La lesione del "diritto al tempo libero" non è risarcibile in quanto non prevista normativamente!
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Articolo del 11/11/2011 Autore Avv. Eugenio Gargiulo Altri articoli dell'autore


Il cittadino italiano spende all'incirca 300 ore l'anno per l'adempimento di oneri burocratici, spesso inutili, districandosi tra numeretti "salvacode" e continue file agli sportelli della P.A.

Ebbene, in tali casi può domandarsi il risarcimento del danno per il tempo libero perso, soprattutto quando le ore impiegate agli sportelli vengano spese per porre rimedio a disguidi causati dalla stessa Pubblica Amministrazione?

Per i giudici della Suprema Corte di Cassazione la risposta al quesito è, purtroppo per noi cittadini, negativa, in quanto il diritto al tempo libero non è un diritto fondamentale dell'uomo e, nella sola prospettiva costituzionale, un diritto costituzionalmente protetto, e ciò per la semplice ragione che il suo esercizio è rimesso alla esclusiva autodeterminazione della persona, che è libera di scegliere tra l'impegno instancabile nel lavoro e il dedicarsi, invece, a realizzare il suo tempo libero da lavoro e da ogni occupazione.

Con questa recentissima sentenza .( Cass. Civ., sez. III, 22 marzo - 27 aprile 2011, n. 9422) gli "ermellini" di Piazza Cavour hanno così rigettato il ricorso di un cittadino che aveva richiesto la liquidazione del danno per la perdita del tempo libero, causatogli da disguidi burocratici della P.A., da determinarsi, secondo il danneggiato, sulla base del criterio dell'ora lavorativa maggiorata del 40% (facendo dunque riferimento al criterio del valore delle ore di lavoro straordinario).

La Suprema Corte, richiamando un precedente orientamento delle Sezioni Unite, (Sezioni Unite n. 26972/08) ha evidenziato in pronuncia che " ..la tutela risarcitoria è riconosciuta, oltre che nei casi determinati dalla legge, solo nel caso di lesione di specifici diritti inviolabili della persona, e cioè in presenza di una ingiustizia costituzionalmente ed, aggiunge questo Collegio, internazionalmente riconosciuta e qualificata."

Ciò stabilito, sia la normativa costituzionale, da un verso,  sia le norme della Convenzione Europea sui diritti dell'uomo, così come interpretati dalla Corte di Strasburgo, lo stesso Trattato di Lisbona con l'allegata - e giuridicamente vincolante - Carta di Nizza, la Carta sociale Europea aggiornata nel 1999, dall'altro, non consentono di ritenere il diritto al tempo libero come diritto fondamentale dell'uomo

Nella motivazione della sentenza , la Suprema Corte esclude, pertanto, ogni risarcibilità proprio per quello che il ricorrente definisce un problema che si manifesta con preoccupante frequenza nella vita quotidiana, per cui gli utenti sono costretti a trascorrere ore a stare in coda, tanto che sta assurgendo a causa primaria della oggettiva insufficienza di ogni giornata ad adempiere alle proprie incombenze lavorative !!!

Purtroppo, per i magistrati della Cassazione , il ricorrente invoca i fastidi della vita quotidiana che,  anche per le Sezioni Unite richiamate, integrano solo un attentato a diritti immaginari, come il diritto alla qualità della vita, allo stato di benessere, alla serenità:in definitiva, il diritto ad essere e vivere felici; ed in questi casi, se non prevista dalla legge, la lesione di un tale "immaginario" diritto non è fonte di responsabilità risarcitoria non patrimoniale.

La decisione, in estrema sintesi, si basa sulla considerazione che il tempo libero costituisce un bene la cui lesione (non suscettibile di valutazione economica) non rientra nel novero dei danni risarcibili perché non facente parte delle ipotesi di valori della persona costituzionalmente garantiti, né riconosciuti da norme di diritto internazionale.

Resta ancora  tuttavia da valutare giuridicamente se la tutela risarcitoria si sarebbe potuta accordare al cittadino "leso"  qualora avesse qualificato il danno non patrimoniale sofferto come perdita di "chances  lavorative"  !   .


Avv. Eugenio Gargiulo
Avvocato
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