Impugnazione testamento olografo e prescrizione dell’azione di annullamento
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Articolo del 10/10/2011 Autore Avv. Massimiliano Gallone Altri articoli dell'autore


Gli attori hanno citato davanti a questo Tribunale il convenuto per sentir dichiarare la nullità, falsità e comunque inefficacia ed annullabilità del testamento olografo di D.C. con il quale U.M. - in data 30/3/84 - veniva dichiarato erede universale della testatrice, nonché per sentir dichiarare il medesimo escluso dalla successione per indegnità, riconoscendosi agli stessi la qualità di eredi legittimi della de cuius con attribuzione della proprietà indivisa in parti uguali di tutti i beni caduti in successione, oltre al risarcimento - in loro favore - dei danni derivati dalla indisponibilità dei beni ereditari a far data dalla morte della C..

Si è costituito il convenuto eccependo preliminarmente l'intervenuta prescrizione dell'azione intentata nei suoi confronti dagli attori, nonché del diritto al risarcimento dei danni e, nel merito, contestando la domanda attorea di cui, pertanto, ha chiesto il rigetto.

Nel corso del giudizio, l'uno a seguito di ordine di integrazione del contraddittorio emesso dal giudice istruttore, l'altro nelle forme dell'intervento volontario, si sono costituiti C.R. (in proprio) e C.F., entrambi aderendo alle domande degli attori.

Al riguardo si osserva quanto segue.

Il presente giudizio verte sull'asserita non autografia dell'impugnato testamento, sostenuta dagli attori alla luce delle precarie condizioni psicofisiche in cui la testatrice versava al momento della redazione dell'atto di ultima volontà, in quanto già da tempo affetta da patologia di tipo oncologico.

Le questioni da risolvere sono, dunque, due: la capacità di intendere e di volere della testatrice al momento della redazione del testamento (che, ove mancante, comporterebbe l'annullabilità dell'atto ex art. 591 cc) e l'autografia di tale atto (che, ove mancante, comporterebbe la nullità dello stesso ex art. 602 cc).

Quanto alla prima questione, va rilevata l'intervenuta prescrizione dell'azione di annullamento tenuto conto che - a norma dell'art. 591, co. 3, cc - "nei casi di incapacità preveduti dal presente articolo il testamento può essere impugnato da chiunque vi ha interesse. L'azione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è stata data esecuzione alle disposizioni testamentarie". Orbene, nel caso di specie, il testamento di cui è causa è stato pubblicato dal Notaio A. in data 17/4/84 (Rep. Gen. n. 8147, Racc. n. 7184), sicché, al momento della notifica dell'atto introduttivo del presente giudizio (2/4/01), il termine quinquennale stabilito dalla norma citata risultava essere abbondantemente superato.

Nel merito, poi, si ritiene che non sia stata provata l'incapacità di intendere e di volere della testatrice al momento della redazione del testamento, in quanto le deposizioni rese dai testi (per lo più parenti o affini della de cuius e, come tali, titolari di un interesse qualificato nella vicenda successoria di cui è causa) non appaiono attendibili.

Fanno eccezione le sole deposizioni rese dai due sanitari escussi nel presente giudizio.

Secondo il primo (dott. V., sentito all'udienza del 19/7/05), che ebbe in cura la C. presso il reparto di chirurgia dell'Ospedale Civile di San Benedetto del Tronto ove la stessa si era sottoposta ad un delicato intervento chirurgico circa due mesi prima del decesso, "nella fase del ricovero la paziente fu sempre presente a sé stessa e orientata nello spazio e nel tempo".

Ad avviso del secondo (dott. F.T., sentito all'udienza del 10/10/06), il quale, su richiesta di M.M. (attrice) e del di lei marito (P.G.), visitò la C. in data 6/2/84 mentre la stessa si trovava ricoverata presso il predetto nosocomio, la de cuius, affetta da "arteriosclerosi cerebrale", doveva ritenersi "incapace di tutelare i propri interessi".

Al di là della discordanza tra loro, comunque, tali deposizioni non si riferiscono al "momento" della redazione del testamento, bensì a circa due mesi prima, risultando, pertanto, irrilevanti alla luce dell'art. 591, co. 2 n. 3, cc che, sul punto, ha innovato all'art. 763 n. 3 del codice civile del 1865 in base al quale l'incapacità del testatore andava provata con generico riferimento al "tempo" del testamento (CC, sent. n. 162/81).

Si deve, pertanto, concludere che non sia stata data dagli attori la prova dell'incapacità naturale della de cuius al momento della redazione del testamento, situazione che, non vertendosi in ipotesi di infermità permanente o abituale, non può presumersi, ma va provata da chi la invochi (CC, sent. n. 2741/82).

Quanto alla seconda delle questioni prospettate, circa l'autografia o meno dell'impugnato testamento, la disposta ctu ha evidenziato un "intervento di mano estranea nella guida e nel sostegno di quella della de cuius per la strutturazione della lettera n di nomino al 2° rigo della scheda testamentaria in verifica, che risulta eseguita come una u, e della lettera maiuscola D di Domenica al 9° rigo del testamento olografo, la cui esecuzione con l'anellatura tracciata in direzione oraria non è rintracciabile nell'Autografia della de cuius", nonché un "intervento di mano estranea nell'esecuzione del 4°, 5°, 6° e 7° trattino orizzontale posto ad inizio rigo".

Sulla base di tali rilievi, il nominato ctu ha concluso che "tenuto conto delle numerose e sostanziali omologie riscontrate e, naturalmente, anche dell'intervento di mano estranea alla de cuius del resto molto contenuta e limitata, la scheda testamentaria in verifica, datata 30/03/1984, è sostanzialmente olografa e quindi di mano della de cuius C. D.".

La ctu, dunque, pur evidenziando l'intervento di una mano estranea a quella della testatrice, e ravvisando tale intervento nel sostegno dato alla mano della de cuius per la strutturazione della lettera "n" di "nomino" e della lettera "D" di "D." (oltre all'esecuzione del 4°, 5°, 6° e 7° trattino orizzontale posto ad inizio rigo), ha concluso per l'autografia del testamento impugnato.

In merito si osserva che - secondo la Corte di Cassazione - "la nullità del testamento olografo si ha soltanto quando l'intervento del terzo avvenga con l'inserzione anche di una sola parola di sua mano nel corpo della disposizione di ultima volontà" (CC, II, sent. n. 26258/08) e che "il testamento olografo alterato da terzi può conservare il suo valore quando l'alterazione non sia tale da impedire l'individuazione della originaria, genuina volontà che il testatore ha inteso manifestare nella relativa scheda" (CC, II, sent. n. 26406/08).

Nella specie, il terzo che ha sorretto la mano della testatrice non ha aggiunto alcuna parola nel corpo della scheda testamentaria, essendosi limitato a guidare e sostenere la scrittura della de cuius con riferimento alle lettere iniziali di due parole, sicché deve escludersi - alla luce della citata giurisprudenza di legittimità - che ciò abbia impedito di ricostruire l'autentica volontà della C..

Per tutto quanto precede, le domande degli attori vanno rigettate.

Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo. Tenuto conto della loro adesione alle domande degli attori, C.R. e C.F. vanno condannati, unitamente agli stessi, a rifondere le spese di lite in favore di M.U..

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando:

rigetta le domande degli attori;

condanna gli attori, nonché F. C. e R.C., tutti in solido tra loro, a rifondere, in favore di U.M., le spese di lite che liquida in complessivi euro 2.700,00 di cui euro 1.000,00 a titolo di diritti, euro 1.500,00 a titolo di onorari ed euro 200,00 a titolo di spese, oltre IVA, CPA e rimborso forfettario come per legge, ponendo le spese di ctu a definitivo carico delle medesime parti in solido.

Ascoli Piceno, 12/3/10

Il Presidente Il Giudice Estensore

dott. Carlo Tatozzi dott. Bruno Fedeli


Avv. Massimiliano Gallone
Avvocato

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