivo esercizio della professione medica!

Integra il reato di falsità ideologica in certificazioni amministrative (art. 480 cod. pen.) e quello di abusivo esercizio della professione medica (art. 348 cod. pen.) l'operazione di riempimento, da parte del titolare di una farmacia, di ricettari di prescrizioni mediche, intestati ad un medico convenzionato con il servizio sanitario nazionale, e dallo stesso già sottoscritti e timbrati in ogni foglio lasciato in bianco.

Lo ha deciso la Suprema Corte di Cassazione in una sua recentissima pronuncia, con la quale ha condannato due farmacisti, in concorso con il medico "generico" convenzionato A.S.L. che, sostituendosi sistematicamente al medico di base, che aveva loro consegnato dei moduli regionali in bianco, avevano essi stessi prescritto ai pazienti la relativa terapia farmacologica

( così Cassazione , sesta sezione penale, sentenza n. 13315 dell'8 febbraio 2011 - depositata il 31 marzo 2011)

I farmacisti, imputati dei reati sopra indicati , erano ricorsi alla Suprema Corte, sostenendo la tesi che i pazienti, che si rivolgevano alle farmacie di cui erano titolari per ricevere i medicinali, di cui abbisognavano ( ma da vendersi dietro apposita ricetta medica), erano tutti quanti affetti da patologie croniche per le quali era stato già predisposto dal medico convenzionato ( i cui ricettari in bianco i due farmacisti compilavano autonomamente) uno specifico piano terapeutico.

Inoltre i farmacisti avevano sostenuto, a loro giustificazione e difesa, che la normativa di settore consentiva loro di somministrare medicinali, senza la pur necessaria prescrizione medica, al fine di assicurare la prosecuzione del trattamento di un paziente affetto da patologia cronica.

Ma gli ermellini della Suprema Corte di Cassazione, non hanno inteso aderire a tale interpretazione normativa dei ricorrenti, evidenziando, di contro, in sentenza che, " ..nel caso in esame, i farmacisti non si erano limitati a consegnare ai clienti, in violazione dei divieti di legge, i medicinali, bensì, sostituendosi sistematicamente al medico di base, che aveva affidato loro una delega in bianco, avevano svolto non una mera attività materiale di compilazione delle ricette , ma una vera e propria attività autonoma di prescrizione, tanto che i moduli, una volta completati da costoro, non venivano sottoposti al medico di base, ma spediti all'amministrazione competente per il rimborso".

La "ratio" della legge in materia, spiegano in pronuncia i magistrati di Cassazione, è infatti che la somministrazione di farmaci, a carico del "Servizio nazionale", sia costantemente monitorata dal "medico prescrittore", onde evitare prescrizioni inconferenti o sovrabbondanti per la cura, anche nel caso di pazienti portatori di patologie croniche, per i quali la normativa impone parimenti limiti alla quantità di farmaci prescrivibili ( c.d. " prescrizione ripetuta" ex art. 9 d.l. 18.09.01, n. 347, che ha limitato per tali patologie massimo la prescrizione di tre pezzi per ricetta , che non può comunque superare i 60 gg. di terapia).   Anche in tale caso, infatti, il legislatore ha trovato un punto di ragionevole equilibrio fra l'interesse pubblico al risparmio e quello privato delle esigenze dell'ammalato e della sua famiglia.

Il reato di falsità ideologica in certificazioni amministrative (art. 480 cod. pen.), contestato agli imputati, risiede, pertanto, proprio nella "falsa attestazione del compimento, da parte del medico convenzionato, della ricognizione del diritto dell'assistito all'assistenza farmacologica, essendo irrilevante la circostanza che i pazienti fossero affetti da patologie croniche, posto che , anche per essi, lo schema seguito dal legislatore impone al medico, dopo la diagnosi iniziale e la prima prescrizione farmacologica, di attuare controlli intermedi predefiniti, prima di emettere le prescrizioni ripetute".

Il d.m 31.03.08, poi, lungi dal legittimare il farmacista a sostituirsi al medico nell'attività prescrittiva, ha introdotto solo un'eccezione al divieto, sanzionato in via amministrativa, di consegnare medicinali senza la presentazione di una ricetta medica, purchè si sia in presenza di casi di estrema necessità ed urgenza, e sempre che siano presenti specifici elementi volti a dimostrare che il paziente sia in trattamento con il farmaco, tra i quali , in particolare, l'esibizione di una ricetta con validità scaduta da non oltre trenta giorni.


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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