Sulla responsabilità del gestore in caso di furto sopra area di sosta a pagamento
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Articolo del 14/10/2011 Autore Avv. David Di Meo Altri articoli dell'autore


Con sentenza n. 683 del 19 gennaio 2010, la Terza Sezione della Corte di Cassazione Civile, visto il contrasto giurisprudenziale, rimetteva alle Sezioni Unite la questione di diritto circa la qualificazione da dare al contratto di parcheggio sopra un area all’uopo destinata da parte del Comune e affidata in concessione per la sosta, mediante utilizzo di dispositivi di controllo, senza assunzione dell’obbligazione di custodia del veicolo. Invero, la sentenza della Suprema Corte n. 1957 del 27 gennaio 2009 si era espressa nel senso che al contratto atipico di parcheggio si applicassero le norme relative al deposito, stante la non necessità di un diretto affidamento del veicolo ad una persona fisica per la sussistenza dell’obbligo di custodia. Ne conseguiva la responsabilità del gestore in caso di furto del veicolo, a prescindere dell’esposizione di un avviso con cui il gestore rappresentava di non rispondere del furto delle auto, stante la indubbia vessatorietà di una siffatta clausola, da approvarsi per iscritto e valevole di per sé quale mera offerta al pubblico.

Dall’altra parte la Cassazione con sentenza n. 6169 del 13 marzo 2009, al contrario, statuiva che: “L’istituzione  da parte dei comuni, previa deliberazione della giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell’art. 7, primo comma, lettera f), del d. lgs. 30 aprile 1992, n, 285 (codice della strada), non comporta l’assunzione dell’obbligo di custodia dei veicoli in esse parcheggiate, per espressa previsione di legge, né tale obbligo può sorgere dalle modalità concrete di organizzazione della sosta”, posto che l’assenza di un obbligo di custodia troverebbe la sua fonte direttamente nella legge.

Visto l’evidente contrasto, come già rilevato, l’intervento delle Sezioni Unite arriva il 28 giugno 2011, tramite la sentenza n. 14319, con un principio di diritto dal seguente tenore: “L'istituzione da parte dei Comuni, previa deliberazione della Giunta, di aree di sosta a pagamento ai sensi dell'art. 7, primo comma, lettera f), d. lgs. 30 aprile 1992 n. 285 (codice della strada), non comporta l'assunzione dell'obbligo del gestore di custodire i veicoli su di esse parcheggiati se l’avviso "parcheggio incustodito" è esposto in modo adeguatamente percepibile prima della conclusione del contratto (artt. 1326, primo comma, e 1327 cod. civ.) perché l’esclusione della custodia attiene all'oggetto dell'offerta al pubblico (art. 1336 cod. civ.), e l’univoca qualificazione contrattuale del servizio, reso per finalità di pubblico interesse, normativamente disciplinate, non consente il ricorso al sussidiario criterio della buona fede, ovvero al principio della tutela dell'affidamento incolpevole sulle modalità di offerta del servizio (quali ad esempio l'adozione di recinzioni, di speciali modalità di accesso ed uscita, dispositivi o personale di controllo), per costituire l’obbligo della custodia, potendo queste costituire organizzazione della sosta”. La Corte Suprema, pertanto, ritiene carente l’obbligo della custodia e la consequenziale responsabilità per furto del veicolo, facendo leva sulla non operatività del principio della buona fede contrattuale ovvero dell’affidamento incolpevole.

Nel caso concreto la Corte “ha ritenuto concluso tra dette parti un contratto di parcheggio incustodito, e, poiché fondato nelle innanzi richiamate norme dei codice della strada volte al perseguimento del pubblico interesse allo snellimento del traffico e all'incentivazione all'uso del mezzo pubblico, e nell'interesse concreto del B., prevalente su quello alla custodia del veicolo, a reperire velocemente uno spazio di stazionamento in prossimità di mezzi di trasporto pubblico, a costi proporzionati al servizio reso, l’ha ritenuto valido ed efficace (…)”. Ebbene, quello che suscita maggiori perplessità è la presunta proporzione tra costo e servizio reso come condizione assorbente circa la mancata responsabilità per furto, posto che nella statuizione si legge ancora che “la mancanza di sperequazione tra le prestazioni ed il contenimento delle tariffe permette la fruizione diffusa del servizio di parcheggio che il Comune offre anche senza custodia per perseguire i suddetti interessi pubblici, poiché se invece il costo del parcheggio dovesse remunerare una custodia idonea ad assicurare la persistente vigilanza del veicolo da parte del gestore fino al ritiro di esso da parte dell'utente, il servizio diverrebbe limitato soltanto a coloro che pagano una tariffa proporzionata agli strumenti e meccanismi di ordine tecnico, ambientale e strutturale adottati”. Infatti, non può sfuggire che data la presenza degli strumenti tecnici volti a controllare l’entrata e l’uscita dei veicoli e una volta accertata la loro capacità concreta a prevenire ipotesi delittuose di furto, non è dato comprendere perché mai questi strumenti non debbano essere adoperati anche per tale ulteriore funzione, senza dubbio meritevole di tutela, tanto più che il costo degli strumenti sarà già stato messo in conto dal concessionario.

Ancora,  non pare immune da critiche il ragionamento della Suprema Corte laddove prima attribuisce alla mera presenza dell’avviso "parcheggio incustodito" la capacità di escludere l’obbligo di custodia - attenendo una siffatta informazione all'oggetto dell'offerta al pubblico (art. 1336 cod. civ.) - e poi assegna alla supposta modicità del costo del servizio reso, connotato da funzione di pubblico interesse - da individuarsi nella possibilità di parcheggiare in adiacenza alla fermata di mezzi pubblici - la ragione dell’esclusione dell’obbligo di custodia, profilo che tuttavia attiene per lo più all’elemento causale del negozio giuridico. Allora, se la presenza di un avviso che esclude la responsabilità del concessionario del parcheggio deve considerarsi esaustiva per gli effetti contrattuali che ne derivano, non dovrebbe avere rilevanza né il costo del servizio né il profilo causale, soprattutto nella sua accezione concreta. Difatti, se è vero quanto affermano le Sezioni Unite con la sentenza in commento, nel caso di assenza del suddetto avviso di esclusione della responsabilità, ovvero quando lo stesso non risulti chiaramente percepibile, non varrebbe il mero contenimento del costo del parcheggio né la vicinanza ad una fermata di mezzi pubblici ad escludere la responsabilità del gestore nel caso di furto dell’autoveicolo ivi parcheggiato.


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