Commette il reato di "detenzione di materiale pedopornografico" colui che "filmi" le effusioni tra ragazzi "under 18"
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Articolo del 11/11/2011 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


Filmare di nascosto lo scambio di "affettuosità/amorose"  intercorse tra una coppia di "teen ager", anche se il video "catturato" resti detenuto solo a scopo privato e la sua diffusione sia al massimo  limitata ad una ristretta cerchia di amici, implica la commissione di un reato penale.

E' quanto ha stabilito, con una recentissima sentenza, la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione, che ha affermato che il possesso di riprese video o fotografiche, effettuate in "modo amatoriale", ed aventi il contenuto sopra individuato, debba essere punito come "detenzione di materiale pedopornografico", ai  sensi e per gli effetti previsti  dall'art. 600 quater c.p. ( così Cassazione penale , sez. III, sentenza 25.03.2011 n. 11997)

Il caso, sottoposto al vaglio degli "ermellini" di  Piazza Cavour  riguardava tre ragazzi minorenni, i quali, dopo aver "marinato" la scuola, si erano recati, insieme ad una coppia di loro compagni di scuola fidanzati,  presso l'abitazione di uno di loro, dichiarando ai loro due compagni/fidanzatini che di lì a poco sarebbero usciti, e invitandoli ,pertanto, a mettersi a loro agio, tenuto conto del fatto che sarebbero rimasti da soli in casa.

I coetanei/compagni di scuola avevano, però , furbescamente e "goliardicamente" predisposto una telecamera, nella camera da letto della abitazione, che  i tre avevano appositamente  avviata prima di uscire, e grazie alla quale aveva potuto "registrare" le immagini riproducenti le scene di effusioni tra i due ragazzi/fidanzati;  immagini, in un momento successivo, mostrate anche ad altri amici.  Il video, riversato in un dvd,  pur non essendo mai stato pubblicato in Internet né venduto a chicchessia , tuttavia, era circolato tra una cerchia di amici ristretta e , in seguito, conosciuto, nella sua esistenza, dalla ragazzina protagonista dello stesso. La medesima minorenne era  entrata in crisi,  accusando disturbi psichici e alimentari; dall'intervento successivo del genitore della ragazza era, quindi, . partita la denuncia penale e la condanna, poi confermata in appello, dei compagni di scuola della "teen ager" per il reato di detenzione di materiale pedopornografico.

I ragazzi condannati, tramite il proprio legale, si erano rivolti alla Suprema Corte di Cassazione, chiedendo l'annullamento delle due precedenti condanne, sulla scorta della natura "casalinga" del materiale video detenuto, ripreso con finalità meramente "goliardiche"!

Ma i magistrati del "Palazzaccio" non hanno inteso aderire a tale orientamento interpretativo , evidenziando in pronuncia che ".. .la detenzione di materiale pornografico, di cui all'art. 600 quater c.p., non riguarda il materiale prodotto dallo stesso agente, contemplando tale norma, di carattere residuale, tutte quelle condotte consistenti nel procurarsi, o detenere materiale pornografico fuori delle ipotesi di cui all'art. 600 ter c.p. Al fine di configurare il reato in commento è necessario che si disponga o ci si procuri materiale pornografico ,ottenuto mediante lo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto, posto che nel nostro ordinamento, dal punto di vista generale, è lecita la detenzione di materiale pornografico, stante la sua differenziazione con quello pedopornografico.La configurabilità del reato di detenzione di materiale pedopornografico richiede, invece,  la disponibilità del suddetto materiale, intesa come possibilità di libera utilizzazione di questo, senza che ne sia necessario l'effettivo uso."

Per i giudici della Corte di Cassazione , quindi. non può essere accolta la teoria secondo la quale, nel caso in cui la condotta incriminata di realizzazione del materiale pedopornografico sia avvenuta in maniera casalinga o "estemporanea" e non risulti destinata al "mercato" della pedofilia, diventi di per sé una "condotta neutra" e, conseguentemente, non sanzionabile penalmente.

Come correttamente osservato, infatti, nelle motivazioni a sostegno delle precedenti sentenze di condanna impugnate, qualora si voglia limitare l'offerta del materiale pornografico, non basta sanzionarne la realizzazione e produzione, ma occorre punirne anche la domanda, essendo, cioè, evidente che una attività di produzione diffusione e/o messa in commercio, in tanto, prospera, in quanto, vi siano soggetti che, a monte, sono interessati a detenere (o acquistare tale materiale).

La fattispecie normativa contemplata dall'art. 600 quater c.p., introdotto dalla legge n. 269/1998, rappresenta, in sintesi, una norma di "chiusura"  che mira a ricomprendere ogni possibile forma di aggressione al bene primario del libero e corretto sviluppo psicofisico del minore, segnatamente, della sua sfera sessuale, come confermato anche da un recente orientamento giurisprudenziale, secondo il quale la disposizione in commento rappresenta "l'ultimo anello di una catena di variegate condotte antigiuridiche, di lesività decrescente, iniziate con la produzione dello stesso e proseguite con la sua commercializzazione, cessione, diffusione ecc..".


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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